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Riceviamo e pubblichiamo dal prof. Antonello Di Pinto. Originario di Lavello, pittore, scrittore ed esperto di arte, è componente della XVII Commissione “Arte” dell’Intergruppo Parlamentare per lo Sviluppo del Sud, Aree Fragili e Isole Minori. Nel 2021 a Madrid, presso la Casa D’Aste Ansorena, scoprì l’Ecce Homo, un’opera inedita di Caravaggio, erroneamente attribuita al Circolo del Ribera; recentemente ha riportato alla luce un Guercino – un Salvator Mundi inedito.
“È ormai consuetudine comune farsi un selfie quando vogliamo che un determinato momento rimanga impresso nei nostri ricordi o, meglio, nell’hard disk del nostro smartphone. Non è quindi la memoria farsi custode di determinati momenti, ma l’aggeggio infernale che maneggiamo con destrezza, cioè il nostro telefonino. Ragion per cui, quando siamo di fronte ad un paesaggio: click e plùf nella galleria, quando siamo con la fidanzata ad un concerto: click e plùf nella cartella Amore, quando inaspettatamente vediamo uno scoiattolo mattacchione a Villa Borghese: click e plùf nelle storie di Instagram, quando siamo sdraiati sul tetto ad osservare le stelle e la luna dal volto che mi ricorda mia madre: click e plùf nelle pagine segrete della mia anima.
In buona sostanza, quel click a portata di mano ci fa sentire al sicuro, protetti, più vivi! Quell’aggeggio straordinario, nel momento in cui lo attiviamo, diventa un’appendice del nostro organismo, ancor di più: della nostra mente, noi pensiamo attraverso la nano tecnologia. Ovunque noi ci trovassimo, siamo sicuri che ciò che abbiamo visto, magari anche distrattamente, possiamo rivederlo con calma a casa, prima di addormentarci al buio della nostra stanza. E riviviamo quelle emozioni, più e più volte fino ad addormentarci, fino allo sfinimento, rivediamo quelle immagini con soddisfazione e senso di conquista, e rivolgendoci ai nostri amici e parenti diciamo orgogliosi: guardate, mi sono fatto un selfie davanti al Mosè di Michelangelo! Guardate, ho fotografato La Muta di Raffaello! Guardate, ho ripreso tutta la canzone 1950 (nota) al concerto di Amedeo Minghi! E postiamo quelle immagini sui social, come a voler gridare all’umanità intera: anche io c’ero, porco mondo! Eccomi quà, io sono vivo!!!!! Tuttavia, può capitare che, dopo aver fotografato valli e montagne, dopo aver ripreso palazzi e musei, dopo aver fotografato le straordinarie opere di Michelangelo, Bernini e Raffaello, dopo aver fotografato opere d’arte nei musei di tutto il mondo, qualche inetto possa impedirmi di fotografare l’Ecce Homo di Caravaggio nella mostra a Palazzo Barberini!!! Un guardiano dalla faccia arcigna indica il cartello: NON SI PUÒ FOTOGRAFARE!!!! quasi a voler dire: nun v’azzardate a fotografà stò quadro de mmerda che ne fate perdere er posto!!!
Accidenti! che delusione! E ora come faccio a dimostrare ai miei amici a quella mostra ci sono andato? C’ero andato espressamente per farmi un selfie con Ecce Homo!!! Mannaggia! Sì, è vero, l’ho visto, è bello! Ma l’emozione di un momento conta poco, ero distratto, c’era tanta gente, avevo mal di testa per via del viaggio, epoi, due stronzi si erano messi davanti al quadro per più di mezz’ora! Perché non ho potuto fotografare quel maledetto quadro così come ho fotografato La Flagellazione, Santa Caterina d’Alessandria, Il Martirio di Sant’Orsola, etc, etc. Perché? Perché? Perché? No, non ci stò, diceva il vecchio Scalfaro. Allora mi metto in agguato, e quando il guardiano dalla faccia arcigna è distratto: click, plùf e vaffanc…..! Tiè, t’ho fregato!! Ma ahimè, l’immagine è brutta, si vede che è stata rubata, è sfocata, tutta storta!! Che schifo! Nel frattempo, il guardiano con la faccia arcigna ha ceduto la postazione ad una signora dal viso gentile, e allora mi precipito da lei implorando: signora, la prego, ho fatto un viaggio in treno di sette ore che è peggio di una galera, mi faccia fare un selfie, la prego! No, No, e No! Risponde lei, con la faccia più indifferente del Pilato che ha la faccia più indifferente di tutti gli indifferenti del mondo! non dipende da me – continua lei quasi addolcita – è il proprietario che non vuole!! Ah, il britannico danaroso che ha acquistato il quadro? Ma se le immagini di questo quadro sono pubblicate in tutto il mondo!! E’ solo perfidia e cattiveria pura!! Anzi, credo sia una violazione del diritto del visitatore! Non mi intendo di queste cose, allora chiedo a dottor Google, il quale prontamente mi risponde: L’arte, nel suo significato più ampio, appartiene all’umanità nel suo complesso. È un’espressione dell’esperienza umana, delle emozioni, delle idee e delle culture, e quindi non è limitata a un singolo individuo o gruppo. Sebbene gli artisti siano i creatori diretti delle opere d’arte, il valore e il significato dell’arte risiedono nell’esperienza condivisa che offre a tutti! Il pubblico, o la società, è il destinatario dell’arte. L’opera d’arte viene fruita, interpretata e apprezzata da chi la osserva, la ascolta, o la vive. Il pubblico contribuisce al significato e all’impatto dell’arte attraverso le proprie esperienze e percezioni. In ultima analisi, l’arte appartiene a tutta l’umanità perché offre un linguaggio universale che trascende i confini geografici e temporali. L’arte ci permette di connetterci con le esperienze e le emozioni di persone che vivono in epoche e luoghi diversi, creando un senso di continuità e di comprensione reciproca. Quindi, sebbene gli artisti siano i creatori, l’arte è un patrimonio condiviso che appartiene a tutti coloro che la fruiscono e la vivono, arricchendo la vita culturale e sociale di tutti.
Caro britannico danaroso, avevo ragione io, vorrei ricordarle che lei ha acquistato la tela, ma l’opera d’arte che è raffigurata: Ecce Homo, appartiene a tutta l’umanità! Insomma, caro britannico quell’opera è anche mia!!! Ci pensi, prima che il quadro arrivi a Napoli, perché fotografarla, e mi ci farò anche cento selfie, e racconterò la mia storia in un servizio da pubblicare su You Tube, e lei non potrà opporsi! E come diceva il grande Troisi nel Postino: l’arte non è di chi la fa (in questo caso di chi la compra) ma è di chi gli serve!!!”
Antonello Di Pinto

