mercoledì, 7 Ottobre 2026

Riceviamo e pubblichiamo da Reti per la Palestina di Basilicata:

Sabato 10 ottobre anche Matera scende in piazza, insieme a tante città italiane, nella giornata di mobilitazione globale per la Palestina. Una giornata di partecipazione e presa di parola collettiva, per riportare al centro dello spazio pubblico le ragioni della solidarietà con il popolo palestinese, la richiesta di pace e giustizia e la difesa dei diritti e della dignità umana.

La mobilitazione attraverserà le strade della città con un corteo aperto alla partecipazione di cittadine e cittadini, associazioni, realtà sociali e collettive. Il raduno è previsto alle ore 16:00 in via Don Minzoni, lato Piazza Matteotti, nei pressi della stazione. Da lì il corteo, passando per via Lucana, via Ridola e le strade del centro cittadino, raggiungerà Piazza Vittorio Veneto.

L’arrivo in piazza sarà uno spazio di partecipazione e confronto: a microfono aperto si alterneranno interventi e voci per dare corpo alle ragioni della mobilitazione e riaffermare pubblicamente le istanze promosse dal movimento di solidarietà con la Palestina.

È fondamentale scendere in piazza e far sentire la propria voce ancora adesso, per opporci al calo di attenzione mediatica con l’informazione che, girato lo sguardo altrove, vende false pacificazioni come grandi risultati, quando in realtà la violenza non ha mai visto la fine. Da tre anni a Gaza si consuma un genocidio, e la popolazione palestinese è ancora sotto le bombe, assediata, affamata, vittima di una pulizia etnica che non si ferma. In Cisgiordania, intanto, crescono le incursioni dell’esercito e le aggressioni dei coloni, imponendo condizioni di vita impossibili, bloccando gli aiuti umanitari e usando la fame come arma di guerra.

E tutto questo avviene con la complicità dell’Italia, terzo Paese esportatore al mondo di armi verso Israele, legata a Tel Aviv da accordi militari, economici, diplomatici e accademici che vanno interrotti subito, con sanzioni e un embargo totale sulle armi. Mentre si invoca la pace a parole, Governo ed Europa spingono per destinare fino al 5% del PIL alla spesa militare e all’industria bellica, sottraendo risorse a sanità, istruzione, lavoro e welfare. Che la lotta per la Palestina sia quindi un’occasione per ribadire la lotta alle politiche di guerra in generale, contro un’economia di guerra che scarica i suoi costi su lavoratrici e lavoratori, sullo stato sociale e sui diritti conquistati.

Una mobilitazione che si inserisce in giorni decisivi. Il 2 ottobre migliaia di persone hanno animato un’altra giornata di protesta nazionale contro il “DDL Antisemitismo”, da Montecitorio alle Prefetture, e torneranno in piazza il 13 ottobre, quando la Camera sarà chiamata a votare.
Il disegno di legge rischia di sovrapporre l’antisemitismo all’ antisionismo, ostacolando così la legittima critica alle politiche dello stato di Israele. Equiparare antisemitismo e antisionismo è un falso logico e storico prima ancora che una scelta politica pericolosa. Il DDL, insieme ai Decreti Sicurezza approvati negli ultimi mesi, colpisce la libertà politica, culturale e accademica: serve a blindare il governo davanti alle sue responsabilità e a punire chi le denuncia. Chi critica Israele non commette alcun reato: esercita un diritto costituzionale e adempie a un dovere morale di fronte a quanto sta accadendo. Lo dicono Amnesty International, che parla di apartheid, i rapporti ONU, le ONG israeliane, la Corte Penale Internazionale.

Venerdì 9 ottobre, inoltre, ci sarà un nuovo presidio davanti alla Cassazione, chiamata a decidere sulla libertà di Mohammad Hannoun e Ra’ed Dawoud, detenuti dal dicembre 2025 con l’accusa di aver finanziato entità terroristiche attraverso raccolte fondi che invece erano destinate alla popolazione di Gaza. Non è la prima volta che la Cassazione si esprime su questo caso: in precedenza aveva già annullato gli arresti, giudicando inutilizzabili le informative dei servizi israeliani. Annullare ancora i mandati di cattura significherebbe restituire dignità e indipendenza alla giurisdizione, nel rispetto della Costituzione. Insieme a loro si richiede la scarcerazione di Anan Yaeesh, Ahmed Salem, Yaser Elasaly, Riyad Albustanji e Abdelnuti Abunada, ingiustamente incarcerati su indicazione dei servizi segreti israeliani.

La manifestazione si svolgerà in forma pacifica, poiché la forza di questo movimento sta nel numero, nella determinazione e nella ragione di chi scende in piazza.
Invitiamo quindi la cittadinanza, le associazioni e le realtà sindacali, studentesche e politiche, a partecipare, per rompere il silenzio e l’indifferenza, portando bandiere, kefiah e i colori palestinesi.

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