C’è una frase di Shimon Peres che mi ha fatto sempre riflettere. La frase è la seguente: “Nello sport si vince senza uccidere, in guerra si uccide senza vincere” – è una di quelle citazioni capaci di attraversare il tempo, mantenendo intatta la propria forza morale....

Quello di Ofelia Rossi può essere un dono. O una maledizione. Da quando ha quattro anni le capita di perdere i sensi e andare in trance, riuscendo poi a presagire eventi. Ofelia è una sonnambula, appellativo che a fine Ottocento non indica una donna che cammina o agisce nel sonno, ma colei che cade in trance e predice il futuro, ovvero una medium, una sensitiva.
La sonnambula (Bompiani) di Bianca Pitzorno è la storia di Ofelia, una trama che intreccia vicende inventate ad altre accadute davvero e personaggi che si alternano tra fantasia e realtà: “Tra questi – precisa l’Autrice – troverete anche qualcuno dei miei antenati. La generazione è quella dei miei bisnonni, i luoghi in gran parte quelli delle mie radici, in Sardegna. Ad alcuni dei personaggi che sono davvero esistiti ho cambiato il nome, ad altri, specie se famosi, ho lasciato quello”.
I genitori di Ofelia fanno il possibile per tenere riservato il suo “dono” e, quando il conte Acciardi, molto noto e con un passato da sindaco, la chiede in sposa, accettano, certi che sia una salvezza. Ma quel matrimonio si rivelerà, per Ofelia, una condanna che solo la sua grande forza d’animo riuscirà ad evitare.
In fuga da un uomo violento e manipolatore, si trasferisce dal Piemonte in Sardegna dove diventa la “rinomata sonnambula”: le sue clienti, tutte donne dell’alta borghesia, per cinque lire le chiedono responsi dopo averle confidato angosce e problemi. Riceve in un appartamento le signore che le scrivono prima della consultazione, per esternarle ciò che sta loro a cuore. Ofelia, prima di incontrarle, fa in modo di informarsi, di “studiarle” per non essere impreparata di fronte alle richieste. Legge tantissimo, quotidiani e libri non mancano mai oltre alla capacità di carpire notizie. Le clienti le fa confidare, tanto da instaurare un legame basato sulla fiducia: la trance, simulata, preannuncia di volta in volta il responso. Richiestissima, è però completamente sola perchè quando “si rendeva conto che stava sviluppando con qualcuno una confidenza appena più profonda della formale cortesia, vedeva avvicinarsi anche il pericolo che il suo segreto venisse scoperto e si tirava indietro”.
Inaspettatamente, i fantasmi del passato tornano a farle visita, destabilizzando un’apparente tranquillità conquistata a fatica.
La scrittura della Pitzorno è avvolgente, calda, a tratti catartica. Il suo stile è introspettivo – e non poteva essere altrimenti con una trama simile –, risaltano le psicologie dei personaggi – Ofelia in primis, in un’atmosfera tendenzialmente gotica che ha tutte le caratteristiche per una trasposizione cinematografica.
Bianca Pitzorno (Sassari, 1942) vive e lavora a Milano. Ha pubblicato dal 1970 a oggi più di settanta opere tra saggi e romanzi, per bambini e adulti, che in Italia hanno superato i due milioni di copie vendute e sono stati tradotti in moltissimi Paesi. Ha tradotto a sua volta Tolkien, Sylvia Plath, David Grossman, Enrique Pérez Díaz, Tove Jansson, Soledad Cruz Guerra e Mariela Castro Espín. I suoi ultimi libri sono La vita sessuale dei nostri antenati (spiegata a mia cugina Lauretta che vuol credersi nata per partenogenesi) (Mondadori 2015), Il sogno della macchina da cucire (Bompiani 2018), Sortilegi (Bompiani 2021), Donna con libro (Salani 2022) oltre a due racconti in plaquette – Piante di via Romolo Gessi e Nata sotto un cavolo – con l’editore Henry Beyle (2021 e 2022).
Rossella Montemurro

