Nei giorni scorsi è stato donato al Sindaco di Matera Antonio Nicoletti un prezioso angioletto in cartapesta, opera dell'artista Francesca Cascione, che per il terzo anno consecutivo avrà il compito di realizzare il Carro Trionfale in onore di Maria SS. della Bruna....
La vita è fatta di relazioni, e le relazioni, per quanto importanti, sono spesso segnate da incomprensioni, contrasti, errori. Sbagliano gli altri, sbagliamo noi. È parte della natura umana. Ma ciò che distingue una persona giusta da una vendicativa, un individuo maturo da uno impulsivo, è la capacità di scegliere come rispondere all’errore altrui. La massima “ad un errore non si risponde mai con un altro errore” non è solo un consiglio morale: è una guida per la costruzione di rapporti sani, di società civili e di percorsi interiori autentici.
La massima “ad un errore non si risponde mai con un altro errore” ci invita a non cadere nella tentazione della reazione impulsiva. Quando qualcuno ci offende, ci ferisce, ci tradisce o ci fa un torto, è naturale provare rabbia, delusione, frustrazione. Tuttavia, rispondere con un comportamento simile — offendendo, ferendo o facendo a nostra volta un torto — non ripara il danno, anzi, lo amplifica. L’errore genera solo altro errore, come un incendio che, se non spento, divampa e distrugge tutto ciò che incontra.
La vendetta, la ritorsione o anche la semplice reazione negativa sono istintive, ma quasi mai risolutive. In fondo, replicare con lo stesso comportamento scorretto ci rende simili a chi ci ha fatto del male. Non ci differenziamo, non insegniamo nulla, non miglioriamo nulla.
Peggio: ci trasformiamo, poco a poco, in ciò che inizialmente condannavamo.
Immaginiamo una discussione tra due amici. Uno dei due, per rabbia o incomprensione, dice qualcosa di offensivo. L’altro, sentendosi attaccato, risponde con un insulto ancora più grave.
Il risultato? Entrambi si allontanano, il rapporto si deteriora, e il dolore aumenta. Se invece il secondo amico avesse risposto con calma, magari dicendo “quello che hai detto mi ha ferito, ma voglio capire il perché”, la discussione avrebbe preso una piega diversa.
La comprensione avrebbe sostituito l’aggressività, e forse da quell’errore iniziale sarebbe nata una crescita reciproca.
Nella scuola, gli insegnanti hanno una grande responsabilità. Quando uno studente sbaglia, non è giusto umiliarlo o punirlo in modo sproporzionato. L’obiettivo dell’educazione non è “rispondere” all’errore con un altro errore, ma accompagnare l’alunno verso la consapevolezza e il cambiamento. Una punizione senza spiegazione o senza empatia può essere un errore peggiore di quello dello studente stesso.
Nel campo della giustizia, questo principio è ancora più evidente. Le leggi non nascono per vendetta, ma per ristabilire l’equilibrio. Uno Stato civile non risponde a un crimine con crudeltà, ma con un processo equo, con pene proporzionate, con un sistema che mira al reinserimento e alla prevenzione, non alla vendetta cieca.
Anche nella società, rispondere all’odio con altro odio — pensiamo ai conflitti tra gruppi sociali, etnie, religioni — ha sempre portato distruzione. Solo chi ha il coraggio di interrompere la catena dell’errore può diventare vero costruttore di pace.
Molte tradizioni morali, religiose e filosofiche hanno espresso in modi diversi questo principio. Nella cultura cristiana, ad esempio, Gesù invita a “porgere l’altra guancia”, non per debolezza, ma per spezzare la spirale del male. Gandhi diceva che “occhio per occhio rende cieco il mondo”.
I grandi pensatori hanno sempre compreso che la vera forza è nel controllo di sé, nella risposta giusta al momento sbagliato.
Questo significa che rispondere a un errore con un altro errore è facile, quasi automatico. Ma è proprio quando scegliamo di non farlo che diventiamo davvero liberi.
Liberi dall’odio, liberi dal rancore, liberi dalla schiavitù del risentimento. Significa agire con giustizia, con saggezza, con cuore.
Non si tratta di accettare passivamente il male, ma di contrastarlo nel modo giusto, con l’intelligenza e il rispetto di sé e degli altri.
Scegliere di non rispondere all’errore con un altro errore è un atto rivoluzionario, perché rompe il ciclo del male e costruisce, passo dopo passo, un mondo più umano.
Nicola Incampo

