È un argomento che intriga, forse perché è ancora ammantato di una conoscenza superficiale che non sempre gli attribuisce il giusto significato: parlare di ipnosi, e farlo con una figura competente, vuol dire soprattutto fare chiarezza rispetto a una pratica che oggi...
Un genitore dovrebbe essere soltanto un genitore; una famiglia, soltanto una famiglia. È un concetto ovvio che però si scontra con un dato di fatto: è tale solo per la maggior parte delle persone, per le altre è pura utopia.
Il genitore (e, di riflesso, tutta la famiglia) di un figlio autistico si ritrova ogni giorno a lottare su più fronti per ottenere ciò che spetta a una persona disabile.
Questo accade perché i diritti sono diventati privilegi, qualsiasi richiesta – anche quella che dovrebbe essere evasa nel minor tempo possibile – si scontra con lungaggini e ottusità, laddove deve esserci elasticità si incontra un’inspiegabile rigidità: il sostegno, l’aiuto, le belle parole e le buone intenzioni sono puntualmente contraddette dalla realtà.
Le terapie, l’insegnante di sostegno, l’assistenza, i progetti, le attività extrascolastiche non sono un lusso, un “di più”: per i nostri figli che hanno esigenze particolari sono l’asse portante della quotidianità. E sono diritti imprescindibili (dovrebbero essere scontati!), che non dovremmo aver bisogno di rivendicare ancora. Le telefonate, le anticamere, le attese e i problemi da risolvere sono tempo sottratto ai ragazzi. Sono lo specchio di una famiglia che ha ormai imparato a districarsi con le maglie burocratiche, con le porte chiuse e con l’assenza di risposte. In un infernale circolo vizioso.
Cosa c’è di “giusto” in tutto questo?
I nostri figli non sono numeri, pratiche da archiviare o problemi da rimandare. Sono persone con dignità, bisogni, capacità e diritti.
Non vogliamo essere costretti a scegliere tra arrenderci o combattere. Vorremmo semplicemente poter essere genitori, occuparci dei ragazzi, sostenerli, amarli senza dover consumare le nostre energie in una battaglia continua.

