Un intervento chirurgico particolarmente complesso è stato eseguito con successo presso l’Ospedale Madonna delle Grazie di Matera, dove una paziente di 84 anni affetta da un gozzo di grandi dimensioni, responsabile di una significativa compressione della trachea e...

È uno dei migliori editor italiani, per quasi vent’anni ha lavorato come consulente editoriale specializzandosi nella ricerca di nuovi autori – solo per citare un nome, è lui che ha scoperto Mariolina Venezia, seguendone le prime pubblicazioni.
Dopo alcune raccolte di racconti, è arrivato in libreria per Marsilio editori il primo romanzo di Giulio Mozzi, Le ripetizioni. È un esordio vorticoso e da brividi, pieno di personaggi e situazioni al limite narrati con precisione chirurgica e con uno stile che affascina per la sua ricercatezza. Del resto, non poteva essere altrimenti vista la passione per Mozzi nei confronti della scrittura creativa, una disciplina che gli appartiene e che ne ha fatto uno degli insegnanti pionieri – ha iniziato nel 1993, tra il 2000 e il 2010 ha insegnato presso la Scuola Holden, le università di Padova, Bari, Siracusa, Torino e in numerose biblioteche pubbliche e scuole secondarie.
La trama de Le ripetizioni è fitta, ricca di rimandi ed echi letterari.
Mario, il protagonista, è un uomo che inventa storie, modifica la realtà, non è interessato alla verità, né sulle cose né sulle persone. Sta per sposare Viola – che ha un’incredibile quanto insospettabile doppia vita – e non fa che pensare a Bianca, forse il suo unico grande amore, dalla quale ha avuto Agnese. Mario ha più di uno scheletro nell’armadio. È succube di Santiago, un ragazzo dedito a pratiche sessuali estreme, ed è attratto dal passato in maniera quasi morbosa, tanto da aver bisogno di ritrovare e rivedere vecchie foto per dare valore ai suoi ricordi e al suo vissuto. La sua unica realtà è la ripetizione, il 17 giugno è una data che ritorna con prepotenza.
Sul piano formale la trama è ineccepibile: la scrittura di Mozzi è un incantevole esercizio di stile. Andando alla sostanza, al cuore di questa storia, dal punto di vista umano davvero caotica, ci ritroviamo faccia a faccia con le contraddizioni e con le sfaccettature più ombrose dell’animo umano, come se la “normalità” – concetto già di per sé molto discutibile – fosse un optional. Giulio Mozzi accompagna il lettore in una serie di vicende border line, sempre bilico tra realtà e fantasia. Ciò che racconta Mario si intreccia con il Grande Artista Sconosciuto, il Terrorista Internazionale, il Martellatore di Monaci, il Capufficio – gente senza nome – e se il ritmo della narrazione prosegue in maniera cadenzata è il senso di ciò che Mozzi descrive a scuotere: perché lui ha osato, consapevole delle conseguenze.
Giulio Mozzi ha pubblicato diverse raccolte di racconti (Questo è il giardino, Theoria 1993; La felicità terrena, Einaudi 1996; Il male naturale, Mondadori 1998; Fantasmi e fughe, Einaudi 1999; Fiction, Einaudi 2001; Sono l’ultimo a scendere e altre storie credibili, Mondadori 2009; Favole del morire, Laurana 2015; Un mucchio di bugie. Racconti scelti 1993-2017, Laurana 2020) e tre opere in versi (Il culto dei morti nell’Italia contemporanea, Einaudi 2000; Dall’archivio, Aragno 2014; Il mondo vivente, Lietocolle/Pordenonelegge 2020). Con Stefano Brugnolo ha scritto due fortunati manuali: Ricettario di scrittura creativa (Zanichelli 2000) e L’officina della parola (Sironi 2014). Per Sonzogno ha pubblicato Oracolo manuale per scrittrici e scrittori (2019) e, insieme a Laura Pugno, Oracolo manuale per poete e poeti (2020). Nel 2011 ha fondato a Milano la Bottega di narrazione (bottegadinarrazione.com).
Rossella Montemurro

