giovedì, 23 Luglio 2026

“Credo fortemente che Pietro Consagra sia uno degli scultori più importanti che l’Italia abbia avuto, è riconosciuto in tutto il mondo e c’è un senso di appartenenza con la città di Matera: qui sottoscrisse, nel 1978 insieme ad altre figure di spicco e intellettuali del tempo, il manifesto del Fronte dell’Arte e una lettera aperta ai materani dove denunciava una riscoperta della propria cultura e della propria estetica contro quelli che erano gli aggettivi con i quali Matera veniva definita. Insieme all’Archivio Consagra abbiamo ricollocato sette sculture realizzando un allestimento all’interno di questo della chiesa del Purgatorio che, edificata nel 1700, è una chicca per la città. Oltre a essere un luogo sacro è un luogo in cui da cinque anni riusciamo a portare una mostra sia per i materani sia per i turisti. Crediamo molto nel turismo culturale”. 

È di Alessandro Albanese il merito del ritorno a Matera delle opere di Consagra. Dopo quasi cinquant’anni dalla grande mostra allestita nella Città dei Sassi. È stata inaugurata ieri nella Chiesa del Purgatorio “Pietro Consagra. Sette sculture”, curata da Giorgio Verzotti e promossa dalla Galleria Alessandro Albanese, con la consulenza scientifica dell’Archivio Pietro Consagra e in collaborazione con la cooperativa Oltre l’Arte.

Fino al 27 settembre, tutti i giorni dalle 9.30 alle 19, è possibile ammirare sette opere realizzate tra la metà gli anni Ottanta e la metà dei Novanta, “in anni abbastanza recenti rispetto alla sua produzione generale – ha spiegato il critico d’arte Verzotti – considerando che l’artista  è scomparso nel 2005. Si tratta di opere provenienti da collezioni private, “opere da appartamento”, quindi molto diverse rispetto alle sculture ampie, da esterni, alte anche tre metri, della mostra del ’78. Se quelle avevano la funzione di guardare i Sassi e di indicare un contesto storico, culturale e antropologico, queste sono opere che Consagra faceva nel suo studio e dalle quali partiva poi per le versioni simili o identiche di dimensioni monumentali. Il punto di partenza di Consagra, però, è sempre il disegno. Bisogna ricordarsi che lui prima faceva il disegno e se, gli sembrava riuscito – “con una cellula autonoma di un nuovo linguaggio” diceva –, allora realizzava la scultura. Partiva da una dimensione molto raccolta e molto intima, sperimentale – in quanto ogni ciclo di lavori era una nuova sperimentazione su materiali diversi. Altra caratteristica, l’idea della frontalità: sculture che devono essere viste solo di fronte. Definiva “totem” la scultura tradizionale e tridimensionale, e totem si chiamavano le sue primissime opere. Il totem era, secondo lui, una istanza negativa: pretende una reverenza da parte dello spettatore che gli gira, come se fosse un oggetto sacro. Qui invece siamo vis-à-vis, lo spettatore non è un anonimo osservatore, non ci sono gerarchie ma un rapporto alla pari”.

Le sette sculture esposte sono in bronzo tranne una in legno dipinto, ad attestare l’intenso lavoro di sperimentazione, operante con i materiali più diversi. Esse fanno parte dei cicli tematici intitolati Bifrontali, Prominenze e Interferenze, secondo le denominazioni scelte da Consagra.

La mostra è patrocinata dal Comune di Matera, Fondazione Zetema e Museo Musma.

Rossella Montemurro

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