Intervento riuscito per una paziente centenaria di Pisticci, operata nei giorni scorsi all’ospedale “Papa Giovanni Paolo II” di Policoro. Annarosa, 100 anni, è stata sottoposta a un intervento di protesi d’anca a seguito di una caduta che aveva causato la frattura del...

“(…) Nessuno guarda me per indirizzarmi verso un ospedale psichiatrico (com’era la frase esatta? Le devo proporre un ricovero), come nessuno guarda me, negli stessi mesi e nelle stesse settimane, per dirmi di prendere un certificato di counseling da un istituto qualsiasi (com’era la frase esatta? Prenditi un pezzo di carta) e intanto mi passa senza battere ciglio i suoi selezionatissimi clienti ereditati da una beauty farm sul lago di Garda (…)”
Un flusso di coscienza, una lunga confessione, la quotidianità di una scrittrice trentenne – in apparenza brillante, in realtà soggiogata da stati d’animo negativi e disturbanti – in un’atmosfera milanese quanto mai distopica: leggere Studio privato (66THAND2ND) di Violetta Bellocchio significa entrare nell’intimità – e quasi violarla – di un’Autrice che non ha paura di mettersi a nudo e svelare le criticità psicologiche che ha attraversato. Studio privato è infatti un’auto fiction emotivamente forte, un giro vorticoso sulle montagne russe che lascia il lettore senza fiato, anche per un periodare complesso, intricato, profondo.
“Niente di quello che stai pensando è destinato a succedere.
Accendo l’ultima sigaretta del mio ultimo pacchetto con un fiammifero. La lascio bruciare fino alle dita. Non lo dico a nessuno. E non l’ho mai detto a nessuno. Non potevo dirlo a nessuno. «Ho avuto una brutta sensazione accompagnata da una strana, devastante intuizione sul futuro che ha scelto di esprimersi attraverso una formula da indovinello»: la frase sarebbe stata quella, ma cosa avrebbe voluto dire, niente di quello che stai pensando è destinato a succedere? Raccontare la storia avrebbe significato aprire una conversazione dove ogni scelta avrebbe comportato l’obbligo di fornire a qualcuno un riassunto spietato dei vent’anni precedenti. In che senso non riuscivo a dormire senza automedicazione? (Questa era facile: non chiudevo occhio al naturale da prima che uscisse il mio secondo libro, non sapevo come si potesse prendere sonno se prima uno non si abbatteva da solo). Da dove venivano i miei soldi? Come lo finanziavo il mio stile di vita? Perché non volevo dire a nessuno dove abitavo? Se davvero mi ero laureata con il massimo dei voti in una facoltà impegnativa, se davvero avevo vinto una borsa di scrittura per il cinema, perché a tratti bastava una battutina o un sorrisetto superiore a rendermi muta? Perché giravi un attimo gli occhi e al mio posto compariva una cosa senza età che diceva uhhhh e indossava scarpe di plastica?”
Sconcertano e fanno riflettere, della narrazione quasi chirurgica della Bellocchio, l’ambivalenza e le contraddizioni insite in quel periodo psicologicamente confuso. Perché lei, l’io narrante – specchio dell’Autrice – è allo stesso tempo considerata una “pazza” da tenere a bada con robuste dosi di psicofarmaci (prescritti dopo un colloquio di dieci minuti) e una brillante professionista capace di offrire un “sostegno terapeutico” (non meglio precisato e pagato in nero) a clienti tanto ricchi quanto disperati che si aggrappano a naturopati, life coach, sedicenti specialisti in medicina tradizionale cinese, centri estetici e beauty farm…
In un periodo storico complesso che esige e impone di esprimerci al meglio delle nostre possibilità, il minimo tentennamento, il non essere all’altezza significa essere tagliati fuori dal contesto: ma come è massima l’attenzione al benessere mentale, è massima anche quella del profitto di chi si occupa di salute mentale e – ne è un esempio il pellegrinaggio di “studio privato” in “studio privato” dell’Autrice e io narrante, insieme alle altre voci che nelle sale d’attesa incrocia – in pochi minuti – per rendere massimo il guadagno – deve/dovrebbe prescrivere una cura ad hoc.
Per l’intensità dello stile e del contenuto, è molto difficile staccarsi dalle pagine di Studio privato: un libro originale e non scontato, assolutamente da leggere.
Violetta Bellocchio (Milano, 1977) è scrittrice, traduttrice e giornalista. Ha curato l’antologia Quello che hai amato. Undici donne. Undici storie vere (Utet, 2015) ed è autrice dei romanzi Sono io che me ne vado (Mondadori, 2009), Mi chiamo Sara, vuol dire principessa (Marsilio, 2017) e La festa nera (Chiarelettere, 2018), oltre che dei memoir Il corpo non dimentica (Mondadori, 2014) ed Electra (il Saggiatore, 2024).
Rossella Montemurro

