martedì, 30 Giugno 2026

Non demonizzare le tecnologie emergenti ma fare in modo che al centro ci siano sempre le persone: per quanto possano essere d’aiuto, è ormai noto che strumenti come l’A.I. non potranno mai raggiungere il livello di un essere umano ma avranno sempre un senso di superficialità e indeterminatezza.

Ieri a Matera, per “Storia di Donne”, la rassegna promossa dall’Associazione Maria SS. della Bruna, per parlare di “Donne e tecnologie emergenti”, sono intervenute Patrizia Minardi, direttrice della Fondazione Sassi, fondatrice del Soroptimist Club International di Matera e componente del Comitato Pari Opportunità del Soroptimist Club International d’Italia per il biennio 2026-2027 e Antonella Corbacio, studentessa dell’Istituto del Design.

È emerso che anche l’intelligenza artificiale può essere un fattore di discriminazione di genere: secondo il Global Gender Gap Index 2025, ai ritmi attuali, occorreranno 123 anni per raggiungere la parità dei generi a livello globale. In un simile contesto, i sistemi di Intelligenza artificiale rischiano di allontanare ancor più il raggiungimento di questo traguardo perché, pur sembrandolo, non sono affatto neutrali: si fondano su dati e scelte progettuali che possono riflettere – o amplificare – le disuguaglianze esistenti, a partire da quelle di genere. 

“Storia di Donne” è un format ideato da Matteo Marchitelli del Comitato esecutivo dell’Associazione Maria SS. della Bruna e condotto dalla giornalista Rossella Montemurro.

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