Un intervento chirurgico particolarmente complesso è stato eseguito con successo presso l’Ospedale Madonna delle Grazie di Matera, dove una paziente di 84 anni affetta da un gozzo di grandi dimensioni, responsabile di una significativa compressione della trachea e...

Per Anna Lembke, docente di psichiatria all’Università di Stanford, “lo smartphone è una specie di ago epidermico che somministra a una generazione iperconnessa la dopamina digitale 24 ore su 24”.
Carlo Verdelli, editorialista del Corriere della Sera nel saggio Il diavolo in tasca. Genitori e figli prigionieri del telefonino (Einaudi) parla di “una pandemia sociale sottovalutata, senza vaccini e senza cure, dove i soggetti più esposti sono i più giovani”.
Una carrellata di storie scioccanti, cronaca degli ultimi mesi, che amplifica la pericolosità di una “scatoletta” dal potere enorme: le sfide lanciate sui social che costano la vita agli adolescenti; la distrazione costante che può causare incidenti, anche mortali; l’accesso fin troppo semplice alle varie piattaforme, comprese quelle pornografiche, che consente una fruizione incontrollata e inopportuna ai minori. Sono tantissimi gli esempi, purtroppo concreti, riportati da Verdelli con un ritmo incalzante: è preoccupante constatare come tutti noi ci ritroviamo immersi, di fronte allo schermo di uno smartphone, in una sorta di realtà parallela, a tratti paradossale, un processo – una dipendenza – irreversibile che può solo peggiorare.
“Questo tipo di dipendenza – spiega Verdelli – non viene considerata tale, non è socialmente riprovevole come quella da stupefacenti o da alcol, gioco d’azzardo o fumo, non compare in alcun protocollo medico, non esistono pene o sanzioni in caso di mancato rispetto della norma europea che prevede che per iscriversi a un social bisogna avere almeno tredici anni (…)”.
Che dire, poi, dell’intelligenza artificiale, sempre più presente e delle ingerenze della tecnologia nella politica?
“La realtà è che il cellulare inteso come smartphone è un carcere senza sbarre e noi ci siamo dentro. Prendere consapevolezza che il problema esiste è già un buon punto di partenza”.
Con uno stile diretto e un ritmo incalzante, l’Autore delinea un ritratto impietoso ma quanto mai essenziale dei cellulari e delle relative applicazioni, strumenti pericolosissimi nelle mani dei più giovani: una lettura che fa riflettere e, si spera, possa aiutare a promuovere un’inversione di rotta.
Carlo Verdelli è stato il primo direttore editoriale per l’offerta informativa nella storia della Rai. Inoltre, vicedirettore di «Epoca» e del «Corriere della Sera». Ha diretto «Sette», «Vanity Fair», «Oggi», «La Gazzetta dello Sport» e, fino al 23 aprile 2020, «la Repubblica». Ha pubblicato I sogni belli non si ricordano (Garzanti 2014), Roma non perdona. Come la politica si è ripresa la Rai (Feltrinelli 2019) e Acido. Cronache italiane anche brutali (Feltrinelli 2021).
Rossella Montemurro

