domenica, 23 Agosto 2026

Manca poco meno di un mese alla festa patronale di Sant’Innocenzo e Grassano si prepara a viverla in un modo davvero originale. Da domenica prossima prenderà infatti il via un percorso itinerante che porterà il busto del patrono a visitare, una dopo l’altra, le principali parrocchie del paese, in un cammino di avvicinamento alla grande festa di fine settembre.

Il primo appuntamento è fissato per domenica, quando il simulacro verrà trasferito dalla chiesa madre alla parrocchia del Carmine, storica chiesa della parte bassa del paese che custodisce ancora oggi pregevoli quadri settecenteschi di scuola napoletana. Qui il busto rimarrà per un’intera settimana, accogliendo la devozione dei fedeli del quartiere, tra momenti di preghiera comunitaria, rosari serali e la possibilità per i grassanesi di rendere omaggio al patrono in un contesto più raccolto rispetto alla grande festa.

Trascorsi i sette giorni, il busto proseguirà il suo cammino verso la parrocchia di Santa Maria della Neve, dove si ripeterà lo stesso schema: una settimana di accoglienza, preghiera e devozione popolare. Infine, nella settimana immediatamente precedente i festeggiamenti patronali veri e propri, il simulacro farà ritorno alla chiesa madre, punto di partenza e di arrivo di questo singolare itinerario, pronto per essere protagonista della processione clou del 22 settembre.

Si tratta di un’iniziativa che ha il sapore di una festa diffusa, capace di coinvolgere l’intera comunità nelle settimane che precedono il giorno clou dei festeggiamenti. Ogni parrocchia, per qualche giorno, potrà infatti “ospitare” il santo patrono, vivendo un momento di raccoglimento più intimo e ravvicinato, prima del grande appuntamento collettivo della festa vera e propria, quando le vie del centro si riempiono di fedeli, turisti e concittadini tornati apposta da fuori regione.

È un modo, potremmo dire scherzando ma non troppo, con cui ciascuna comunità parrocchiale sembra voler dire: “anche noi vogliamo tenerci il santo patrono un po’ tutto per noi”. Un gesto che, al di là della battuta, racconta bene il legame profondo che unisce Grassano al suo protettore e la voglia di vivere l’attesa della festa non come semplice countdown, ma come un vero cammino di fede condiviso, tappa dopo tappa, tra le diverse anime religiose del paese.

Ma chi era Sant’Innocenzo?

Sant’Innocenzo fu un guerriero martire della Legione Tebea, caduto ad Agauno (l’odierna Saint-Maurice, in Svizzera) sotto l’imperatore Massimiano Erculeo.  Apparteneva a una legione romana composta interamente da soldati cristiani, la Legione Tebea, sterminata tra la fine del III e l’inizio del IV secolo, durante l’impero di Diocleziano e Massimiano, per essersi rifiutata di rinnegare la propria fede.  Secondo la tradizione, tra i pochissimi scampati all’eccidio ci fu Sant’Alessandro, che divenne poi vescovo di Bergamo: un dettaglio che lega idealmente la storia del patrono grassanese a quella di altre comunità cristiane sopravvissute alla persecuzione.

Il culto di Sant’Innocenzo a Grassano ha radici molto antiche: la festa patronale fu istituita nel 1646 da Papa Innocenzo X,  e da allora si rinnova ininterrottamente ogni anno, arrivando ormai a superare le 370 edizioni. Ancora oggi, durante la processione, i giovani portatori del simulacro sfilano vestiti da soldati romani, in omaggio proprio alla storica legione a cui il santo apparteneva: un dettaglio scenografico che rende la processione grassanese particolarmente suggestiva e riconoscibile, e che si ripete da quasi quarant’anni con abiti realizzati appositamente da costumisti locali.

Il santo viene venerato nella chiesa madre del paese, cuore religioso di Grassano, ma come dimostra proprio l’iniziativa di queste settimane, la sua devozione travalica i confini di un’unica parrocchia per abbracciare l’intera comunità cittadina.

La festa di Sant’Innocenzo non è solo un appuntamento religioso, ma il momento identitario per eccellenza per i grassanesi, compresi i tanti che negli anni hanno lasciato il paese per lavoro e che ogni settembre organizzano il rientro per l’occasione, arrivando da altre regioni italiane e persino da Europa, Stati Uniti e Australia. Proprio per questo, iniziative come quella del busto itinerante tra le parrocchie assumono un valore che va oltre il semplice aspetto liturgico: sono un modo per tenere viva, settimana dopo settimana, l’attesa e il senso di appartenenza che accompagnano la comunità fino al grande giorno della processione.

Nicola Incampo

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