Per cinque anni è stato in prima linea nell’Associazione Maria SS. della Bruna come Delegato Arcivescovile, buttandosi a capofitto in un compito non semplice ma vissuto sempre con l’obiettivo di evangelizzare, catechizzare con le modalità proprie che la festa della...

“Mi torturavo cosí, con rimorsi anticipati. Per qualche giorno sono stato disperato, in un modo che non riesco a rendere su pagina senza sembrare grottesco. Ma forse è giusto che sembri grottesco, perché lo era. Mi disperavo per qualcosa che avevo voluto e scelto; qualcosa che non era ancora successo; qualcosa che ero perfettamente libero di non far succedere. Questo è l’aspetto che ora mi colpisce di piú: non stavo rimpiangendo una scelta. Stavo rimpiangendo una cosa che potevo benissimo evitare. Perché il progetto andasse avanti era necessaria una mia firma, un mio bonifico. Potevo sempre tirarmi indietro; la peggiore delle conseguenze sarebbe stata rivelarmi un babbeo inaffidabile, cosa oggettivamente meno grave della catastrofe che andavo sbandierando.”
Un’enorme struttura in rovina – una casa ottocentesca su tre piani, ai margini di un minuscolo villaggio in Pomerania, oltre mille metri quadri ma nessun allaccio o impianto di alcun tipo– “scoperta” dopo ore passate sui social e sui siti di annunci immobiliari. Acquistarla, malgrado il prezzo basso, sarebbe per chiunque un salto nel vuoto, a maggior ragione per un trentenne italiano e la sua compagna tedesca alla ricerca di “un’opportunità di reinvenzione”. Probabilmente, come confida l’io narrante e protagonista – che non viene mai chiamato per nome – del romanzo di Vincenzo Latronico La splendida rovina (Einaudi) “il nostro sogno era in realtà due sogni diversi, e ciò che facevamo parlando e parlando era cancellarne le differenze”.
Si basa su un’altalena di opposti questo libro dalla trama originale e dallo stile ricercato. Insieme a Elsa, appena conosciuta in uno dei periodo passati “in giro” per l’Europa, trascorsa in posti sperduti e suggestivi tra residenze artistiche e vere e proprie comuni, decide che in quel rudere immenso costruiranno il loro futuro. Una vita alternativa, quella in fondo sempre desiderata, lontana dalle gabbie delle città, tutt’uno con i ritmi della natura. Un progetto po’ utopico e fuori dal mondo eppure, finalmente, così reale, così concreto… Fin troppo, quando ci si deve misurare con una serie di incognite e una mole di lavoro che metterebbe in crisi chiunque. Ed ecco, di nuovo, gli opposti, l’altra chiave di lettura della scelta – azzardata? – della coppia: una via di fuga più che il raggiungimento di un obiettivo, un investimento per un’esistenza quasi bucolica, in armonia con la natura che, interpretato in altri termini, diventa un fallimento annunciato.
Bellissima la scrittura di Latronico in un continuo cambio di prospettiva: del resto, è soprattutto il nostro modo di vedere e “sentire” ciò che accade a connotarlo in positivo o in negativo.
Vincenzo Latronico, scrittore e traduttore, è nato a Roma e vive a Milano. I suoi ultimi libri sono Le perfezioni (Bompiani 2022 – Einaudi 2026, vincitore del Premio Mondello, selezionato nella dozzina del Premio Strega e nella shortlist dell’International Booker Prize 2025, tradotto in piú di 50 Paesi) e La chiave di Berlino (Einaudi 2023). Una splendida rovina è già in corso di traduzione in oltre 30 Paesi.
Rossella Montemurro

