martedì, 30 Giugno 2026

Al via la 15esima Edizione del Premio Moda Matera 2026

Matera, già Capitale Europea della Cultura e oggi Capitale del Mediterraneo e del Dialogo 2026 insieme alla città marocchina di Tétouan, si prepara a diventare il centro nevralgico dello stile e della creatività internazionale. Prende il via la 15^ Edizione del Premio...

“Donne e tecnologie emergenti”: le opinioni di Patrizia Minardi, direttrice della Fondazione Sassi e fondatrice del Soroptimist Club International di Matera e Antonella Corbacio, studentessa dell’Istituto del Design

Non demonizzare le tecnologie emergenti ma fare in modo che al centro ci siano sempre le persone: per quanto possano essere d’aiuto, è ormai noto che strumenti come l’A.I. non potranno mai raggiungere il livello di un essere umano ma avranno sempre un senso di...

Un giorno scrissi alla lavagna: “L’unione fa la forza”.

Ed invitai i ragazzi a riflettere.

E poi aggiunsi: “L’unione fa la forza, ma occorre sempre aggiungere che nasca umile e che diventi comunione”.

Adesso vi leggerò una favola di Ivan Andreevič Krylov.

Ivan Andreevic Krylov nacque a Mosca nel 1768 (morì a Pietroburgo nel 1844). Modesto impiegato della burocrazia imperiale, pubblicò violente satire sociali su «Lo Spettatore» e su «Il Mercurio di San Pietroburgo», da lui diretti.

Quando i giornali furono soppressi, Krylov scomparve dalla scena letteraria. Dopo l’avvento al trono di Aleksander I, uscì nel 1809 un suo volume di 23 favole, che ottenne un successo senza precedenti.

Dal 1810 al 1820 seguirono altre otto raccolte analoghe.

Ispirandosi a Esopo e a La Fontaine, Krylov esprime la sua tipica filosofia piccolo-borghese, imperniata sul buonsenso e con un certo filisteismo morale. Le sue favole di animali, in cui il folklore pre-cristiano si fonde con la saggezza spicciola del contadino russo, mettono in berlina con umorismo immediato e senza ambizioni intellettuali, tutti i vizi umani, ma soprattutto l’ignoranza, la presunzione, la stupidità, con ampi riferimenti alla realtà contemporanea. L’impianto formale è severamente arcaico, settecentesco.

Krylov è un conservatore classicista.

Ma usando per le sue favole la lingua viva del popolo russo, diede dignità d’arte per la prima volta a forme idiomatiche entrate poi a far parte del patrimonio letterario russo.

La favola è la seguente

Il granchio, il luccio e il cigno

Un granchio, un luccio e un cigno un bel mattino

si misero a tirare un carrettino;

unirono gli sforzi tutti quanti

ma il carretto non fece un passo avanti.

Leggero il peso a tutti insieme appare.

Ma il cigno sulle nubi vuol volare;

il granchio va a ritroso e, si comprende,

il luccio per natura all’acqua attende.

Chi ha torto e chi ha ragione? Chi lo sa?

Il carro intanto resta sempre là.

Quando non van tra loro

i compagni d’accordo nel lavoro

non s’ottiene un bel niente:

è vana ogni fatica, inconcludente.

Come potete notare non sempre coincidono verità e ragione.

A volte capita che la ragione mortifichi e riduca al silenzio la verità fino al punto di avvilire l’uomo con la sua libertà e dignità.

Questo è quanto ci suggerisce la favola.

Se voi riflettete il granchio, il cigno e il luccio pensano ed agiscono da soli, sono disattenti alla verità.

Il loro sforzo sarà del tutto inutile.

È necessario imparare.

L’uomo è grande solo se si piega in ginocchio davanti alla verità.

Nicola Incampo

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