Le persone che la circondano ama definirle a seconda del "cioccolatino interiore" che le contraddistingue: cremino, al latte con nocciola, al liquore, al pistacchio... Isabella Perfetti, psicoterapeuta, sembra la prima ad aver bisogno di aiuto: si ostina a portare...
Definirlo “fenomeno editoriale” è riduttivo: Enrico Galiano, insegnante in una scuola di periferia e scrittore (è sua la webserie Cose da prof, che ha superato i venti milioni di visualizzazioni su Facebook), ha una sensibilità fuori dal comune. Con i suoi libri riesce sempre a scuotere il lettore: è impossibile non immedesimarsi, non rimanere coinvolti, non lasciarsi trasportare dalle sue trame.
Quel posto che chiami casa (Garzanti), il suo nuovo romanzo, non è da meno. La forza e il coraggio di assecondare le proprie inclinazioni più autentiche, nonostante tutto, è alla base di questo libro splendido che ha come filo conduttore la famiglia – la “casa” del titolo è sì il nostro nido ma al tempo stesso il nostro mondo interiore, fatto di paure e desideri – con i suoi chiaroscuri.
L’io narrante è Vera, studentessa ventenne di Giurisprudenza, una migliore amica di nome Gin, un ragazzo e una voce che non la lascia mai, quello di suo fratello maggiore Cé (“c’è stata una vita prima di te, e una vita dopo di te), “il Figlio Perfetto, la benedizione del cielo”.
“Ero quella che con te a trenta centimetri aveva gli incubi, e appena più vicino no.
E poi un giorno ti vidi riempire uno zaino e partire. Mi abbracciasti, credo. O forse sono solo io che mescolo i ricordi.
Di quel giorno io non so molto, perché tutte le volte che ho chiesto mi è stato detto di non chiedere. Tutte le volte che ho provato a cercare qualcosa non ho trovato niente.”
Vera aveva solo quattro anni quando Cè è morto: da allora, quella voce non l’ha mai lasciata. Possono essere pensieri stravaganti, ironici, profondi, saggi. Lei sa che non dovrebbe darle ascolto fin quando un giorno, inseguendo una coccinella dietro i cancelli di una clinica, incontra Francesco, un ragazzo che sembra conoscerla più di chiunque altro. Forse è lui l’unico che può aiutarla a scoprire il segreto che la sua famiglia tiene nascosto da anni. Perché Francesco le insegna una cosa semplice, ma difficilissima da accettare: Vera non è pazza. È soltanto viva. Ed essere vivi, a volte, non è poi così diverso dall’essere pazzi – “I danni peggiori non li fa un minuto di sana follia, ma anni e anni di folle buonsenso.”
Delicato, introspettivo, commovente, Quel posto che chiami casa – di ispirazione autobiografica, l’Autore ha perso il fratello a novembre dell’anno scorso, per la trama ha preso spunto dalla propria esperienza personale – è pieno di quelle frasi a effetto in grado di spiazzare ed emozionare. Di scuotere, anche. Di ribaltare le nostre certezze. C’è un po’ di Vera in tutti noi, leggendo questo romanzo dobbiamo prepararci a metterci in gioco: “C’è un solo modo per essere felici, in questa vita.
No, non è raggiungere chissà quali traguardi, e nemmeno circondarsi di persone che ami.
Non c’entra con l’avere e forse nemmeno con l’essere: c’entra con l’ascoltare.
Ascoltare quella voce. Sì, proprio quella. Quella che ti sta parlando, anche adesso.
La voce che ti dice di andartene dai posti in cui ti senti sempre fuori dalla porta. Quella che ti fa svegliare nel cuore della notte e non sai nemmeno perché. Quella che ti parla mentre lavi i piatti, mentre sei in coda alla cassa, quando sei sotto la doccia da mezz’ora e non vuoi uscire.
Quella che quando non sei davvero tu, te lo dice. Te lo dice che non stai mandando in giro quella che sei, ma solo la versione di te che il mondo si aspetta.
Quella che quando sei tu, quando sei davvero tu, poi tutto il resto tace e, ovunque ti trovi, non importa dove, senti che stai tornando a casa. (…)”
Ascoltare quella voce, con la consapevolezza che “più insegui un desiderio, più scopri che era lui
a inseguire te e tu a scappare da lui”.
Quel posto che chiami casa è probabilmente il romanzo più intenso di Galiano, “un viaggio nei segreti che ci portiamo dentro, nella voce che ci spinge a diventare chi siamo davvero. Perché solo così possiamo trovare, finalmente, il posto che chiamiamo casa”.
Una curiosità: in copertina c’è una foto del fratello dell’Autore, Rudy, prematuramente scomparso. Sui social, Galiano ha ripercorso la storia di quello splendido primo piano in cui è rappresentata la seziona aurea: “Circa cinquant’anni fa, parliamo degli anni ’70, mio fratello e mia mamma sono giù in cortile che giocano, e a un certo punto passa per strada un signore con una macchina fotografica e dice: ‘Ma che bel bambino posso fare delle foto?’. E comincia a scattare delle foto, ne realizza un centinaio. Qualche giorno dopo mia mamma e mio papà vanno in questo studio fotografico per le foto, che sono tutte bellissime, ma ce n’è una che li lascia ipnotizzati: è come se avesse qualcosa di magnetico, forse l’espressione del viso”.
Galiano, nato a Pordenone nel 1977, ha dato il via al movimento dei #poeteppisti, flashmob di studenti che imbrattano le città di poesie. Nel 2020 il «Sole 24 Ore» lo ha inserito nella lista dei dieci insegnanti più influenti sul web. Con le sue lezioni divertenti e un po’ fuori dal comune, porta la scuola a teatro con il seguitissimo spettacolo Eppure studiamo felici. Il segreto di un buon insegnante per lui è: «Non ti ascoltano, se tu per primo non li ascolti». Ogni tanto prende la sua bicicletta e se ne va in giro per il mondo con uno zaino, una penna e tanta voglia di stupore. Il suo romanzo d’esordio, Eppure cadiamo felici, in corso di traduzione in tutta Europa, è stato il libro rivelazione del 2017 e ha vinto il Premio internazionale Città di Como come migliore opera prima e il Premio cultura mediterranea. Con Garzanti ha pubblicato anche Tutta la vita che vuoi (2018), Più forte di ogni addio (2019), Dormi stanotte sul mio cuore (2020), Felici contro il mondo (2021), Geografia di un dolore perfetto (2023), Una vita non basta (2024) e i saggi L’arte di sbagliare alla grande (2020) e Scuola di felicità per eterni ripetenti (2022).
Rossella Montemurro

