sabato, 13 Giugno 2026

Riceviamo e pubblichiamo da Anna Maria Gallo, responsabile della Comunicazione della XVII Commissione Interparlamentare Arte:

C’è un momento in cui un’opera d’arte smette di essere soltanto un oggetto da conservare e diventa una visione. È quanto accaduto nella Sala della Regina di Palazzo Montecitorio durante il convegno dedicato alla cosiddetta Gioconda Torlonia, o Gioconda di Montecitorio, il celebre dipinto custodito dallo Stato italiano e al centro, da anni, di un acceso dibattito attributivo.

Ma chi si aspettava una semplice discussione storico-artistica ha assistito a qualcosa di diverso. Al centro dell’incontro non vi era infatti soltanto il destino di un’opera d’arte, bensì una riflessione più ampia sul significato contemporaneo del patrimonio culturale e sul ruolo che esso può svolgere nella costruzione di nuove opportunità per i territori.

In questo senso, il valore più rilevante emerso dall’iniziativa promossa dall’Intergruppo Parlamentare per lo Sviluppo del Sud, delle Aree Fragili e delle Isole Minori, presieduto da Alessandro Caramiello, non risiede tanto nella discussione sull’autenticità del dipinto, quanto nell’aver proposto una diversa idea di Italia.

Un’Italia nella quale la bellezza non resta confinata nei luoghi del potere o nei circuiti privilegiati della cultura, ma diventa patrimonio realmente condiviso, capace di raggiungere piccoli comuni, aree interne, borghi e isole minori.

La proposta emersa durante il convegno è tanto semplice quanto innovativa: rendere la Gioconda Torlonia maggiormente accessibile attraverso esposizioni temporanee, percorsi culturali diffusi e iniziative itineranti che possano coinvolgere territori spesso esclusi dai grandi flussi culturali e turistici. Individuate già le prime città che ospiteranno il dipinto: le città di Matera, Venosa, Benevento e Gaeta e tante altre in corso di definizione.

Dietro questa visione vi è una convinzione precisa: la cultura non rappresenta una spesa, ma un investimento. Ogni mostra genera movimento economico, ogni evento crea occasioni professionali, ogni progetto culturale contribuisce a rafforzare il tessuto sociale delle comunità. Nei territori più fragili del Mezzogiorno, così come nelle aree interne soggette a spopolamento, il patrimonio artistico può trasformarsi in uno strumento di rigenerazione e di speranza.

Le parole del vicepresidente della Camera Sergio Costa, che ha sottolineato l’esigenza di rendere il patrimonio custodito a Montecitorio sempre più accessibile ai cittadini e maggiormente connesso ai territori, hanno confermato questa prospettiva istituzionale.

È forse qui che emerge il significato più profondo dell’iniziativa. La Patria non coincide soltanto con i suoi confini, con i suoi simboli o con le sue istituzioni. La Patria prende forma quando donne e uomini mettono le proprie competenze al servizio dell’interesse collettivo, trasformando idee in opportunità e patrimonio in futuro.

Per questa ragione il lavoro svolto dall’Intergruppo merita di essere riconosciuto. Non per aver organizzato un convegno, ma per aver riportato al centro del dibattito pubblico una domanda essenziale: a chi appartiene davvero la bellezza italiana?

Ricordiamo che l’Intergruppo è composto da 50 parlamentari, appartenenti a vari schieramenti, coadiuvato da un Comitato Tecnico, presieduto dall’economista Giovanni Barretta, al quale partecipano oltre 300 esperti tra giuristi, economisti, accademici, professionisti, rappresentanti delle istituzioni locali e delle associazioni di categoria che operano nell’ambito di 26 Commissioni, strutturate, in buona parte, a specchio rispetto a quelle più solenni  parlamentari.

La risposta offerta durante l’incontro è chiara. Appartiene a tutti. E proprio per questo deve poter raggiungere tutti.

L’evento ha riunito rappresentanti delle istituzioni, studiosi, operatori culturali e amministratori, con gli interventi dell’onorevole Sergio Costa, del presidente dell’Intergruppo Alessandro Caramiello,  dell’onorevole Stefano Candiani (tra i primi qualche anno fa a scoprire la Gioconda di Montecitorio), e dell’onorevole Pasqualino Penza, affiancati dai coordinatori e moderatori Luca Antonio Pepe, Giovanni Barretta, Stefano Colucci, Sergio Vaccaro e Michela Colucci. Tra i relatori il Direttore Generale Musei del Ministero della Cultura, Massimo Osanna, il professor Antonello Di Pinto, scopritore dell’ultimo  Caravaggio, Sebastiano Giordano, Gianni Filippini, produttore di progetti culturali, la restauratrice Roberta Delgado e l’esperta d’arte Antoinette Di Nitto.

A testimonianza di una concezione della cultura come esperienza viva e partecipata, il programma ha previsto anche il conferimento di Premi alla Carriera ad Al Bano Carrisi, Peppe Barra ed Enrico Montesano, oltre a riconoscimenti destinati a personalità che, in diversi ambiti, hanno contribuito alla valorizzazione dell’identità culturale italiana: Massimo Osanna, Gianni Quaranta, Giuseppe Carta, Marco Ferrigno, Zorama e Simona Molinari.

La vera eredità della giornata, tuttavia, non è racchiusa nei premi né nelle celebrazioni. È contenuta in una visione politica e culturale che guarda lontano: fare in modo che l’arte diventi occasione di crescita, che la memoria generi sviluppo e che il patrimonio nazionale diventi una risorsa capace di produrre coesione sociale.

Quando questo accade, la cultura non è più soltanto conservazione del passato. Diventa responsabilità verso il futuro.

Ed è in quel momento che chi lavora per il bene comune smette di rappresentare semplicemente le istituzioni e diventa, esso stesso, Patria.

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