Il weekend del 20, 21 e 22 marzo ha segnato l'apertura dell'anno di Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo, il titolo conferito per il 2026 dall'Unione per il Mediterraneo e dalla Fondazione Anna Lindh alla città dei Sassi, insieme alla marocchina...
Riceviamo e pubblichiamo:
Mi chiamo Giuseppe e sono di Laterza (TA), nell’agosto del 2023 ho affrontato un trapianto di fegato. Oggi, a distanza di 2 anni, sento il bisogno di scrivere queste righe per esprimere un sincero e profondo ringraziamento a tutte le persone che hanno reso possibile il mio percorso di cura e guarigione.
Vorrei iniziare raccontando brevemente il mio cammino, che mi ha portato dall’Ospedale Madonna delle Grazie di Matera fino all’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” e all’Ospedale San Camillo Forlanini di Roma.
Il primo pensiero di gratitudine va al dott. Giacinto Casciano di Laterza (TA), specialista in Malattie Infettive. È stato lui il primo a indicarmi la strada giusta, indirizzandomi all’Ospedale di Matera per approfondire la mia condizione.
All’Ospedale Madonna delle Grazie ho incontrato professionisti straordinari: il dott. Pasquale Santarcangelo, internista; il dott. Rocco Clemente, epatologo; e la dott.ssa Maria Grazia Schievenin, del coordinamento trapianti della Regione Basilicata. A ciascuno di loro va il mio più sentito ringraziamento.
Proseguendo il mio percorso a Roma, voglio ringraziare il dott. Nicola Gulielmo, specialista in chirurgia dei trapianti presso lo Spallanzani, e tutta l’equipe del reparto chirurgico per la loro competenza e umanità. Un grazie di cuore anche alla dott.ssa Shirin Demma, epatologa presso il San Camillo Forlanini e a tutto il personale infermieristico, gli operatori socio-sanitari e i fisioterapisti che mi hanno seguito con dedizione e professionalità.
Queste persone non sono solo tecnicamente eccellenti: la loro umanità, il rispetto per i pazienti e la capacità di trasmettere fiducia sono qualità che fanno davvero la differenza. In ospedale, anche un sorriso può diventare una cura. Io e la mia famiglia non dimenticheremo mai le attenzioni, le cure e l’amore che abbiamo ricevuto.
Un ringraziamento particolare va anche alle infermiere del coordinamento POIT di Roma, Patrizia Valente e Maria Rina Starace, sempre disponibili e attente, pronte ad ascoltare e sostenere anche nei momenti di difficoltà.
Un grazie speciale va anche a Deborah Cavallo, infermiera ADI delle ASL di Laterza (TA), che mi ha assistito con professionalità e umanità durante il mio percorso di cura a casa. La sua presenza costante e il suo supporto sono stati fondamentali nei momenti più delicati e la sua dedizione merita un ringraziamento particolare.
Infine, voglio ribadire la mia profonda gratitudine verso l’Ospedale Madonna delle Grazie (MT), dove è iniziato tutto. Questa esperienza ha confermato quanto valore e qualità ci siano anche nelle strutture sanitarie del Sud. Questi luoghi meritano fiducia, rispetto e tutto il nostro supporto.
Se qualcuno non è stato menzionato specificamente, è solo perché ho incontrato talmente tante persone in questo lungo percorso che non tutti i nomi mi affiorano alla mente in questo momento. Tuttavia, ci tengo a far sapere che anche voi siete stati parte fondamentale di questa esperienza e vi sento tutti immensamente grati.
In un’epoca in cui spesso si evidenziano solo le criticità del sistema sanitario, desidero invece testimoniare la presenza di persone che, con passione e competenza, ogni giorno onorano la loro professione, contribuendo a salvare vite e a restituire speranza.
Grazie di cuore a tutti voi.

