"Mamma mi aveva dato le gocce e il mondo evaporava e non importava che quella fosse la cosa più importante della mia vita, il sonnifero è più potente di ogni tragedia. L'inferno che avevo dentro si andava spegnendo come una fiamma in un barattolo". Nilo Vasciaveo, 13...
Ci sono momenti nella vita in cui ci sembra di rivivere, in forma diversa, una delle scene più drammatiche narrate nel Libro dell’Esodo. Il popolo d’Israele, appena liberato dalla schiavitù, si trova improvvisamente intrappolato: alle spalle l’esercito del faraone d’Antico Egitto, davanti il mare. Non c’è una via di fuga. Non c’è una strategia umana che possa salvare la situazione. C’è solo paura.
Questa immagine è sorprendentemente attuale, perché descrive molto bene alcune situazioni della nostra vita. Non sempre si tratta di pericoli fisici o di eserciti che ci inseguono, ma spesso ci sentiamo comunque accerchiati. Ci sono momenti in cui il passato ci rincorre: errori, fallimenti, sensi di colpa, decisioni sbagliate che sembrano non volerci lasciare in pace. Allo stesso tempo, il futuro davanti a noi appare come un mare profondo e minaccioso: incerto, oscuro, difficile da attraversare.
È la sensazione di non avere alternative. Di essere arrivati a un punto in cui qualunque scelta sembri portare al dolore. In queste circostanze il cuore umano reagisce quasi sempre allo stesso modo: con paura, con rabbia o con scoraggiamento. Anche il popolo, davanti a quella situazione, cominciò a lamentarsi con Mosè. Alcuni arrivarono perfino a dire che forse era stato meglio restare schiavi piuttosto che morire nel deserto. È una reazione molto umana: quando ci sentiamo minacciati o senza via d’uscita, siamo tentati di rimpiangere il passato, anche quando quel passato non era buono.
Questo atteggiamento rivela una grande verità sulla natura umana: la paura può farci perdere la memoria. Il popolo aveva appena visto prodigi straordinari, le piaghe che avevano colpito l’Antico Egitto, la liberazione dalla schiavitù. Eppure, nel momento della difficoltà, tutto questo sembra dimenticato. Rimane solo l’ansia del presente.
Ed è proprio lì che arriva una parola sorprendente. Mosè dice al popolo: “Non abbiate paura. State fermi e vedrete la salvezza del Signore”. È un invito controintuitivo. In una situazione di pericolo ci aspetteremmo un ordine diverso: correre, combattere, inventare qualcosa. Invece il primo passo richiesto è fermarsi, non lasciarsi dominare dal panico, non perdere la fiducia.
Questo passaggio ci insegna qualcosa di molto profondo. Nella vita spesso pensiamo che ogni problema debba essere risolto solo con le nostre forze. Cerchiamo di controllare tutto, di prevedere ogni rischio, di trovare immediatamente una soluzione. Ma ci sono situazioni in cui nessuna strategia umana è sufficiente. Situazioni in cui dobbiamo riconoscere i nostri limiti e aprirci a qualcosa di più grande.
Il momento del Mar Rosso rappresenta proprio questo punto di svolta. Quando tutto sembra chiuso, quando ogni via appare impossibile, accade l’inaspettato: il mare si apre e diventa una strada. Ciò che sembrava un ostacolo insuperabile si trasforma in un passaggio verso la libertà.
Questa immagine è una delle più potenti della Bibbia. Il mare, simbolo di caos e di morte, si trasforma in un cammino. Non perché il popolo abbia trovato una soluzione brillante, ma perché Dio apre una via dove nessuno la vedeva.
Se guardiamo alla nostra esperienza, possiamo riconoscere che qualcosa di simile accade anche nella vita quotidiana. Ci sono momenti in cui ci sentiamo davvero senza uscita: una crisi familiare, una perdita, una malattia, un lavoro che finisce, una scelta difficile che cambia tutto. In quei momenti il futuro ci appare come un mare oscuro, e il passato come un nemico che ci rincorre.
Eppure, col tempo, molte persone scoprono che proprio quelle situazioni diventano punti di svolta. Ciò che sembrava una fine si trasforma in un nuovo inizio. Una porta che si chiude costringe a cercarne un’altra. Una difficoltà inattesa fa emergere risorse interiori che non sapevamo di possedere.
Il racconto dell’Esodo non promette una vita senza problemi. Al contrario, mostra che il cammino verso la libertà passa spesso attraverso momenti di grande prova. Ma insegna anche che la realtà non è limitata a ciò che vediamo nell’immediato. Ci sono possibilità che sfuggono ai nostri calcoli.
Forse il messaggio più profondo di questa storia è proprio questo: quando ci troviamo con il “nemico alle spalle e il mare davanti”, non significa necessariamente che tutto sia perduto. Potrebbe essere semplicemente il punto in cui siamo chiamati a fare un passo di fiducia.
Perché spesso il mare non si apre prima che qualcuno abbia il coraggio di avvicinarsi alla riva.
Nicola Incampo

