martedì, 7 Aprile 2026

Il presidente Bardi chiede lo Stato di emergenza nazionale

La Basilicata fa i conti con i danni dopo l’ondata di maltempo che da giorni sta colpendo senza tregua l’intero territorio regionale. Il Presidente della Regione, Vito Bardi, ha inviato oggi una lettera ufficiale al Ministro per la Protezione Civile, Nello Musumeci,...

“Quando eri piccola, sono stata spesso rimproverata per il mio essere troppo apprensiva nei tuoi confronti.

Quando te ne sei andata, invece, mi hanno accusata di non essere stata una mamma abbastanza attenta.

Il mio essere madre è sempre e comunque stato giudicato, lo è anche oggi che non sei più qui. E so, con ogni fibra del mio corpo, di non essere esente da colpe. Non cerco giustificazioni, non cerco espiazione; il rimpianto è qualcosa da cui non potrò mai fuggire.

Ma, se mi guardo dentro, penso di aver fatto il possibile per proteggerti da ogni minaccia esterna, per tenerti al sicuro. Per renderti consapevole dei pericoli del mondo, che a volte ci mostra il suo lato peggiore.

Però, una cosa non l’ho capita in tempo.

Il pericolo più grande tu lo stringevi tra le mani. Te lo portavi sempre in giro, nello zaino, in borsa, nella tasca dei pantaloni. Era il tuo cellulare, un dispositivo così piccolo, capace di aprirti la porta su universi spaventosi.”

I ricordi, le domande che probabilmente resteranno senza risposte, l’amore smisurato di una madre e il dolore incommensurabile per la perdita della figlia. La tragedia che ha colpito Mirna Mastronardi, il 4 ottobre 2024, è rimasta indelebile anche nel cuore di quanti l’hanno conosciuta. Dea, appena quindicenne, si tolse la vita lasciando sgomenta la comunità di Tinchi di Pisticci e l’intera Basilicata. Mirna, che aveva già alle spalle un vissuto difficile, con numerosi problemi di salute – un tumore e vari interventi chirurgici –, viveva soltanto per Dea, ragazzina che ha cresciuto da mamma single con non pochi problemi economici.

La morte di Dea, un dramma indicibile, ha lasciato Mirna sbigottita, piena di sensi di colpa e alla continua ricerca di un perché. Scrivere l’ha aiutata, forse, a mettere ordine e a trovare un senso nella scelta della ragazzina. Sarò la tua voce. La storia di Dea e il dolore di una generazione (Mondadori) ripercorre il loro legame – strettissimo, quasi simbiotico –, compresi gli innumerevoli sacrifici fatti per Dea.

È l’adolescenza, fase burrascosa e spesso criptica, che porta con sé comportamenti non semplici da decifrare: “Quando mi trovo a riflettere sull’origine delle tue insicurezze, non mi vengono in mente episodi colossali, eventi davvero significativi.

Ma tante cose piccole.

Immagino siano proprio quelle, a volte, a gettare sul nostro cammino le ombre più scure.

Il mancato invito a una festa, il primo, timido, amore non corrisposto, il senso di abbandono. Vivere una fase di passaggio complessa come l’adolescenza in un mondo che va veloce, sempre più veloce.

E noi a inseguirlo a perdifiato, privandoci del tempo per coltivare relazioni, per conoscerci oltre la patina superficiale delle apparenze.

A un certo punto furono proprio loro, le apparenze, a preoccuparti.”

Le apparenze, il desiderio di uniformarsi e al tempo stesso imporsi con la propria individualità sono i due poli attraversati da Dea, che però “avverte” anche i problemi economici della madre, facendone un cruccio: “(…) Stavi navigando il mare burrascoso dei quindici anni, i tuoi pensieri avrebbero dovuto lasciarsi trasportare da ben altre correnti. Eppure la tua preoccupazione sfumava progressivamente

nel tormento per qualcosa che, lo avevi intuito, ci rendeva diverse dalle altre famiglie. (…)”

Come un mosaico, Mirna ricostruisce il rapporto con Dea e prova a capire, aggiungendo anche tasselli che emergono dopo la sua morte. I disegni rinvenuti nella sua cameretta, ad esempio, ben lontani da quelli che lei, appassionata di manga e anime, mostrava: “Sono diversi dai soliti e sono agghiaccianti.

Sono scene di ragazze intente a vomitare. Oppure distese in un letto d’ospedale, con il sondino attaccato. Ne abbiamo trovato persino uno che ritraeva una ragazza impiccata. La data risale a qualche anno fa e, forse per sviare l’attenzione, sotto l’immagine avevi scritto: “svenuta?”.

I social, il pericolo subdolo e sottovalutato della rete, dei contenuti online che alimentano l’autolesionismo, amplificando le vulnerabilità dei più giovani sono, per Mirna, un’altra delle cause del disagio adolescenziale che sicuramente ha contribuito al malessere della figlia. Ecco perché ha deciso di fondare l’associazione “Dea per sempre”, per proteggere i ragazzi più fragili e denunciare i pericoli invisibili che li circondano: far conoscere la storia di Dea, insomma, può ad aiutare chi, come lei, è sprofondato nel buio.

Allo strazio di Mirna si aggiungono le illazioni degli haters proprio sulla scelta di rendere nota la tragedia che l’ha colpita: “(…) è stato facile, per alcuni, giudicarmi invece che provare a comprendere. Le solite poche voci fuori dal coro che, talvolta, ci sembrano fare più rumore di quelle di chiunque altro.

Non potrei mai strumentalizzare la tua morte, io lo so, tu lo sai.

Lo sanno i tuoi nonni, le tue zie, le persone che ci amano e che, purtroppo, si sono trovate a rivivere l’inferno del lutto.

Il dolore ha investito anche me. Come la più violenta delle onde, mi ha tolto il respiro e mi ha scaraventato a terra.

Il tempo passa, amore mio, ma il trauma per la tua perdita no, quello mai.”

Sarò la tua voce è un libro intimo e toccante attraverso il quale una madre, con il cuore spezzato ma con coraggio da vendere, ricorda con dolcezza la sua bambina, dalla spensieratezza dell’infanzia ai tormenti – ben nascosti – dell’adolescenza. Questo libro è anche un faro per tanti genitori che si misurano ogni giorno con gli atteggiamenti, spesso indecifrabili, dei ragazzi di oggi.

Mirna Mastronardi è nata e cresciuta in provincia di Matera. Giornalista pubblicista fino al 2022, prima della nascita di Dea ha lavorato per «il Quotidiano della Basilicata» e il Tg di BluTv. Dopo aver ricevuto una diagnosi di tumore, ha promosso la creazione dell’associazione “Agata – Volontari contro il cancro” e, per il suo impegno, nella primavera del 2023 è stata nominata cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana dal presidente Sergio Mattarella. Nel 2024, dopo la perdita di sua figlia, ha fondato l’associazione “Dea per sempre”, per provare a tendere una mano agli adolescenti e alle loro famiglie e per sensibilizzare le istituzioni e l’opinione pubblica sui temi del disagio giovanile e della prevenzione del suicidio.

Rossella Montemurro

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