lunedì, 31 Agosto 2026

Dal 1° ottobre 2026 il cittadino lucano pagherà 2,50 euro a ricetta sulla farmaceutica convenzionata. La misura viene presentata come una scelta di responsabilità sui conti. I numeri raccontano un’altra storia: si tassa il canale che sfora di meno e si lascia intatto quello che sfora di più. È una toppa da 2,50 euro applicata sul buco sbagliato. E mentre si discute di pochi centesimi a ricetta, resta nell’ombra un fenomeno che pesa molto di più sulle tasche delle famiglie: le porte dell’accreditato che si chiudono al SSN nella seconda metà del mese.

“Si tassano 8 milioni di sforamento e se ne ignorano 45. Si colpisce chi prende più farmaci e a metà mese l’accreditato chiude la porta del Servizio sanitario: il cittadino lucano paga due volte.”— Dott. Antonio P. Coviello, Segretario Regionale SIMG Basilicata

Cronistoria del ticket farmaceutico in Basilicata

In Basilicata la quota fissa sulla ricetta farmaceutica fu introdotta il 1° ottobre 2011. All’inizio era modulata sull’ISEE: nessun ticket fino a 14.000 euro; poi 1,50 €, 2 € e 2,50 € a ricetta a seconda della fascia economica.

Dal 1° luglio 2013 il sistema venne semplificato: 1 euro a ricetta per le fasce di reddito più basse individuate dalla Regione e 2 euro per gli altri assistiti non esenti.

Negli ultimi anni prima dell’abolizione, sulla base delle fonti disponibili, la quota fissa farmaceutica produceva un gettito nell’ordine di circa 6 milioni di euro l’anno.

Perché fu abolita nel 2020 (e con quali risorse)

Con la legge di bilancio per il 2020 (legge 160/2019) lo Stato mise a disposizione risorse specifiche per consentire alle Regioni di abolire le quote aggiuntive di compartecipazione. Per la Basilicata il finanziamento era destinato proprio alla quota applicata sulla farmaceutica convenzionata. La Regione eliminò la quota fissa con DGR 496/2020, con decorrenza dal 28 luglio 2020.

Un punto dirimente: non fu un’abolizione resa possibile da un miglioramento dei conti sanitari regionali. Intervenne una copertura nazionale che compensava alle Regioni il mancato gettito. Oggi quella copertura non c’è più, e la reintroduzione del ticket ne è la diretta conseguenza contabile.

Dove pesa davvero lo sforamento: i numeri AIFA

Chi difende il ticket eviti di parlare in astratto e guardi il Monitoraggio AIFA della spesa farmaceutica 2025. Il verdetto è netto: il canale colpito dal nuovo ticket — la convenzionata — è quello che sfora meno. Tutto il resto — la parte grossa e crescente — sta negli acquisti diretti e nella componente ospedaliera, dove il ticket non arriva.

Basilicata — spesa farmaceutica 2025 (fonte: Monitoraggio AIFA)• Convenzionata: 7,45% del FSR contro un tetto del 6,80% → sforamento contenuto, ~0,65 punti, nell’ordine di 8 milioni di euro.• Acquisti diretti/ospedaliera: incidenza intorno al 12% contro un tetto dell’8,50% → è qui che si concentra lo scostamento, nell’ordine di 45 milioni.• Spesa complessiva (gen-ott 2025): circa 207 milioni, pari al 20,11% del FSR contro un tetto del 15,30%: scostamento di circa 49,5 milioni (75,4 mln convenzionata + 131,7 mln acquisti diretti).→ Oltre l’80% dello sforamento sta negli acquisti diretti e nell’ospedaliera. Il ticket va a bussare esattamente dalla porta sbagliata.

Tradotto: un provvedimento di scarso peso sui conti e di forte peso sui malati. A pagare non è chi spreca, ma chi ha bisogno: il pluripatologico che ritira più ricette perché ha più patologie viene penalizzato una ricetta dopo l’altra. La leva vera è altrove — governance degli acquisti diretti e ospedalieri: appropriatezza, volumi, centrali di committenza, accordi negoziali, tempi di presa in carico. Tutto ciò che il ticket non tocca.

L’altro balzello invisibile: i tetti alle strutture accreditate

E qui viene il silenzio più assordante. Nessuno parla del balzello che pesa davvero: nella seconda metà del mese il cittadino non riesce più a ottenere gratuitamente una prestazione presso la struttura accreditata di prossimità, perché il budget assegnato dalla Regione — a quanto viene detto ai pazienti — è già esaurito. Non 2,50 euro: decine di euro per una visita o un esame, o settimane di attesa. Ogni mese, puntuale.

Non è un’anomalia locale, ma il prodotto di un meccanismo nazionale. Le strutture private accreditate sono finanziate tramite accordi contrattuali (art. 8-quinquies e 8-sexies del D.Lgs. 502/1992) con un “ammontare globale predefinito”: un tetto di spesa invalicabile. Dal D.L. 95/2012 (spending review) quel tetto è ancorato alla spesa consuntivata nel 2011 ridotta del 2% — un parametro sostanzialmente congelato da oltre un decennio, a fronte di popolazione più anziana e più multi morbida.

Esaurita la capienza, le prestazioni erogate oltre il tetto non le paga nessuno: la giurisprudenza è consolidata (Cass. civ. 13884/2020; Consiglio di Stato), il tetto è un muro invalicabile e l’extra-budget è residuale ed eventuale. La struttura, che non può lavorare in perdita, abbassa la saracinesca del SSN e riapre quella del privato. Il cittadino o attende o mette mano al portafoglio. Non è malasanità di qualcuno: è il sistema che funziona esattamente come è stato costruito.

Il dato lucano di contesto: per la specialistica ambulatoriale la Regione ha fissato per il 2025-2026 un tetto complessivo di 25.738.043 euro per i residenti e 2.797.651 euro per i non residenti — importi determinati proprio in applicazione del D.L. 95/2012 (spesa 2011 −2%). Un budget strutturalmente insufficiente rispetto al fabbisogno reale.

La situazione nelle altre Regioni: quadro comparativo

Il meccanismo del tetto è uniforme su tutto il territorio nazionale; ciò che cambia è quanto rigidamente morde, in funzione della salute dei conti regionali e delle scelte di ripartizione. Non esiste un dato pubblico sistematico sul “giorno del mese” in cui ciascuna struttura esaurisce il budget; il confronto seguente ricostruisce perciò i fattori strutturali e le situazioni note.

Area / RegioneConti regionaliCome “morde” il tetto alle accreditateExtra-budget
BasilicataNon in Piano di rientro, ma forte pressione di spesaBudget annuo ripartito; capienza esaurita in corso di mese/annoNon remunerato
CampaniaPiano di rientro (già commissariata)Volumi e tetti rigidi; budget integrativi comunicati caso per casoRegressione / abbattimento
CalabriaPiano di rientro, commissariataVincolo rigoroso; segnalati blocchi dei pagamenti extra-budgetNon remunerato
PugliaPiano di rientroTetti rigidi; deroghe solo per prestazioni salvavita (es. dialisi)Regressione
Sicilia / Lazio / Abruzzo / MolisePiano di rientro (Molise commissariata)Caps rigidi, margini di rimodulazione limitatiResiduale
SardegnaNon in PdR; acquisti diretti altissimi (~15% FSR)Riparto ASL contestato per squilibri territorialiSu fatturato complessivo
Emilia-R. / Toscana / Veneto / LombardiaConti in equilibrioPiù margine; budget integrativi per abbattere le liste d’attesaTalora rimborsato
Friuli-V.G. (es. Pordenone)EquilibrioBudget trasferito al privato per tagliare le liste (~25 mln, 2026)Dinamica opposta

La fotografia è impietosa: il fenomeno è nazionale, ma spacca l’Italia in due. Dove i conti tengono — Emilia-Romagna, Toscana, Veneto, Lombardia, Friuli — il budget viene perfino ampliato verso il privato per abbattere le liste d’attesa. Dove i conti sono in affanno — il Sud in Piano di rientro, e la Basilicata sotto pressione — il tetto è un muro e l’extra-budget non lo paga nessuno. Il diritto alla salute, che dovrebbe essere uguale per tutti, cambia a seconda del codice di avviamento postale.

La doppia penalizzazione del cittadino lucano

Il cittadino lucano paga due voltePrima con il ticket, ogni ricetta, sul canale che sfora di meno. Poi di nuovo, a metà mese, quando l’accreditato gli chiude la porta del SSN e deve scegliere se attendere settimane o pagare la visita di tasca propria. Due prelievi sullo stesso cittadino, mentre lo sforamento vero — quello degli acquisti diretti e dell’ospedaliera — resta senza governo. Chiunque difenda questa impostazione ci spieghi come possa chiamarsi equità.

Cosa chiediamo

●      Spostare la governance dove sta il problema: non sulla convenzionata, ma sugli acquisti diretti e ospedalieri, che valgono oltre l’80% dello sforamento. Appropriatezza, centrali di committenza, accordi negoziali, tempi di presa in carico. Lì si recuperano milioni, non centesimi.

●      Aprire i budget alla luce del sole: trasparenza sui tetti residui delle accreditate e rimodulazione infrannuale, perché nessun cittadino si senta più dire “il budget è finito” il giorno 15 del mese.

●      Applicare davvero i percorsi di tutela del Piano nazionale liste d’attesa 2026-2028: prestazione fuori dai tempi = erogazione in accreditato o intramoenia a carico dell’Azienda, a costo zero per chi ha diritto alla cura.

●      Difendere i malati veri: che il ticket non si scarichi su chi assume più farmaci perché ha più patologie. Le esenzioni per reddito non bastano a intercettare la fragilità clinica.

Addendum

La colonna Extra budget descrive cosa succede al pagamento delle prestazioni erogate oltre il tetto. Con esempi:

Non remunerato (Basilicata, Calabria) — l’eccedenza non viene pagata affatto. Budget mensile €50.000, esaurito il giorno 18; il paziente 51° arriva con richiesta di ecografia (tariffa €40): se la struttura la fa in convenzione ci rimette €40, perché l’ASL non la rimborsa. Quindi non la fa in SSN. È il “budget esaurito” a metà mese.

Regressione tariffaria / abbattimento (Campania, Puglia) — l’eccedenza è pagata, ma a tariffa tagliata. La stessa ecografia da €40 entro budget viene rimborsata, poniamo, €28 oltre il tetto. La struttura continua a lavorare (ci guadagna qualcosa), ma con margine ridotto: scoraggia l’eccesso senza bloccarlo.

Residuale (Sicilia/Lazio/Abruzzo/Molise) — l’extra-budget si paga solo in casi eccezionali decisi dalla Regione, di solito limitati al salvavita. Su 105 prestazioni oltre tetto, le 5 dialisi vengono riconosciute, le altre 100 restano a carico della struttura.

Su fatturato complessivo (Sardegna) — variante tecnica del taglio: l’abbattimento si calcola sull’intero fatturato, non solo sulla parte eccedente. €600.000 prodotti contro un tetto di €500.000 → la riduzione si applica su tutti i €600.000, quindi colpisce anche le prestazioni erogate dentro il budget. Fu oggetto di contenzioso al TAR Sardegna.

Talora rimborsato (Emilia-R./Toscana/Veneto/Lombardia) — dove i conti reggono, l’eccedenza a volte viene riconosciuta con budget integrativi o incrementi in corso d’anno, tipicamente per abbattere le liste d’attesa.

Dinamica opposta (Friuli/Pordenone) — qui non si penalizza nulla: la Regione compra più prestazioni dal privato per ridurre le attese (~25 mln nel 2026). Il budget viene ampliato di proposito, non esaurito.

Il filo comune: più a Sud e più i conti sono in affanno, più il muro è netto e l’eccedenza resta non pagata — con la struttura che chiude gli sportelli SSN. Al Nord il vincolo esiste ma è più elastico.

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