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Un viaggio attraverso la Murgia Materana, seguendo le tracce di una pratica antica che continua a raccontare il rapporto tra uomini, animali e territorio. È questo il cuore di “Il tempo della sosta. La transumanza nella Murgia Materana tra paesaggio, cultura e lavoro”, la mostra fotografica di Pietro L’Annunziata, che sarà inaugurata venerdì 18 settembre alle ore 18 negli spazi di Studio Arti Visive in via delle Beccherie, 41 a Matera e sarà visitabile fino al 10 ottobre 2026 tutti i giorni (domeniche escluse) dalle 18 alle 21.
Attraverso la fotografia, L’Annunziata restituisce una testimonianza intensa e non convenzionale del mondo pastorale della Murgia: greggi in movimento, pastori, percorsi, paesaggi e momenti di attesa compongono una narrazione nella quale il lavoro e la vita quotidiana si intrecciano profondamente con il territorio.
Al centro del progetto c’è la sosta, quel momento apparentemente sospeso che interrompe il movimento della transumanza. È proprio nella pausa che emergono i gesti, le relazioni, la fatica e la dimensione umana di un’attività che per secoli ha modellato il paesaggio e costruito comunità.
Le immagini di L’Annunziata invitano così a guardare la transumanza non come una semplice testimonianza del passato, né come una rappresentazione folkloristica, ma come un patrimonio culturale vivo, costituito da pratiche, conoscenze, memorie e forme di relazione con l’ambiente che continuano a interrogare il presente.
La mostra acquista nel 2026 un significato particolarmente attuale. Le Nazioni Unite hanno infatti proclamato il 2026 International Year of Rangelands and Pastoralists – Anno internazionale dei pascoli e dei pastori, affidandone il coordinamento alla Food and Agriculture Organization of the United Nations (FAO).
L’iniziativa internazionale nasce per richiamare l’attenzione sul valore dei pascoli e delle comunità pastorali per la sicurezza alimentare, la biodiversità, la salute degli ecosistemi, la resilienza climatica e la sostenibilità delle economie rurali. La FAO sottolinea inoltre il ruolo dei pastori nella conservazione degli ecosistemi e nella trasmissione di conoscenze e patrimoni culturali.
È in questo scenario che la transumanza della Murgia Materana, osservata attraverso l’obiettivo di Pietro L’Annunziata, assume una dimensione che supera quella strettamente locale. Il percorso delle greggi diventa una chiave per riflettere su temi universali: la cura del territorio, la conservazione della biodiversità, il rapporto tra comunità e ambiente, la trasmissione dei saperi e la necessità di preservare forme di vita rurale minacciate dalle trasformazioni contemporanee.
La mostra si inserisce così in una riflessione internazionale che nel 2026 guarda ai pascoli e alle comunità pastorali come custodi di territori, culture e conoscenze, restituendo valore a pratiche che per lungo tempo sono state considerate marginali rispetto ai modelli economici contemporanei.
Il progetto si colloca inoltre nel contesto di Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026, in un anno nel quale la città è chiamata a rafforzare la propria vocazione di luogo di incontro tra culture, territori e comunità.
In questa prospettiva, la transumanza diventa anche una metafora del Mediterraneo: un territorio attraversato da persone, animali, merci, conoscenze e tradizioni, nel quale il movimento ha storicamente rappresentato una forma di relazione e di scambio.
La Murgia Materana, con i suoi tratturi, i pascoli e i paesaggi modellati nel tempo dalla presenza pastorale, diventa quindi il punto di partenza per una riflessione più ampia sul patrimonio culturale come elemento dinamico, capace di mettere in relazione memoria e contemporaneità, locale e globale.
Nel lavoro di Pietro L’Annunziata la fotografia assume una funzione che va oltre la documentazione.
Il bianco e nero contribuisce a costruire una narrazione sospesa, nella quale il tempo sembra rallentare e gli elementi del paesaggio — il pastore, il gregge, la pietra, la strada, la vegetazione — acquistano una dimensione quasi archetipica.
Le fotografie conservano ciò che rischia di scomparire, ma allo stesso tempo restituiscono al presente la possibilità di interrogarsi sul significato di quella memoria.
La transumanza viene così raccontata non come un’immagine cristallizzata del passato, ma come una pratica capace ancora oggi di parlare di lavoro, identità, sostenibilità, cura del paesaggio e futuro delle comunità rurali.
Un ulteriore momento di approfondimento accompagnerà la mostra nelle giornate del 26 e 27 settembre, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio 2026.
Il tema scelto per l’edizione 2026 — “Proteggere il patrimonio. Rinnovare, resistere, reinventare” — dialoga direttamente con la riflessione proposta dalla mostra: come proteggere un patrimonio che non è fatto soltanto di monumenti e oggetti, ma anche di gesti, pratiche, conoscenze, paesaggi e memorie?
“Il tempo della sosta” propone la fotografia come uno degli strumenti possibili per rispondere a questa domanda, trasformando l’atto del guardare in un gesto di conoscenza e di trasmissione.
Il progetto proseguirà inoltre con ulteriori appuntamenti previsti nel corso del periodo espositivo, tra cui quelli del 20 settembre e del 3 ottobre, i cui contenuti e programmi saranno comunicati successivamente.
Ad accompagnare il percorso fotografico i contributi critici di Attilio Lauria, Isabella Marchetta e Maria Silvia Possidente, che approfondiscono rispettivamente il rapporto tra fotografia e tempo, la sosta come “architettura del tempo” e la transumanza come relazione tra persone, animali ed ambiente.
La mostra di Pietro L’Annunziata nasce dunque da un territorio preciso, ma parla a una dimensione più ampia.
La Murgia Materana diventa il luogo da cui osservare una pratica condivisa da numerose comunità pastorali nel Mediterraneo e nel mondo; la transumanza diventa il filo che unisce paesaggio, lavoro, memoria e cultura; la fotografia diventa lo strumento per rendere visibile ciò che rischia di essere dimenticato.
Nel tempo della sosta, quando il movimento si interrompe, emerge così una domanda sul futuro: che cosa scegliamo di conservare, quali saperi vogliamo trasmettere e quale rapporto vogliamo continuare ad avere con i territori che abitiamo?
È in questo spazio tra memoria e futuro che il progetto di Pietro L’Annunziata prova a cercare una risposta.
La mostra gode del patrocinio del Consiglio Regionale della Basilicata, della Provincia di Matera, del Comune di Matera e della Fondazione Matera-Basilicata 2019.

