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Il presepe con Gesù, Giuseppe e Maria non è soltanto una rappresentazione tradizionale del Natale, ma un potente simbolo di inclusione culturale e sociale. Questa scena evocativa racconta di umiltà, accoglienza e fraternità, valori che travalicano il significato strettamente religioso per diventare patrimonio umano condiviso.
L’espressione “non c’è inclusione senza presepe con Gesù, Giuseppe e Maria” sottolinea come questa tradizione possa essere un punto di incontro e un invito a riconoscere l’altro nel contesto comune delle radici culturali.
Il presepe è una forma di poesia e narrazione che unisce generazioni, evocando emozioni profonde e suscitando un senso di comunità.
Non si tratta solo di un rito religioso, ma di un messaggio universale che parla di povertà, umiltà e fraternità, come spiegato da filosofi e osservatori culturali. Difatti, la presenza del Bambino, della Madre e del Padre nella scena natalizia rappresenta l’essenza stessa della famiglia e dell’accoglienza, valori fondamentali per ogni società inclusiva.
La tradizione del presepe riesce a veicolare un messaggio di pace e di convivenza, capace di parlare anche a chi non condivide la fede cristiana.
La querelle sull’allestimento del presepe nei luoghi pubblici e nelle scuole sottolinea la sua importanza culturale ma anche le tensioni che possono nascere in società sempre più multiculturali.
Da una parte, c’è chi sostiene il valore identitario e storico del presepe come simbolo della cultura italiana; dall’altra, emerge la preoccupazione per il rispetto delle diverse tradizioni religiose e culturali, in un’Italia sempre più pluralista.
Tuttavia, escludere il presepe dallo spazio pubblico rischia di svuotare la società di un momento di comunione e di riflessione sui valori fondanti della convivenza civile.
Inoltre, il presepe mette in evidenza una verità sociale profonda: nel volto di Gesù bambino bambino, della Madre Maria e di Giuseppe, si riflettono i volti dei poveri, degli esclusi, dei “clandestini” dei nostri giorni, richiamando la necessità di accogliere e proteggere chi è in difficoltà.
Questa metafora viva invita a praticare un’inclusione reale, che non si limiti a formule astratte, ma che si traduca in accoglienza concreta, rispetto delle diversità e solidarietà. La rappresentazione del Natale attraverso il presepe diventa così una lezione di umanità, capace di abbattere le barriere culturali e linguistiche.
Per questi motivi, la presenza di Gesù, Giuseppe e Maria nel presepe è un simbolo irrinunciabile per una vera inclusione.
Il presepe non è solo una tradizione da difendere, ma un patrimonio che parla di identità condivisa, di storia, di rispetto e di speranza, elementi imprescindibili in un mondo che vuole essere plurale e coeso.
È in questo gesto semplice, fatto di statuine e luci, che si costruisce un dialogo tra passato e futuro, tra diversi, in cui ciascuno può trovare un luogo di accoglienza e di riconoscimento.
Nicola Incampo

