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È morto a 75 anni il Comandante Alfa, al secolo Antonio Marzullo, luogotenente dei Carabinieri, originario di Castelvetrano, tra i fondatori del GIS – il Gruppo di Intervento Speciale dell’Arma. La notizia è stata data dal suo profilo Instagram ufficiale, con parole semplici e sentite: “Ci lascia un uomo speciale, che ha saputo donare affetto, valori e ricordi che resteranno per sempre nel cuore di chi ha avuto la fortuna di conoscerlo”.
Per decenni la sua identità è rimasta segreta. Dietro il celebre passamontagna nero si nascondeva uno dei carabinieri più decorati d’Italia, protagonista di operazioni che hanno segnato la storia dell’antiterrorismo e della lotta alla criminalità organizzata: dalla sedazione della rivolta nel carcere di Trani nel 1980, alla cattura degli esattori di Cesare Casella, fino alla protezione ravvicinata del magistrato antimafia Nino Di Matteo. Terminato il servizio attivo nel 2016, aveva continuato a mettersi al servizio degli altri come istruttore, scrittore e divulgatore, portando la sua testimonianza in giro per l’Italia – spesso proprio nelle scuole.
Un ricordo personale
Qualche anno fa ebbi l’occasione di invitarlo a un’assemblea d’istituto all’ITI di Grassano. Non fu una visita come le altre. Il Comandante Alfa si presentò senza clamore, con la stessa discrezione che lo aveva accompagnato per tutta la carriera, e in poche ore riuscì a fare qualcosa che raramente accade con facilità: catturare davvero l’attenzione di centinaia di ragazzi.
Non parlò solo di missioni ed eroismo. Parlò di disciplina, di rispetto, di squadra, del valore del sacrificio silenzioso – quello che non cerca applausi. Colpì tutti per la sua grande umanità, per la capacità di parlare ai giovani senza retorica, con l’autorevolezza di chi le cose le ha vissute davvero e la semplicità di chi non ha mai avuto bisogno di ostentarle. Per molti di quei ragazzi divenne, quel giorno, un modello concreto di ciò che significa mettere il coraggio al servizio degli altri.
Oggi che non c’è più, quel ricordo resta intatto: la testimonianza di un uomo che ha scelto di condividere con le nuove generazioni non i dettagli delle sue imprese, ma i valori che le hanno rese possibili. Un’eredità che continua a vivere in chi ha avuto la fortuna di ascoltarlo, anche solo per un’ora, tra i banchi di scuola.
Nicola Incampo

