La Polizia di Stato di Matera, nel corso di una mirata attività svolta dalla Squadra di Polizia Amministrativa, ha effettuato 9 controlli amministrativi nei settori della raccolta scommesse e delle sale Video Lottery Terminal, del commercio di oggetti...







“Ho capito che indossare questa uniforme significa assumersi un impegno morale che va oltre ogni dovere professionale: significa essere al servizio, sempre, anche quando nessuno guarda. Significa portare sulle spalle la fiducia di un’intera comunità.
E questa è la vera consapevolezza della mia scelta: non ho scelto solo un lavoro, ma un ideale. Ho scelto di credere nella forza delle istituzioni, nella bellezza delle regole, nella possibilità di essere esempio. Ho scelto di vivere con disciplina, spirito di corpo, sacrificio e dedizione.”
Sono le parole del Carabiniere Anna Calciano, originaria di Grassano e attualmente in servizio presso la Stazione Carabinieri di Massa, intervenuta ieri al convegno “La consapevolezza di una scelta” promosso dal Comitato Festa Sant’Innocenzo e San Rocco per commemorare il Carabiniere Giovanni Gatti.
Giovanni figlio di un calzolaio, a Grassano faceva il sarto. Si arruolò come Carabiniere a cavallo e non ebbe un attimo di esitazione quando, nel pomeriggio dell’8 settembre 1943, sentite le sirene, segno di un attacco imminente, anziché mettersi al riparo, da appartenente alla prima squadra Carabinieri Reali della Caserma Pastrengo, corse al lavoro. Quel giorno era a casa di una delle figlie del dott. Arcangelo Ilvento per prepararsi a un concorso. Fu implorato a desistere, a mettersi in salvo, ma lui seguì soltanto ciò che gli imponeva la propria coscienza.
Ricordare Giovanni ha voluto restituire un modello ai giovani, sottolineando quanto sia cruciale la scelta di indossare una divisa, in questo caso quella dell’Arma.
Rivolgendo un pensiero ai ragazzi suoi coetanei, il Carabiniere Calciano ha sottolineato: “Non abbiate paura di scegliere. Non temete l’impegno, non fuggite dalla responsabilità. Perché scegliere, davvero, significa crescere, mettersi in gioco, costruire il proprio destino con coraggio.
L’Arma dei Carabinieri significa essere presenza viva nelle città, nei paesi, nelle famiglie. Significa essere custodi di quella speranza di cui il nostro Paese ha bisogno.
Oggi, se mi guardo indietro, so che rifarei questa scelta. Perché è una scelta che mi ha fatto crescere, che mi ha reso donna, cittadina, Carabiniere”.
Giovanni, nella sua breve permanenza a Roma, dal 1941 quando ha frequentato il corso di Carabinieri Reali a Cavallo nella Caserma di Centocelle al 1943, in servizio nella Caserma Pastrengo, ha avuto un intenso rapporto epistolare con i suoi familiari. Lettere custodite gelosamente, che testimoniano l’umanità di questo ragazzo.
La signora Milena Albanese, il signor Andrea Gatti di Napoli, la signora Filomena Gatti e il signor Andrea Gatti, fratello e sorella, di Los Angeles giunti a Grassano per partecipare all’incontro sono i nipoti di Giovanni. Non c’è stato un momento della loro infanzia nel quale non hanno respirato il pathos di questa triste storia.
Per il sindaco di Grassano Filippo Luberto, si è trattato di un appuntamento “non solo istituzionale ma prima di tutto umano e di profondo valore civico che ci invita a riflettere su un concetto potente, quello della scelta consapevole”.
Il Maresciallo Giuseppe Foti ha ricordato che è stato grazie “all’intuizione e alla sensibilità del Luogotenente Giuseppe Fedele che si è potuto riscoprire il volto, la vita e l’anima di questo nostro concittadino. Durante una visita al cimitero locale, il collega ha notato la foto di un giovane in divisa: un’immagine che ha suscitato domande, curiosità, ma soprattutto un senso di dovere morale. Non si limita a un gesto di rispetto: sceglie di andare a fondo, di dare un nome e una storia a quel volto. E quando il sottoscritto è arrivato a Grassano, è stato messo al corrente di questa vicenda, restandone profondamente colpito. Insieme quindi, animati dallo stesso spirito, abbiamo deciso di indagare, di ricostruire la storia di quel volto. Non potevamo restare indifferenti”.
Secondo don Pino Daraio presidente del Comitato festeggiamenti per Sant’Innocenzo e San Rocco, “l’individualismo non ci porta da nessuna parte. Bisogna avere il gusto della vita, non consumarla ma vivere come un dono: generare amicizie, affetti, progetti, tempo condiviso che può aiutarci a crescere”.
Alla fine del convegno, moderato dalla giornalista Rossella Montemurro, si è proceduto alla scoprimento di una targa in memoria di Giovanni Gatti.
La serata si è conclusa con il concerto, presentato dalla signora Luisa Conte, della Fanfara del 10° Reggimento Carabinieri Campania.

