Fare del volontariato uno spazio concreto nel quale costruire relazioni tra popoli, culture e generazioni e contribuire alla diffusione di una cultura della pace: è questo l’obiettivo della giornata “Volontariato e dialogo: ponti di solidarietà nel Mediterraneo”,...
Le prospettive del nucleare nel sistema energetico nazionale, le fragilità dei territori e le identità delle comunità, le opportunità e i costi per le imprese e le competenze necessarie per accompagnare l’innovazione sono state al centro del convegno “Energie e territori: il nucleare nel nuovo mix energetico italiano”, promosso da FareAmbiente – Movimento Ecologista Europeo in collaborazione con Nuclitalia e Confindustria e ospitato nella Sala Convegni di Confindustria Basilicata. Anche alla luce della recente legge delega, l’incontro ha offerto un’occasione per affrontare le prospettive del cambiamento climatico e del nucleare di nuova generazione con serietà e senza pregiudizi. La formula delle tavole rotonde ha messo in dialogo accademici, imprese e rappresentanti dei territori, favorendo una valutazione serena delle opportunità e delle criticità su basi scientifiche. Un confronto volto a contribuire a una visione condivisa e sostenibile del futuro energetico italiano, fondata sulla fiducia nella scienza e nella capacità delle persone di mettere la conoscenza al servizio del bene comune. Il dibattito ha affrontato il rapporto tra scelte energetiche e territori, con attenzione alla tutela ambientale, alla sicurezza degli approvvigionamenti e alla sostenibilità economica. Il possibile contributo delle tecnologie nucleari è stato esaminato nel quadro degli investimenti nell’efficienza, nelle rinnovabili, nelle reti e negli accumuli. I lavori si sono aperti con i saluti del presidente di Confindustria Basilicata, Francesco D’Alema, per il quale “Il nucleare di nuova generazione può assumere un ruolo molto importante nel mix energetico italiano. Oggi, a livello europeo, l’energia nucleare genera oltre il 23% della produzione lorda di energia elettrica, con 100 reattori in esercizio in 18 Paesi europei. La sola Francia ne detiene il 69% del totale. L’Italia è tra gli unici paesi europei a non avere tale tecnologia con un costo energetico sproporzionato rispetto ad altri Paesi come Francia e Spagna. Un grave gap di competitività che va recuperato. Non possiamo perdere un’altra volta questo treno. Per la Basilicata possono aprirsi rilevanti opportunità. Come sistema industriale riteniamo fondamentale affrontare il tema con pragmatismo, rigore scientifico e piena trasparenza, valorizzando competenze, ricerca e capacità produttive dei territori. Il percorso avviato a livello nazionale con il recente Ddl “Nucleare Sostenibile” va accompagnato con decisione, creando le condizioni affinché imprese, università e centri di ricerca possano contribuire allo sviluppo della filiera”. Non è mancata la vicinanza del consigliere regionale Mario Polese che, nel suo messaggio di saluto, ha richiamato la necessità di affrontare il dibattito sul nucleare e sul mix energetico con rigore scientifico, pragmatismo e ascolto dei territori, sottolineando il ruolo della Basilicata nel coniugare sostenibilità, sicurezza dei cittadini e competitività delle imprese. È seguito il saluto di Enzo Ritorti, responsabile regionale di FareAmbiente – Movimento Ecologista Europeo. La prima tavola rotonda, “Il futuro del nucleare per il patrimonio industriale italiano”, moderata da Cristina Florenzano, componente dell’Esecutivo nazionale di FareAmbiente, ha approfondito la maturità delle tecnologie e i tempi necessari per un loro eventuale impiego in Italia; i costi, la sicurezza, la gestione dei rifiuti radioattivi e la dismissione degli impianti; il confronto con efficienza, rinnovabili, reti e accumuli; le opportunità per le imprese e i giovani ricercatori lucani. Nel confronto è stata posta anche la questione di come valutare gli effetti delle scelte energetiche sulla salute, sull’ambiente e sulle attività già presenti nei territori. Luca Mastrantonio, amministratore delegato di Nuclitalia, ha affrontato il tema della maturità delle tecnologie nucleari e delle condizioni necessarie per un loro eventuale impiego, compresi gli aspetti relativi alla sicurezza e alla gestione dei rifiuti. Marco Ravazzolo, direttore Politiche per l’ambiente, l’energia e la mobilità di Confindustria nazionale, è intervenuto sulle esigenze del sistema industriale e sui criteri per confrontare il contributo delle diverse soluzioni energetiche, considerando costi complessivi e tempi di realizzazione. Donato Viggiano, consigliere del Direttivo del Cluster Energia Basilicata ETS, ha affrontato il tema delle competenze disponibili in Basilicata e delle possibili collaborazioni tra università e imprese, anche per offrire opportunità ai giovani ricercatori. Rocco Pace, componente del Direttivo del Comitato Piccola Industria di Confindustria Basilicata, è intervenuto sulle condizioni che possono consentire alle piccole imprese lucane di accedere alle nuove filiere, dalla formazione alle qualificazioni e agli investimenti necessari. Agostino Arcasensa, Coordinatore Amministrativo della Arcasensa Agostino sas, ha portato il punto di vista delle imprese del territorio riguardo le certezze necessarie per l’avvio degli investimenti in questa nuova filiera energetica. In particolare ha sottolineato la necessità di una pianificazione energetica di lungo periodo che consenta l’avvio di progetti di sviluppo duraturi, su cui le aziende potranno basare le loro strategie di sviluppo tecnico e formativo. La seconda tavola rotonda, dal titolo “Accademia e competenze nucleari: formazione, R&S, talent pipeline”, moderata da Donato Pace, direttore de La Nuova Basilicata, ha affrontato il tema delle competenze necessarie per lo sviluppo del settore. Antonio D’Angola, professore di Fisica dei Reattori Nucleari, ha approfondito gli aspetti della ricerca e i tempi per la ricostruzione della rete di competenze e professionalità in campo nucleare. Nel suo intervento ha riportato lo stato dell’arte nazionale su ricerca e formazione così come emerso dal lavoro della Piattaforma Nazionale per un Nucleare Sostenibile istituita dal MASE, evidenziando come anche in Basilicata siano attivi percorsi post-lauream, con i Master universitari in Decarbonizzazione (DETECT) e in Radioprotezione (MARA), che contribuiscono alla formazione di specialisti nel campo del nucleare e più in generale dell’energia. Michele Greco, coordinatore del Master DETECT dell’Università della Basilicata, ha sottolineato la presenza di un’offerta formativa di settore già attiva nell’ateneo e la necessità di affrontare queste tematiche con un linguaggio che non resti appannaggio dei soli tecnici, ma permetta anche ai cittadini di comprendere e partecipare al confronto con consapevolezza. Francesco Della Corte, vicepresidente di FareAmbiente, nel suo intervento ha ribadito la visione del movimento: una visione che integra tutela ambientale, economia, ricerca, salute e cultura, riconoscendo nel progresso uno strumento per proteggere il bene comune. Le conclusioni sono state affidate al professor Vincenzo Pepe, presidente nazionale di FareAmbiente, il quale ha sottolineato la necessità di aprire un dialogo sereno sul nucleare in tutti i territori, alla luce delle sfide della decarbonizzazione, del cambiamento climatico, della mitigazione dei rischi e della sostenibilità. L’apertura del dibattito alle comunità deve essere multidisciplinare e coinvolgere anche altre categorie professionali, affinché le scelte possano diventare consapevoli e partecipate. L’impegno di Fare Ambiente sarà quello di essere presente sul tema come fautore del dialogo e della tradizione culturale in tema di ambientalismo.

