sabato, 8 Agosto 2026

Quando l’identità partenopea non è un gene, ma una calamita che attrae chiunque la sfiori: “Non siamo napoletani. I 100 non napoletani che hanno fatto grande Napoli”, il nuovo libro del giornalista Michelangelo Iossa

“Napoli significa molte cose: una centralità assoluta nell'Europa mediterranea, un’urgenza di autorappresentarsi che non ha eguali nel mondo, un patrimonio di melodie impareggiabili e un’oleografia persistente che resiste a ogni tentativo di sfoltimento. È la...

Tra i libri che hanno segnato l’infanzia e l’adolescenza di molti lettori italiani, soprattutto nei decenni passati, “Fabiola” occupa un posto speciale. Non è un caso che sia spesso ricordato come “il primo libro” da chi è cresciuto tra gli anni Cinquanta e Ottanta: un romanzo storico capace di unire avventura, sentimento e un forte messaggio morale, in un’epoca in cui la narrativa per ragazzi guardava spesso al passato per parlare al presente.

L’autore, Nicholas Wiseman, non era uno scrittore di professione ma un ecclesiastico: nato a Siviglia da famiglia irlandese nel 1802, divenne arcivescovo di Westminster e in seguito cardinale, figura di primo piano nella rinascita del cattolicesimo in Inghilterra a metà Ottocento. Pubblicò “Fabiola, o la Chiesa delle catacombe” nel 1854, animato dall’intento di sensibilizzare i lettori inglesi, in un momento storico in cui la comunità cattolica britannica stava uscendo da una condizione di sostanziale marginalità legale e sociale. Il romanzo, tra l’altro, nacque anche come risposta a “Hypatia” dell’anglicano Charles Kingsley, opera che presentava il cristianesimo antico sotto una luce meno favorevole.

La vicenda è ambientata nella Roma del primo Quattrocento dopo Cristo, negli anni della persecuzione voluta dall’imperatore Diocleziano. Protagonista è Fabiola, giovane matrona romana di nobile famiglia: bella, colta, viziata dal padre Fabius, che non le nega nulla. Nonostante una vita apparentemente perfetta, Fabiola nasconde un vuoto interiore. Un giorno, in un accesso d’ira, ferisce la sua schiava Syra, segretamente cristiana: da questo episodio prende avvio una lenta trasformazione interiore, alimentata dall’umiltà e dalla devozione di Syra e dall’affetto per la cugina Agnese, che culminerà nella conversione della protagonista al cristianesimo.

Attorno alla storia di Fabiola, Wiseman intreccia le vicende di numerosi martiri realmente venerati dalla Chiesa, come Sant’Agnese, San Sebastiano, San Pancrazio e San Tarcisio, mescolando finzione narrativa e agiografia. Sullo sfondo si muove anche la figura di un giovane ufficiale destinato a cambiare la storia di Roma: Costantino.

Il romanzo ebbe una fortuna straordinaria e fu tradotto in numerosissime lingue, con decine di edizioni italiane pubblicate tra Otto e Novecento. Proprio per la sua capacità di raccontare la storia della prima Chiesa in forma avvincente, per lungo tempo è stato considerato una lettura quasi “formativa”, spesso proposta ai ragazzi nelle scuole cattoliche o consigliata dalle famiglie.

La popolarità della storia ha varcato anche i confini della pagina scritta: nel 1948 ne fu tratto un film, primo grande kolossal italiano del dopoguerra, che ottenne un notevole successo di incassi pur suscitando polemiche, sia tra i cattolici per alcune scene giudicate troppo audaci, sia tra la critica per i toni ritenuti eccessivamente retorici.

Riletto oggi, “Fabiola” mostra inevitabilmente i segni del tempo: la contrapposizione tra buoni e cattivi è netta, la prosa risente della retorica tipica del romanzo ottocentesco, e la ricostruzione storica, per quanto documentata nella topografia romana, serve chiaramente uno scopo edificante più che un rigore storiografico. Resta però un testo interessante, quasi archeologico nel suo essere testimonianza di un’epoca e di un modo di raccontare la fede attraverso l’avventura.

Per chi lo ha letto da bambino, come il sottoscritto, “Fabiola” rimane legato al ricordo delle prime, grandi scoperte della lettura: il fascino della Roma antica, la tensione della persecuzione, il coraggio dei martiri. Un romanzo che, al di là dei suoi limiti letterari, ha saputo accompagnare per generazioni l’ingresso nel mondo dei libri.

Nicola Incampo

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