Prosegue in maniera attenta e puntuale l’attività di analisi di tutti gli aspetti connessi all’organizzazione dell’evento inaugurale di “Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026”. Si è, a tal fine, svolta in mattinata, presso il Palazzo del...
Ritornano “…Ai Monologhi del Giovedì”: Meta Teatro e il Circolo Culturale ” La Scaletta” riprendono ad allietare con la sublime arte della cultura. Domani si inizia a Matera con “Viva il re…viva la ra”. “…Ai Monologhi del Sabato”, prima edizione a Pomarico
Le rassegne sono presentate nella suggestiva e location del Circolo Culturale La Scaletta e nella accogliente Sala Consiliare di Pomarico.
Queste rassegne sono un progetto culturale volto, non solo alla ricerca di collaborazioni produttive, ma sono la spinta propulsiva per creare spazi a cui tutti possono accedere così da creare e/o fruire cultura teatrale, inoltre sono progetti culturali che danno risposte ad un vuoto teatrale.
Le luci diffuse, svaniscono nel nulla, un solo raggio brutale s’accende, ferendo l’oscurità. Ecco che la scena si trasmuta… in nuda solitudine di un tavolo, oppure orgia di stracci infami, ora un tappeto di canne divelte o una selva di corpi pietrificati nel loro mutismo. È il trionfo del bizzarro, un caos sapientemente orchestrato che deride le sbiadite consuetudini del mondo per celebrare l’estasi dell’eccentrico.
Questi oggetti non sono che geroglifici, segnali fatali che rispondono al richiamo dell’Attore. Sono specchi magici posti a riflettere le mille sfaccettature di un’anima tormentata. Un’anima che trema sotto il peso dei misteri della fede, per poi impugnare lo scettro d’una sacra anarchia, vomitando sentenze su governi, amori e passioni infami. Essa non legge il nero inchiostro, fredda cenere dei pensieri, ma come un martello che s’abbatte implacabile sull’incudine del destino, resuscita le idee nel fragore del loro ritmo vitale.
Le parole dei monologhi, su quelle labbra possedute, colano come piombo fuso e vibrano come corde di violini tese fino allo strazio, avvinte in una danza magica e mostruosa. L’interprete, divorato dal mostro della fugacità è consapevole che la sabbia nella clessidra scende impietosa e diviene acrobata dell’abisso. Con l’eleganza di un ragazzotto e la perizia d’un condannato, egli avvolge il proprio corpo per infondere vita ai verbi, affinché il racconto s’alzi così profondo e terribile da parere l’ultima estrema preghiera per non morire, l’ultimo grido per restare, ancora un istante, nel cuore pulsante della Vita.

