
Da Polignano a Metaponto Lido dopo essere stato vent’anni a Roma: lo chef Vincenzo Benedetti confida di essersi innamorato del ristorante pizzeria L’Oasi tanto da aver scelto di rimanere, anche in questi freddi mesi invernali, a Metaponto.
“A Roma insegnavo all’Alberghiero, poi con un mio amico chef romano, che ha sposato una ragazza di Pisticci, ci siamo ritrovati a lavorare da Franco ed Eustachio Bia, titolari dell’Oasi. – afferma – Sono qui da cinque anni. Avrei potuto tornare a Polignano o andare a Milano, dove ho casa, ma Metaponto mi affascina: è un luogo che sembra abbandonato ma va vissuto. Ho la fortuna di addormentarmi e svegliarmi con il rumore delle onde: Metaponto d’inverno è un posto magico!”
“Franco ed Eustachio sono persone incredibili – aggiunge – e non poteva essere diversamente vista la madre Angelina che ha 92 anni ed è una forza della natura. “Ho le saette in testa”, dice. È una signora che continua a piantare gli alberi, vuole piantare alberi di mandorle partendo dalla mandorla”.
Vincenzo, 46 anni, lavora da sempre nella ristorazione. Ha fatto il pizzaiolo, l’istruttore pizzaiolo e poi, a causa un gravissimo incidente stradale che lo ha reso invalido, una decina di anni fa ha dovuto ricominciare reinventandosi chef: “Sono un iperattivo cronico, non sto fermo neanche d’inverno, viaggio spesso e da tempo non riesco a legarmi a nessuno proprio per la mia indole”.
Vincenzo, infine, non nasconde qualche critica verso le continue lamentele in merito alla forte erosione costiera che ha danneggiato il litorale jonico: “Si lamentano tutti, li capisco. La spiaggia ormai non esiste più ma non ho problemi a dire che, venendo da un posto di mare e avendo vissuto l’exploit di Polignano, dipende tutto dalla mala gestione. Anni fa facevo fatica a spiegare dov’era Polignano e ricordo che invece, mio padre mi raccontava che negli anni Settanta veniva a fare serate a Metaponto. Oggi la situazione si è ribaltata.
Parliamoci chiaro, la natura non rovina se stessa: se abbiamo avuto un’erosione, evidentemente è stato a causa di un errore di gestione del patrimonio naturale, altrimenti non si spiega”.
