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Ricordo che quando a scuola chiedevo ai ragazzi: “Sapete chi è San Giovanni da Matera?”. Tutti rispondevano di non conoscerlo.
Ebbene, oggi parliamo di San Giovanni da Matera un santo che a me piace tantissimo.
Nel 1139, mentre il mondo medievale era attraversato da guerre e lotte di potere, un uomo di origine nobiliare materana chiuse la sua vita in un monastero di Foggia, lasciando alle generazioni future un patrimonio spirituale che continua a essere celebrato. San Giovanni da Matera, al secolo Giovanni Scalcione, è oggi venerato come santo e fondatore della Congregazione degli Eremiti Pulsanesi, l’ordine monastico più importante ad ispirazione benedettina del Mezzogiorno d’Italia.
La scelta radicale della povertà
Nato a Matera intorno al 1070 da una famiglia nobiliare profondamente cristiana, Giovanni dimostrò presto la sua vocazione per una vita essenziale. Secondo la tradizione, in un gesto che avrebbe definito il resto della sua esistenza, scambiò i suoi abiti lussuosi con quelli di un mendicante e partì da casa paterna per Taranto.
“Da giovane lasciò la casa natale alla ricerca di una vita essenziale e povera”, racconta la Conferenza Episcopale Italiana.
La sua scelta non fu dettata da ribellione, ma da un desiderio profondo di contatto con Dio che lo portò a badare alle pecore dei monaci basiliani dell’Isola di San Pietro.
Giovanni non si fermò mai: girovagò per Calabria, Sicilia e Puglia, con una lunga sosta a Ginosa, vicino a Taranto. Le persecuzioni di un signorotto locale, Roberto di Chiaromonte, lo spingono a fuggire prima a Capua, poi ancora tra Bari e il Gargano.
L’incontro più significativo avvenne quando conobbe San Guglielmo da Vercelli, fondatore di Montevergine. I due condivisero ideali e cammini spirituali, e spinti dall’amico, Giovanni tentò il viaggio verso la Terra Santa. Tuttavia, giunto a Bari, tornò indietro.
Sale verso il Gargano, recandosi nella grotta di San Michele: mentre era in preghiera, gli apparve San Michele con la Vergine, che gli indicò il luogo preciso dove doveva compiere la sua missione. Era Pulsano, a circa 8 km da Monte Sant’Angelo, su un balzo che domina la pianura e il Golfo di Manfredonia.
Nel 1130, Giovanni fondò nell’Abbazia di Pulsano la Congregazione degli Eremiti Pulsanesi, detta anche degli Scalzi. L’ordine si rifaceva alla regola di San Benedetto, rendendola ancora più severa, con una vita di povertà, solitudine eremitica e ricerca spirituale.
Giovanni mantenne una presenza costante tra Pulsano e Foggia, dividendo le sue giornate tra Santa Cecilia e San Giacomo, il monastero dove morì il 20 giugno 1139. La sua festa si celebra ogni anno il 20 giugno.
Le sue reliquie sono conservate nella Cattedrale di Matera, dove i cittadini continuano a venerare il santo che abbandonò la nobiltà per seguire Dio. Nel 2018, la Regione Basilicata ha organizzato un convegno dedicato alla “Storia e vita di san Giovanni da Matera”, accompagnandolo con una mostra d’arte Nayf dell’artista Tony Montemurro.
San Giovanni da Matera rappresenta un esempio di come la spiritualità medievale abbia lasciato un’impronta profonda nel territorio del Meridione.
Il suo ordine monastico mendicante, autonomo e ispirato al rigore benedettino, ha influenzato la vita religiosa di Puglia e Basilicata per secoli.
“Il santo fondatore degli Eremiti Pulsanesi è un ponte tra la nobiltà materana e la povertà eremitica del Gargano”, afferma uno studioso locale che ha partecipato al convegno regionale del 2018.
Anche oggi, nel 2026, la figura di San Giovanni da Matera rimane viva: youtube ha pubblicato documentari sulla sua vita, tra cui “San Giovanni da Matera: Il Monaco dei Sassi e del Silenzio”, che racconta la sua straordinaria storia di sacrificio e ricerca divina.
Per i cittadini di Matera e per tutti coloro che frequentano il Camino di San Michele, Giovanni Scalcione è più che un santo: è un simbolo di come la scelta radicale della povertà possa trasformare una vita e lasciare un’eredità spirituale perenne.
Nicola Incampo

