lunedì, 15 Dicembre 2025

“Ho sempre vissuto nella
paura ma non mi sono lasciato condizionare dalla paura”.

Sono le parole del
Comandante Alfa, uno dei fondatori del Gis (Gruppo intervento speciale),
reparto d’élite dell’Arma dei Carabinieri, a Pomarico (MT) è
stato ospite dell’Istituto di Vigilanza “L’Aquila” presieduto da Mauro
Scioscia.

    L’autore di Cuore di rondine, Io vivo nell’ombra e Missioni
    segrete,
    volumi editi da Longanesi, ha ripercorso alcune delle tappe
    salienti della sua intensa vita professionale.
    Al Gis appartengono militari
    dalle particolari caratteristiche fisiche e psicologiche – nervi saldi e muscoli
    d’acciaio, senso del dovere e un unico obiettivo presente in tutte le missioni,
    ottenere il risultato senza fare vittime.
    Nato a Castelvetrano, Comandante
    Alfa ha affermato di essere stato a un passo dal percorrere la strada sbagliata
    a cause di cattive compagnie. Poi, nel ’69 si è arruolato ma la vita all’interno
    di una Stazione dei Carabinieri gli stava stretta. “Non era quello il mio
    sogno. Non conoscevo le regole dell’Arma, andai dal mio Comandante e gli dissi
    che non volevo più stare in Stazione. Mi disse che dovevo rimanere lì e gli
    rivoltai la scrivania. Mi ricoverarono alla neuro, un dottore mi comprese, fui
    trasferito, cambiai diverse Stazioni. Poi giunse l’interpellanza per il corso
    Paracadutisti”.
    Insieme ad altri
    colleghi, nel 1978 fondò il Gis voluto dall’allora Ministro dell’Interno
    Francesco Cossiga: “Abbiamo combattuto mafia, camorra, ‘ndrangheta e Sacra Corona
    Unita. Siamo l’unico reparto al mondo scelto dall’Onu e dal Tribunale dell’Aja
    per la cattura dei criminali di guerra”.
    Nel suo ultimo libro, Missioni segrete, Comandante Alfa racconta
    come il Gis – un reparto che non ha volti né nomi, colpisce e torna nell’ombra
    – fu inviato in Libia a catturare gli autori della strage di Lockerbie, la
    cittadina scozzese sulla quale esplose un volo Pan Am per una bomba, causando
    la morte di 270 persone. O che al Gis fu affidato l’addestramento della
    polizia locale in Afghanistan, bersaglio continuo di attentati di Al Qaeda e
    dell’Isis. O ancora, che al Gis si deve la cattura di pericolosissimi criminali
    di guerra nella ex Jugoslavia. Tutte missioni coperte dalla più assoluta
    segretezza. Quello che Comandante Alfa descrive sembrerebbe la trama di un film
    d’azione. Invece no, è realtà: è la sua vita che è stata scandita da otto ore
    di addestramento al giorno, dall’impossibilità di programmare una vacanza e
    dall’obbligo di essere pronti a partire per qualsiasi destinazione con mezz’ora
    di preavviso.
    Comandante Alfa è il
    carabiniere più decorato d’Italia ma, come ha affermato in serata, ha un valore incommensurabile liberare una bambina di otto anni o un ragazzo
    che da due anni vive rinchiuso in un buco (il riferimento è ai sequestri di
    Patrizia Tacchella e Cesare Casella).
     “Non esistono obiettivi irraggiungibili, nelle
    difficoltà non bisogna piangersi addosso”, ha ripetuto più volte.
    Operatività ed efficienza
    per il bene dello Stato ma anche tanta solidarietà: con i proventi dei suoi
    libri ha donato attrezzature all’ospedale pediatrico di Castelvetrano e
    sosterrà i bimbi prematuri dell’ospedale pediatrico di Cosenza e i bambini autistici.
    Il prossimo anno, a Roma
    Nord, Comandante Alfa aprirà un’accademia nella quale i ragazzi potranno svolgere attività sulla falsariga del servizio di leva: “Abbiamo il dovere di aiutare i nostri giovani a crescere. – ha sottolineato
    – Un imprenditore mi ha dato in comodato gratuito 100 ettari di terreno. Avremo
    un poligono e una killing house”.
    La sua ultima missione,
    dalle pagine del libro, è “impedire che le storie di uomini comuni in grado di
    compiere imprese straordinarie grazie a un profondo senso del dovere, a un
    addestramento rigoroso e a un consapevole dosaggio della forza vengano
    dimenticati in archivi inaccessibili. Raccontare il coraggio delle loro vite e
    delle loro missioni”.
    Rossella Montemurro
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