Domenica prossima 15 febbraio 2026, con inizio alle 9, la Sezione CAI – Club Alpino Italiano di Matera “Falco Naumanni” ha programmato una camminata denominata “L’allegro cammino del Cai “tra le strade tipiche del Carnevale” – 2^ Edizione” altrimenti detto in...

“Abbiamo fatto un patto. Un’anima persa per un’anima resa.”
Il Pronto soccorso è un limbo, per i medici e per i pazienti. È una giovane dottoressa a descrivere i turni massacranti, l’alienazione, la vita “vera” che sfugge, le vite degli altri che sono nelle tue mani, le decisioni da prendere immediatamente. Ma “in Pronto soccorso manca il tempo. Manca il tempo per fare tutto, sempre. Manca anche il tempo per recuperare il tempo che mancava ieri. Il tempo mancante si accumula, giorno dopo giorno, fino a quando stare al passo diventa impossibile. E allora ci si arrende. Si dimentica il tempo che è mancato, e si accetta la mancanza di tempo presente e futuro”.
Una notte, dopo una giornata di lavoro terribile, con la quotidianità che continua a sgretolarsi – le incomprensioni con il fidanzato, le amicizie e le passioni che non riesce a coltivare – sul cofano della macchina trova ad aspettarla una figura con due lunghe ali membranose. Lucifero all’inizio sembra solo un’allucinazione dovuta alla stanchezza, ma poi la sua presenza si fa costante, proprio quando lei sembra aver perso ogni interesse, non avere più sogni né desideri pensando al domani: “Non vedo più un futuro ma solo un eterno, nauseabondo presente”.
La giusta distanza dal male (Einaudi) di Giorgia Protti è un romanzo d’esordio inquietante, denso di dilemmi morali, una riflessione caustica sulla contemporaneità con echi iperrealistici.
Codici rossi, terapie, ricoveri e interventi urgenti, corpi come enigmi, abissi spaventosi, mirabilie di falsi allarmi e insidie occulte. C’è chi scopre nel giro di mezz’ora di avere una malattia grave, chi esagera i sintomi per procacciarsi qualche giorno di pausa dal lavoro, chi non accetta l’agonia di una persona cara e aggredisce i professionisti sanitari. In un contesto vorticoso, nel quale la sofferenza la fa da padrone, la protagonista si accorge pian piano di essere diventata quasi indifferente al dolore degli altri: “Dovrei essere empatica, dovrei farmi carico dell’incertezza e della sofferenza altrui, e invece sono distante. Il loro dolore prova ad afferrarmi ma mi sfiora appena, come un’eco flebile attraverso un vetro infrangibile”.
L’anima della protagonista, mai citata per nome,forse per amplificare una sorta di spersonalizzazione, si sta inaridendo e, per riaverla, Lucifero (che paradossalmente è rimasto il suo unico amico) le propone un patto: superare la soglia di ciò che è moralmente, eticamente giusto, contravvenendo a qualsiasi valore, le permetterà di ritrovarsi.
“I sadici esistono, ma sono pochi, credimi, veramente pochi. La gente fa il male perché non se ne accorge, o perché è comodo, o perché non può fare altrimenti. Per sopravvivere. Per preservare la propria anima da mali più grandi. I malvagi sono per lo più persone insignificanti (…).”
L’Autrice – medico internista che ha lavorato per anni nel Pronto soccorso e nella Medicina d’urgenza di un grande ospedale – con descrizioni particolareggiate e uno stile che cattura il lettore fino all’ultima pagina, senza mai un attimo di tregua, è riuscita a raccontare le condizioni dei sofferenti e dei soccorritori, la loro vulnerabilità e le loro paure, il collasso della sanità pubblica e di chi ci lavora ogni giorno.
Rossella Montemurro

