A Luca e Annachiara, una giovane coppia di Matera, Poste italiane ha dato più di una possibilità: non solo quella di una carriera appagante e di un lavoro stabile, ma anche quella di un incontro che rende la vita più piena e luminosa. A parlare di questo doppio dono è...


Immaginate di riuscire a sentire letteralmente “puzza” di bugie. Odori quanto mai sgradevoli nel momento in cui chi vi è di fronte sta mentendo – e allora la stanza è invasa da letame, pesce marcio… – e profumi dolcissimi – pesca o biscotti appena sfornati – quando invece vi stanno dicendo la verità. Non solo, riuscite anche a tornare indietro nel tempo: un bel vantaggio quando bisogna impedire crimini che, si sa già, saranno commessi. Queste “maledizioni”, o doni, a seconda dei punti di vista, appartengono a Valerio Ventura, un universitario romano che ogni tanto si perde in sogni a occhi aperti, tra gladiatori e animali feroci. Ed è proprio durante una delle sue divagazioni che viene fermato per essere reclutato da una misteriosa organizzazione (servizi segreti?) alla quale servono i suoi “superpoteri”.
Inizia così The game (Zoraide Editore), l’esordio del giornalista Francesco Cappello, direttore responsabile della testata giornalistica online Melendugno.net. Un esordio che ha una genesi lunga trent’anni, e quasi si potrebbe scrivere un altro romanzo perché The game “è un salto nel tempo, un ponte fra passato e presente, tra l’ingenuità di un adolescente e la maturità di un uomo che non ha mai smesso di credere nel potere delle storie”.
Valerio viene addestrato per stanare chi mente ma, un po’ restio ad attenersi agli ordini, si caccia subito nei guai e viene inviato nel Salento, per una sorta di punizione. In una Lecce descritta con i suoi tesori architettonici e paesaggistici, viene incaricato di seguire casi di poco conto, risolti in modo brillante grazie al suo “fiuto”, fin quando la rivelazione di una donna – che lui, per ordine del suo superiore, avrebbe dovuto limitarsi a seguire a distanza – non stravolge di nuovo la sua vita.
“Ma che palle!!! Non era possibile nascere normali come tutti gli altri. E perché avevo questi poteri. I fantastici quattro e l’uomo ragno erano frutto di un incidente, Superman veniva da un altro pianeta. Ma in Italia non c’erano laboratori segreti e malvagi come quelli dei fumetti e io non ero il personaggio di una striscia. O forse sì?!? Mi guardai intorno per capire se c’erano i bordi neri tipici di un fumetto.”
In The game ironia e suspense non sono mai disgiunte, insieme a un pizzico di mistero. La trama si dipana in maniera ritmata; l’idea alla base del romanzo , bella e originale, intriga e sembra quasi la sceneggiatura di un film. Nel finale, un colpo di scena che ribalta le convinzioni del lettore e svela le competenze informatiche dell’Autore.
Come è nato The game?
“The game è nato il 15 agosto 2020. All’inizio aveva un altro titolo, Il sogno e raccontava più o meno la stessa storia. Non c’era l’eroe con i superpoteri e non tornava indietro nel tempo, ma si svegliava una mattina rendendosi conto di aver sognato ritrovandosi una macchia sul petto e sul letto. La storia era un po’ più tragica e raccontava un colpo di Stato in Italia avvenuto negli anni ‘90.
All’epoca, nel 2020, la storia mi sembrò ingenua e in una calda serata di agosto, per ammazzare il tempo, iniziai a correggerlo. Non per pubblicarlo. Solo qualche correzione qua e là. Poi ho iniziato a scrivere o cancellare qualche periodo. Poi qualche paragrafo e poi la fantasia ha preso il sopravvento ed è nato il racconto.”
Sullo sfondo ci sono due costanti: da un lato l’antica Roma dall’altro il mondo complesso e affascinante dei servizi. Sono passioni che ti appartengono?
“Sfortunatamente ho numerose passioni: filatelia, numismatica, treni, armi, aerei, internet, siti web, sicurezza informatica, antica Roma e servizi segreti. Ho anche fatto domanda per entrare nel SISDE come analista, alcuni anni fa, ma non sono mai stato contattato.
A chi non piacerebbe lavorare nei servizi? A chi non piacerebbe un giorno essere “rapito” da un’agenzia che cerca solo te per offrirti donne e champagne, come James Bond. A chi non piacerebbe salvare il mondo. Purtroppo questi desideri sono “viziati” dalle americanate e dalle letture che ho assorbito nel corso del tempo. Ho sempre amato fantasticare nella mia vita. Alcune di queste cose fantastiche le ho riversate in racconti, chiusi e sigillati. Stessa cosa con l’antica Roma. Letto tanto e fantasticato altrettanto. Chi non avrebbe voluto interagire con Cicerone o Seneca? Chi non avrebbe voluto incontrare Giulio Cesare e partire con lui alla conquista della Gallia. Chi non avrebbe voluto far cambiare idea a Bruto, ma come fai a ragionare con un uomo che ha ucciso suo padre e ha un coltello in mano? Ecco questa voglia di interagire con i personaggi del passato mi ha portato a farli “rivivere” nelle mie pagine.”
Qual è il personaggio caratterialmente a te più affine?
“Ovviamente Valerio. Fino a 24 anni non ho fatto niente se non il servizio militare. Fu il servizio, quella responsabilità di altre persone che mi portò alla consapevolezza che stavo per raggiungere l’età adulta e che avrei dovuto svegliarmi. Certo non ho i superpoteri come Valerio, ma alcune volte azzecco le previsioni, vedasi il nome scelto degli ultimi due Pontefici.
Valerio non studia, non vuole far niente e non gli interessa niente, mia stessa cosa fino a quando il ministero della guerra si ricordò di me. “
Per rendere la trama accattivante, quanto ha influito la tua formazione da cronista?
“Non lo so. Non ho formazione da cronista. Sono laureato in lettere moderne perché economia era troppo complicato. Ho un dottorato di ricerca in Relazioni internazionali. Credo che abbiano più influito le migliaia di libri letti nel corso della mia esistenza. Quando scrivo vivo con il personaggio, lo vedo. Mi deve appassionare, commuovere, far arrabbiare. Se non ci sono queste caratteristiche la scena non la scrivo. E non chiudo la scena finché non mi suona come dico io. Al giornalismo ci sono arrivato dopo.
Nel 2011 c’era un corso per diventare pubblicisti a Bari e mi iscrissi. Ma anche in quel caso i miei articoli riflettono sempre quanto negli anni ho appreso leggendo e rileggendo più volte i miei libri preferiti.”
Sei appassionato di informatica, disciplina che hai anche insegnato. Qual è il tuo rapporto con le nuove tecnologie e l’IA?
“Appassionato è dire poco. Sono stato uno dei primi felici possessori di personal computer nel 1992 nel mio ridente paesello quando il computer era solo un’idea e venivi visto strano quando compravi una rivista all’edicola. Una mia zia mi consigliò di apprendere l’arte del fumo invece di correre dietro a tastiere e a codici. Non sono però uno che sbava dietro ad ogni nuova tecnologia. So aspettare e credo che la frenesia me l’abbiano tolta i carabinieri quando mi fermarono lungo la strada che mi portava verso la mia prima e costosa stampante ad aghi (era il 1995) e mi verbalizzarono per eccesso di velocità. Da allora non subisco la nuova tecnologia ma ne apprendo i meccanismi. Stessa cosa con la IA. È una grande tecnologia se usata a dovere e come per il treno, la radio, la televisione e internet non c’è da averne paura. Come ogni nuova tecnologia siamo noi che gestiamo on/off.
Certo usata in modo indiscriminato da gente senza scrupoli tutta la tecnologia diventa pericolosa, compresa la clava. Anche quella è tecnologia.”
L’epilogo di The game spiazza il lettore, è un colpo di scena che regala una versione inaspettata della trama. Lo avevi stabilito fin dall’inizio?
“Ho scritto la prima versione del racconto a 17 anni e ora come allora sono convinto che quando è troppo bello per essere vero succede qualcosa che ti fa tornare con i piedi per terra e bene che ti vada non c’è una fregatura. Quella fine l’ha prevista quel 17enne mentre il riferimento all’intelligenza artificiale l’ho inserito qualche mese prima dell’avvento di Open AI sul mercato. Non ne avevo letto da nessuna parte ma in tutti i film di fantascienza (altra mia passione) c’è un computer che gestisce tutto. Poi la fantasia nella testa ha fatto tutto il resto.”
Chi vorresti leggesse The game?
“Il racconto è destinato a tutti coloro che amano il genere fantastico. Non c’è età per immedesimarsi in Bruno e sapere che il suo futuro è già segnato. Non c’è età per rivedersi in Angelo che è preoccupato per il futuro del figlio e vorrebbe vederlo sistemato e con un lavoro sicuro e non intermittente come in questi ultimi decenni. Alzi la mano chi non ha mai subito una ramanzina di un genitore preoccupato per il futuro della prole? Il mio progetto è tradurlo in inglese e proporlo su un mercato più vasto. In quel caso ho intenzione di usare la IA in quanto con la lingua di Carlo III non ho un buon rapporto. Ho fatto alcune prove e la traduzione sembra funzionare.”
Cosa c’è nel tuo futuro letterario?
“Un secondo romanzo e forse un upgrade di The Game. Verso la fine qualcuno dice che la storia di Valerio, negli Stati Uniti, non è sviluppata. Non è detto che non faccia quell’upgrade.
Mentre per il secondo romanzo sono a buon punto. Ho scritto cinque racconti su un nuovo personaggio, Sergio Ricci, vice questore aggiunto in servizio a Lecce. Un personaggio umano, lucido, disilluso e ironico ma non cinico o caricaturale. È costruito con una voce coerente, personale, riconoscibile. Il lettore non legge del commissario Ricci, ma legge con Sergio Ricci.
Questo nuovo personaggio, nato su suggerimento di un lettore di The Game, pensa, osserva, giudica e racconta con una voce che è sempre la sua: asciutta, tagliente, ironica ma mai gratuita. Parla come un uomo abituato a pesare le parole, ma che sa anche graffiare con una sola battuta. Non ha bisogno di pistole o inseguimenti: indaga con lo sguardo, con la memoria, con la stanchezza. È più vicino a Colombo o Maigret che a un eroe d’azione, ma con un tono più interiore, più amaro. Il nome invece è un omaggio a Rizzo, il commissario (piedone) interpretato da Bud Spencer.
Il primo di questi cinque racconti è nato il 27 marzo scorso e racconta un delitto che ha come movente proprio The game. Il mio editore è al lavoro per la pubblicazione. Io, invece, sono al lavoro per creare i podcast per chi non ha voglia o tempo di leggere. I primi due racconti sono già pubblicati su Spotify e hanno riscosso un piccolo successo: più o meno 400 views, 3 utenti iscritti e 28 riproduzioni per un totale di 100 minuti di ascolto. Per me, sconosciuto autore, un successone.”
Francesco Cappello, nato a Zurigo nel 1970, si è laureato in Lettere moderne e ha conseguito un dottorato di ricerca in Relazioni Internazionali presso l’Università del Salento. Appassionato di informatica fin da giovane, ha utilizzato il suo primo personal computer già nel 1992, combinando questa passione con quella per la scrittura e conservando i suoi manoscritti “nei cassetti” del cloud. Ha insegnato informatica in numerosi corsi e dal 2012 è giornalista pubblicista. Su Melendugno.net testata online che dirige, ha raccontato le vicende del Salento e smascherato truffe sul web, mettendo in guardia i lettori dai pericoli della rete.
Rossella Montemurro
