
Per Anna Lembke, docente di psichiatria all’Università di Stanford, “lo smartphone è una specie di ago epidermico che somministra a una generazione iperconnessa la dopamina digitale 24 ore su 24”.
Carlo Verdelli, editorialista del Corriere della Sera nel saggio Il diavolo in tasca. Genitori e figli prigionieri del telefonino (Einaudi) parla di “una pandemia sociale sottovalutata, senza vaccini e senza cure, dove i soggetti più esposti sono i più giovani”.
Una carrellata di storie scioccanti, cronaca degli ultimi mesi, che amplifica la pericolosità di una “scatoletta” dal potere enorme: le sfide lanciate sui social che costano la vita agli adolescenti; la distrazione costante che può causare incidenti, anche mortali; l’accesso fin troppo semplice alle varie piattaforme, comprese quelle pornografiche, che consente una fruizione incontrollata e inopportuna ai minori. Sono tantissimi gli esempi, purtroppo concreti, riportati da Verdelli con un ritmo incalzante: è preoccupante constatare come tutti noi ci ritroviamo immersi, di fronte allo schermo di uno smartphone, in una sorta di realtà parallela, a tratti paradossale, un processo – una dipendenza – irreversibile che può solo peggiorare.
“Questo tipo di dipendenza – spiega Verdelli – non viene considerata tale, non è socialmente riprovevole come quella da stupefacenti o da alcol, gioco d’azzardo o fumo, non compare in alcun protocollo medico, non esistono pene o sanzioni in caso di mancato rispetto della norma europea che prevede che per iscriversi a un social bisogna avere almeno tredici anni (…)”.
Che dire, poi, dell’intelligenza artificiale, sempre più presente e delle ingerenze della tecnologia nella politica?
“La realtà è che il cellulare inteso come smartphone è un carcere senza sbarre e noi ci siamo dentro. Prendere consapevolezza che il problema esiste è già un buon punto di partenza”.
Con uno stile diretto e un ritmo incalzante, l’Autore delinea un ritratto impietoso ma quanto mai essenziale dei cellulari e delle relative applicazioni, strumenti pericolosissimi nelle mani dei più giovani: una lettura che fa riflettere e, si spera, possa aiutare a promuovere un’inversione di rotta.
Carlo Verdelli è stato il primo direttore editoriale per l’offerta informativa nella storia della Rai. Inoltre, vicedirettore di «Epoca» e del «Corriere della Sera». Ha diretto «Sette», «Vanity Fair», «Oggi», «La Gazzetta dello Sport» e, fino al 23 aprile 2020, «la Repubblica». Ha pubblicato I sogni belli non si ricordano (Garzanti 2014), Roma non perdona. Come la politica si è ripresa la Rai (Feltrinelli 2019) e Acido. Cronache italiane anche brutali (Feltrinelli 2021).
Rossella Montemurro
