Tarasco e De Signoribus in una foto di repertorio “Noi esistiamo per continuare la sua opera, perché, malgrado i nostri sforzi, la miseria aumenta, si moltiplica, con le guerre infinite, per l’orrenda volontà di potere, che travolge tutto! Il nostro raggio, certo non...
Imparare a riconoscere ciò che Dio sta già facendo nella vita delle persone, anche oltre gli ambiti abituali della Chiesa, e da lì ripensare il modo di annunciare, accogliere e accompagnare.
È la prospettiva emersa dall’Assemblea diocesana dell’Arcidiocesi di Matera-Irsina, svoltasi il 3 ottobre per l’avvio dell’anno pastorale 2026-2027.
Le nuove linee, raccolte nell’immagine «Radici e germogli», invitano a non moltiplicare semplicemente attività e appuntamenti, ma a verificare ciò che aiuta davvero a incontrare Cristo, riscoprire la fede e costruire relazioni capaci di sostenere nei diversi momenti della vita.
Tre gli ambiti principali: tornare all’essenziale della fede e dell’annuncio del Vangelo; rendere più concreta l’accoglienza e l’accompagnamento; allargare il confronto e il coinvolgimento, valorizzando i Consigli pastorali e cercando occasioni di incontro con i giovani, il mondo del lavoro e quanti normalmente non frequentano la Chiesa.
L’arcivescovo mons. Benoni Ambarus ha chiarito che non si tratta di un programma da esaurire in un solo anno, ma di un percorso destinato a proseguire nel tempo, con momenti di formazione e laboratori per imparare a leggere ciò che accade nella società e nelle diverse situazioni alla luce del Vangelo.
Da qui l’immagine della «sartoria pastorale»: non esiste una risposta uguale per tutti. Occorre partire da ciò che concretamente si incontra: giovani e scuole, anziani soli, famiglie in difficoltà, lavoro, povertà, migranti, persone che cercano un dialogo pur non partecipando abitualmente alla vita della Chiesa.
Il riferimento biblico è l’incontro tra Pietro e Cornelio. Cornelio è un pagano, eppure Pietro scopre che Dio lo ha preceduto nella sua vita. Da qui una delle domande affidate alla diocesi: «I Cornelio del nostro territorio chi sono?»
Anche l’attenzione alle fragilità non viene proposta come semplice assistenza. Dare un pacco alimentare a una famiglia povera è necessario, ma non basta: occorre provare ad accompagnare le persone verso una casa, il lavoro, una riqualificazione professionale e una maggiore autonomia. È anche così che l’annuncio di un Dio vicino all’uomo può diventare concreto e credibile.
La frase scelta per accompagnare l’anno pastorale è tratta dagli Atti degli Apostoli: «Mi sto rendendo conto che Dio non fa preferenze di persone» (At 10,34). Un invito a guardare senza pregiudizi e a riconoscere l’azione di Dio anche là dove la Chiesa non è ancora arrivata.
Nelle conclusioni mons. Ambarus ha ricondotto il senso dell’intero cammino a un obiettivo semplice: vivere più pienamente il Vangelo e condividere questa vita con gli altri.

