Un intervento chirurgico particolarmente complesso è stato eseguito con successo presso l’Ospedale Madonna delle Grazie di Matera, dove una paziente di 84 anni affetta da un gozzo di grandi dimensioni, responsabile di una significativa compressione della trachea e...

“(…) La mente umana, spinta sovente da impulsi che trovano origine in istinti millenari, è in grado di tessere trame criminali ben più contorte di quanto si legga nei romanzi. Ne ho le prove”.
Basterebbe questa premessa e il fatto che le vicende narrate in Il predatore di anime (Giunti) sono ispirate a fatti reali – e che l’autore, Vito Franchini, ne abbia dovuto diradare i dettagli – a rendere accattivante un thriller d’esordio che sembra, invece, scritto da qualcuno che ha alle spalle una ricca bibliografia.
La protagonista è Sabina Mondello, in forza al commissariato Parioli a Roma, molto intuitiva sul lavoro ma con una vita sentimentale un po’ burrascosa (è legata a Roberto, un PM sposatissimo). Una mattina, proprio dopo una notte di passione con il suo amante, è chiamata per un caso di omicidio-suicidio tra coniugi. Un caso – a coordinare le indagini è Roberto – che potrebbe essere archiviato subito, fin quando spunta un uomo che ha qualche legame con la coppia. Si tratta di Nardo Baggio, operatore Shiatsu, pieno di sfumature e contraddizioni. È ambiguo, non è affascinante ma è molto carismatico. Sabina ben presto scoprirà che per l’uomo quella dei massaggi Shiatsu è solo una copertura: in realtà, lui aiuta le vittime di stalking e spesso lo fa con metodi bruschi, indispensabili però sia per evitare altri femminicidi sia per dare un po’ di giustizia a persone che dalle forze dell’ordine o dai tribunali non l’hanno ricevuta.
All’improvviso lei stessa diventa vittima di stalking tanto da dover rivolgersi a Nardo che si insinua così nella vita della poliziotta. Sabina ha da poco mollato Roberto – potrebbe essere lui a importunarla?
Rimossa dall’incarico, soggiogata dal magnetismo di Nardo, Sabina arriva a diventarne complice scoprendo che si basa su studi antropologici per “entrare” nella mente di vittime e carnefici. I risultati sono brillanti, non potrebbero mai essere raggiunti con i classici metodi della polizia e i lacci e lacciuoli del nostro ordinamento giudiziario. Una condotta in controtendenza con ciò che Sabina rappresenta – la legge – e che poggia sulla convinzione che comportamenti violenti scaturiscono dagli istinti millenari e non le passioni e l’amore. Il finale, sorprendente, riuscirà a comporre un mosaico davvero inimmaginabile.
Con uno stile semplice e diretto, valorizzato da nozioni che provengono dalla passione dell’autore per l’antropologia e una trama originale, per niente scontata, Il predatore di anime accompagna il lettore negli abissi dell’animo umano
Vito Franchini, nato in Iran, ha 43 anni, è padre di due bimbe e, come ufficiale dei carabinieri, per anni ha condotto indagini in diversi ambiti criminali. Attualmente si trova in Africa in missione per conto dell’UE. È appassionato di musica e di studi antropologici.
Rossella Montemurro

