giovedì, 2 Aprile 2026

Autismo: inclusione e azioni concrete

In occasione della Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo, oggi 2 aprile, la Regione Basilicata rinnova il proprio impegno a favore dell’inclusione, del sostegno alle famiglie e della piena tutela dei diritti delle persone con disturbo dello spettro...

Metapontino: l’assessore Latronico sui danni del maltempo

“Sto seguendo con forte preoccupazione quanto sta accadendo in queste ore nel Metapontino a seguito della grandinata che ha colpito in particolare i territori di Rotondella e Nova Siri – dichiara Cosimo Latronico, assessore alla Salute, Politiche per la Persona e Pnrr...

Ieri Don Mario Antonio, parroco di Montemurro, ha compiuto 56 anni e ha chiesto ai suoi fedeli che gli facevano gli auguri di pregare per lui, come lui fa per tutti ogni giorno. Frattanto prosegue nello svolgimento dei riti e delle funzioni della settimana Santa della sua Parrocchia di Santa Maria Assunta che guida da circa due anni. In precedenza, nella nostra regione, è stato in vari comuni: dallo Scalo di Grassano a Tricarico,  da San Giorgio Lucano a Sant’Arcangelo, da Teana a Tursi, da Oliveto Lucano a Stigliano sino a Montemurro. Dappertutto Don Mario è stato ben accolto anche per via della sua disponibilità e bonomia, del suo sapersi immergere nelle comunità e saperle guidare spiritualmente, pur essendo nato e vissuto per lungo tempo in Angola, Paese dell’Africa meridionale (ex colonia portoghese dove il cattolicesimo è seguito da larga parte della popolazione). Vive in Italia dal 2008, inviato come missionario, dopo essere stato in Francia e altri Paesi europei. Nato nel 1970 a Ganda-Chicuma, in provincia di Benguela, dopo il liceo durante gli anni della guerra civile, è entrato in seminario laureandosi in filosofia e teologia. In seguito, in Italia si è laureato in Lingua e cultura moderna all’Università di Basilicata e poi ha conseguito la laurea all’interfacoltà di Lingue e Scienze politiche dell’Università di Bari, si è quindi specializzato alla Pontificia Università. Parla diverse lingue e, cosa molto particolare, ha la passione per le arti marziali e nello specifico per il karate, disciplina della quale è maestro e cintura nera VI Dan. E proprio quest’ultimo punto, ci ha molto incuriosito, per cui ci siamo soffermati a parlarne nell’intervista che segue anche perché Don Mario ha avuto la brillante idea di inventarsi corsi di karate per i suoi giovani parrocchiani nei vari paesi lucani nei quali è stato inviato a svolgere il suo sacerdozio. 

Buongiorno Don Mario, anzitutto auguri anche se in ritardo. Una curiosità, si trova bene in Basilicata? E’ stato ben accolto?

Grazie per gli auguri. La Chiesa insegna che per noi sacerdoti c’è urgenza della missione. La missione è universale e necessaria in questo mondo che cambia. Quindi ti devi sentire a casa dovunque tu sia. All’inizio è stato un po’ difficile perché era necessario dapprima imparare bene la lingua e poi conoscere la cultura del luogo. Devo dire che sono stato sempre in buone mani e i vescovi e le varie comunità mi hanno sempre accolto di buon grado. Anche in Basilicata vivo una bella esperienza di fraternità sacerdotale. Quindi mi sento bene e mi sento a casa. Attualmente sono a Montemurro come parroco e mi trovo bene. I miei parrocchiani sono generosi e hanno un grande senso di responsabilità e di accoglienza. Anche quelli che non vengono in chiesa sono meravigliosi. Capita alcune volte che mangiamo assieme le tante bontà lucane come i peperoni cruschi, la pecora alla pastorale, i cavatelli con le rape… facciamo anche scampagnate. Una bella comunità. Ringrazio tutti.

E nella Comunità lei, oltre alla sua funzione sacerdotale, invoglia i ragazzi a fare sport

Io faccio lo sport come fosse una pastorale nel senso di far passare il messaggio di Dio. Il karate è anzitutto una disciplina mentale e spirituale per la crescita dell’essere, è una  disciplina che trascende competizione e combattimento. E’ un modo di tenere vicini i giovani, aggregarli. Fare sport aiuta a stare lontani dalle cattive abitudini, combatte il bullismo, è indispensabile per crescere sani ed è un modo proficuo di far socializzare, di insegnare valori, rispetto e autocontrollo, oltre che contribuire ad animare la nostra realtà che ne ha bisogno.

Quando ha iniziato a praticare il karate.

Ho iniziato nel 1983. E’ stata una mia passione sin da ragazzino. Ho praticato lo stile shotokan e ho fatto pure dei seminari interstili dove era importante notare le piccole e grandi differenze tra questi. Poi ho praticato anche il kung fu e il taekwondo. Ho insegnato arti marziali agli altri ragazzi quando ero in seminario e ai soldati dell’esercito angolano. Insegnavo non solo tecniche di difesa personale ma come funziona e cosa fosse il karate. I primi Dan nel karate li ho ricevuto nel mio Paese poi in Francia e in Italia. Non ci sono differenze tra il karate praticato nel mio Paese e quello europeo perché noi artisti marziali parliamo un unico linguaggio. 

Dove si è allenato in Europa?

Mi sono allenato in Francia dove è stata una bella esperienza. Poi in Italia. Quando sono giunto a Sant’Arcangelo ho conosciuto il maestro Vincenzo D’Onofrio che ha visto le mie abilità e mi ha chiesto di essere collaboratore nella sua palestra.

Quindi ha iniziato a tenere lezioni anche qui da noi?

Sì, ho incontrato i ragazzi della mia parrocchia che si allenavano e poi venivano dall’oratorio. Mi sono trovato bene. Organizzavamo anche le messe insieme ai  genitori con i ragazzi che frequentavano la palestra.

Ha allenato anche i giovani campioni della Famiglia D’Onofrio?

Sì, il maestro D’Onofrio mi ha chiesto di seguire tutti i suoi allievi e allenarli. Molte volte li abbiamo allenati insieme. Nel caso di Francesco, Terryana e Orsola erano ancora piccoli ma erano già molto bravi! Il bello è che erano legati alla fede, Francesco e Terryana allora erano già cresimati, mentre Orsola si stava ancora preparando. Giusy faceva la maestrina con i più piccoli. Ricordo che il maestro D’Onofrio era sempre accogliente e affabile nel suo “dojo”, termine che non significa palestra ma per noi maestri vuol dire luogo dove si pratica la via, luogo di prevenzione, rispetto ed educazione.

In quale altro comune ha avuto modo di tenere corsi di karate per i suoi parrocchiani?

Dopo sant’Arcangelo sono stato trasferito a Oliveto Lucano  e lì ho aperto una palestra in quanto me lo hanno chiesto i miei parrocchiani per i loro figli avendo saputo della mia attività sportiva. Ho guidato i ragazzi fino alla cintura gialla. Poi sono stato trasferito a Stigliano, noi siamo come soldati e andiamo dove la Santa Madre Chiesa ci chiede. Anche a Stigliano è stata una bella esperienza sia sacerdotale che sportiva. Ho incontrato l’allora presidente del Coni Basilicata, Leopoldo Desiderio, sia il presidente della Fijlkam Basilicata, Giuseppe Attico e abbiamo svolto varie attività.

Attualmente invece sta svolgendo il suo mandato sacerdotale a Montemurro e, tra l’altro, insegna il karate ai ragazzi…

Sì, a Montemurro ho oltre 20 ragazzi di tutte le fasce di età, ci alleniamo nella palestra della scuola messa a disposizione dal Comune che ringrazio. Voglio che loro si allenino per il benessere fisico e mentale, poi via via faranno i primi esami per le cinture.

Come hanno preso questa sua iniziativa a Montemurro?

Molto bene, i ragazzi sono felici di praticare karate. Ho già acquistato i primi cinque kimono e quando i ragazzi li hanno visti ne ho dovuti ordinari altri dieci. Dietro un giovane ci sono i genitori, la famiglia, i nonni. Le mie iniziative sono un modo per unire, per cui intendo organizzare esibizioni e invitare tutti a seguirle, sarà anche un modo per contribuire a tenere coesa la nostra piccola comunità.

Ma cosa significa essere prete e karateka?

Le due cose per me si legano. Il karate è spirito, calma, equilibrio a tuto tondo, è rispetto al prossimo, concentrazione, spirito indomabile, onestà, amicizia, è personalità sicura, salute mentale. Aiuta a entrare in profondo contatto con Dio, mi aiuta senza far fatica a entrare nel mondo della “meditatio”, “contemplatio” e “ruminatio”.  E’  controllo di sé. Il karate è equilibrio è personalità sicura, amicizia, fratellanza e solleranza, familiarità. E’ cultura, fede, scienza e arte!

In chiusura può dirmi se le manca il suo Paese?

Come sacerdote e missionario dico che la nostra patria è il mondo. Noi sacerdoti siamo di tutti.  Nonostante questo ogni anno torno in Angola. Mi piace evidenziare  che l’Angola a breve avrà la gioia di ricevere il Santo Padre Papa Leone XIV. E questa è una cosa bellissima che mi molto rende felice. Cristo risorto vi protegga da ogni male e vi colmi di benedizioni. Auguri di Buona Pasqua!

Filippo Radogna

Pubblicità
Pubblicità
Copy link