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C’è una postura dell’anima che Davide Rondoni, in questa sua ultima fatica edita da Garzanti, ci invita non solo a considerare, ma ad abitare con la fierezza dei mendicanti. “Sette canti contro lo scontento” non è semplicemente una raccolta di versi; è un’orazione civile e metafisica che si scaglia contro quel “male oscuro” della contemporaneità che è l’accidia del cuore vinta da una poetica della presenza , dell’ urgenza del canto e di una sorta resistenza dello spirito.
Rondoni opera una vera e propria trasfigurazione dello sguardo sul mondo. Lo scontento, ci suggerisce il poeta, non è l’assenza di beni, ma l’assenza di stupore, quella miopia spirituale che ci impedisce di scorgere l’eterno nel dettaglio, l’infinito nel quotidiano più feroce.
Lo scontento è il fumo che sale da una vita che non brucia più, sussurra tra le righe, invitandoci a ritrovare il fuoco di una presenza che non si accontenta del cinismo imperante.
I “sette canti” fungono da pilastri di un tempio a cielo aperto. La lingua di Rondoni è, come di consueto, materica e insieme aerea: i versi hanno una musicalità che procede per strappi e accensioni, fuggendo dalle rime facili per cercare la verità dell’accento interiore.
Non è una poesia consolatoria. È un corpo a corpo con il nulla, una rivendicazione del desiderio come forza motrice dell’esistere.
Gli elementi naturali, i volti, i nomi non sono sfondo, ma testimoni di una vitalità che non si arrende all’inerzia.
In un’epoca che sembra aver eletto la lamentela a cifra stilistica dell’esistere, Rondoni propone la gratitudine come atto rivoluzionario. La sua è una “contro-educazione” sentimentale: laddove il mondo ci vuole cinici e frammentati, il poeta ci richiama all’unità, al coraggio di essere felici nonostante le ferite, o forse proprio attraverso di esse.
Leggere questi canti significa accettare la sfida di un pellegrinaggio verso l’essenziale. Nel suo instancabile scavo verso la Bellezza che salva, si ritrova in queste pagine quella stessa urgenza di “dire l’Umano” che muove tutta la riflessione critica del lavoro di Davide Rondoni: un invito a non lasciare che lo scontento diventi il nostro destino, ma a fare della parola un ponte verso l’Invisibile.
Un libro che non si legge, ma si ascolta come un battito del cuore necessario.
Antonella Radogna

