Prosegue in maniera attenta e puntuale l’attività di analisi di tutti gli aspetti connessi all’organizzazione dell’evento inaugurale di “Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026”. Si è, a tal fine, svolta in mattinata, presso il Palazzo del...



Il legame tra arte, poesia e natura ripresi sulla tavolozza con una pittura densa e vivace. Il sole sfolgorante, il mare che scintilla, le suggestive estati campestri e i fascinosi paesaggi rurali punteggiati di olivi, il tutto ripreso con i colori puri e accesi del Sud, fonte di ispirazione, ritratto in un’ampia luce propositiva. Sono i temi delle opere del maestro Athos Faccincani, creatore di un’arte raffinata in cui ogni pennellata è un atto di amore. Dal 17 gennaio al 2 febbraio il maestro del colore, come viene definito questo grande artista, è presente a Molfetta (Bari) nella Sala dei Templari con una sua personale intitolata “Emozioni di luce”. In occasione della vernissage lo abbiamo intervistato.
Maestro Faccincani, lei è originario di Peschiera del Garda in Veneto, torna spesso al Sud?
Torno spesso e sempre volentieri nel Sud Italia e in particolare in Puglia. Qui ci arrivai nei primi anni ‘80 ed è cambiata la mia vita. Ho scoperto la cordialità, i colori, la luce, il sole. Prima avevo una tavolozza malinconica e triste.
A cosa era dedicata nel passato la sua arte?
Mi dedicavo alla ricerca della sofferenza. Sia la mia, sia quella degli altri, del mondo delle disabilità, delle carceri, dei manicomi. Realizzai nell’81 a Verona, una grande mostra sui sentimenti nella guerra la inaugurò il presidente della Repubblica, Sandro Pertini, poi fu portata in altre città d’Italia. Pertini mi onorò del titolo di Cavaliere della Repubblica per meriti artistici e mi conferì anche la medaglia d’oro.
Fu un grande riconoscimento…
Certo, però io avevo patito talmente tanto in questo mio lungo percorso che dopo rimasi vari mesi senza lavorare. In seguito giunsi per caso in Puglia, sul Gargano a Ischitelle, un paesino dove incontrai gente unica, dopo mi recai a Gallipoli dove nelle mie passeggiate scoprii la felicità. Visitando una casa piccola, in un oliveto, vidi tre bambini che giocavano nella campagna mentre la mamma e il papà effettuavano dei lavori. Mi dissi questa è la felicità e da lì è cambiato tutto.
Che emozioni le dà la luce del Mezzogiorno..
Ha condizionato in maniera fantastica tutto il mio lavoro posteriore a quegli anni.
Adesso a cosa sta lavorando?
Sono tornato alle figure, non a quelle della sofferenza, ma come ritratti gioiosi, alle maschere di Venezia dove, tra l’altro, ho vissuto. Ma dipingo anche il Lago di Garda o altri paesaggi a Nord che prima non amavo perché nebulosi. Adesso li realizzo con i colori del Sud, sono i colori del sole e della vita.
Alcuni anni addietro ha portato anche a Matera una sua mostra, cosa ricorda?
Ricordo che il sindaco di allora Buccico voleva darmi una casa nei Sassi per fare delle lezioni ai ragazzi, mi sarebbe piaciuto ma ero sempre in giro per il mondo ad inaugurare mostre e non potetti accettare, anche se mi sarebbe piaciuto. Ho realizzato molti lavori su Matera, anche lì è stato un bellissimo impatto poiché, come per avvenuto per tutto il Sud mi hanno sempre emozionato i suoi colori, vedi la Calabria o la Costiera Amalfitana, sono stupendi. Come ho detto prima i colori del Sud mi hanno cambiato la vita!
Filippo Radogna

