domenica, 8 Marzo 2026

Il prof. Incampo: “Se lo sport insegna che si può competere restando umani, forse la sfida più grande della politica internazionale è trasformare i conflitti in competizioni di idee, diplomazia e cooperazione”

C’è una frase di Shimon Peres che mi ha fatto sempre riflettere. La frase è la seguente: “Nello sport si vince senza uccidere, in guerra si uccide senza vincere” – è una di quelle citazioni capaci di attraversare il tempo, mantenendo intatta la propria forza morale....

Ricordo che molti anni fa incontrai una persona, molto anziana, ma sicuramente molto viva e, come diremmo tutti, arzilla.

“Mio marito è morto più di dieci anni fa. Mio figlio ha lasciato la moglie e la figlia di circa vent’anni. Non so che fine abbiano fatto!

Mi hanno lasciato sola!”

Avete mai riflettuto che nella nostra società efficientissima, i vecchi sono messi in disparte, anzi chi non produce più è ignorato, lo si manda volentieri in un pensionato oppure sta a casa sua, ma naturalmente abbandonato.

È un modo d’agire disumano: non comprendiamo più che la presenza degli anziani in famiglia è educativa per giovani ed adulti.

Eppure l’anziano ha una grande importanza, dovrebbe vivere insieme ai figli, dovrebbe considerato, consultato, perché l’anziano trasmette la saggezza del passato.

Quando io ero piccolo ricordo che gli anziani vivevano in casa, nessuno si sognava di metterli in un pensionato.

Sapete quale è la differenza tra quei tempi lontani e oggi?

Prima l’educazione dei giovani avveniva in famiglia soprattutto i genitori e gli anziani. E poi a scuola. E poi in parrocchia.

Invece adesso l’educazione avviene soprattutto attraverso Facebook, una scuola spesso distratta e quegli incontri di giovani che sono per natura loro diseducativi, come ad esempio alcuni ritrovi.  

A volte ci lamentiamo dei giovani, ma è la nostra generazione che ha creato questo modo di vivere, dove c’è molto superfluo e manca l’essenziale, c’è molta tecnica e molto denaro, ma manca l’umanità.

Dobbiamo tutti ritornare al Vangelo, se vogliamo ritrovare un modo di vivere meno disumano del nostro.

Vorrei concludere questa riflessione con una nota che Cesare Pavese scrive ne “Il mestiere di vivere”:

“La massima sventura è la solitudine, tant’è vero che il supremo confronto, la religione, consiste nel trovare una compagnia che non inganna, Dio.

La preghiera è uno sfogo come un amico.

Tutto il problema della vita è dunque questo: come rompere la propria solitudine, come comunicare con gli altri”

Nicola Incampo

Responsabile dell’IRC e della Pastorale Scolastica della Conferenza Episcopale di Basilicata

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