“Non è amore”: è questo il tema, delicato e purtroppo sempre attuale, che sarà affrontato giovedì 6 agosto a Irsina, alle 19.30 in piazza don Vito Manfredi, nell’ambito della festa del Cristo Salvatore su iniziativa del parroco della Parrocchia Santissimo Salvatore...
Sarà il tema della “biologia positiva” il filo conduttore delle tre iniziative – istituzionale, scientifica, culturale – che rispettivamente comporranno la tre giorni di “Botanicum 2021”, l’evento scientifico annuale di aggiornamento professionale sulle piante officinali, in programma dal 17 al 19 settembre a Castelluccio Superiore (PZ).
Giunto alla XII edizione, Botanicum è organizzato dalla Fondazione VOS in collaborazione con l’ALSIA, l’Agenzia Lucana di Sviluppo e Innovazione in Agricoltura (ALSIA), dall’Ente Parco nazionale del Pollino e dalla Società Benefit EVRA Italia di Lauria (PZ).
La biologia positiva è la disciplina che studia le chiavi per migliorare la qualità della vita, e si basa sul presupposto che nella natura si possano trovare le migliori risposte per l’equilibrio psicofisico della biologia umana. A questi stili di vita molto diffusi nel Mezzogiorno, e che si cerca di replicare in altre aree più antropizzate, dedica quest’anno l’attenzione Botanicum: oltre ad aggiornamenti e alla formazione professionale, l’evento scientifico mira a dare un contributo alla crescita della filiera delle erbe officinali, e si propone di fare il punto sulle prospettive di sviluppo del comparto, nonché di promuovere sinergie fra Istituzioni, sistema imprenditoriale e aree protette.
“Tra i molti temi in discussione – ha commentato Aniello Crescenzi, direttore dell’ALSIA, che concluderà i lavori della sessione “agronomica-botanica” prevista per sabato 18 – forti dell’esperienza promossa dall’ALSIA in quest’ultimo decennio in Basilicata per la filiera delle piante officinali e delle “buone pratiche” messe in atto, intendiamo avviare un confronto allargato sul comparto con i tecnici e gli esperti delle Agenzie di sviluppo e con il mondo scientifico di alcune regioni, come il Lazio, la Calabria e la Campania. Da quando circa mezzo secolo fa il comparto delle piante officinali muoveva i primi passi “organizzati” in Italia – ha aggiunto Crescenzi – passando dalla raccolta delle erbe spontanee, alle coltivazioni, sono stati fatti grandi passi, ma occorre lavorare ancora sulle numerose potenzialità inespresse con la collaborazione degli imprenditori, delle istituzioni e della ricerca”.
