Ci sono interventi che richiedono tecnica, altri che richiedono esperienza. E poi ci sono quelli in cui ogni millimetro può fare la differenza. È in questo contesto che si inserisce il complesso intervento chirurgico eseguito dall’equipe di Chirurgia Toracica del...
Non è chiusura, antipatia, diffidenza la nostra. È la stanchezza di giornate lunghissime, piene di incognite, contrattempi, difficoltà. Con un figlio autistico ogni giorno è una battaglia e una conquista. Per un figlio autistico, la famiglia è fondamentale e per ciascuna famiglia ogni giornata, pur con una pianificazione che rasenta la perfezione, l’imprevisto è dietro l’angolo e può mandare all’aria tutto.
Agli occhi degli altri – i parenti, i vicini di casa, i genitori dei compagni di scuola… – possiamo sembrare scostanti, in realtà siamo rassegnati perché chiusi e soli in situazioni spesso scomode che sono comprese fino in fondo solo da chi le vive. È come se fossimo in un mondo parallelo, con una velocità diversa – noi andiamo sempre a mille, guai a fermarci o si inceppa quel meccanismo che porta avanti tutto, ma siamo anche molto stanchi e consapevoli che non è umano! – e senza più desideri o prospettive che non siano quelli dei nostri figli e per i nostri figli.
Abbiamo dimenticato cos’è la vita sociale, andare al cinema, a un compleanno, il piacere di uscire con gli amici o, più semplicemente, di fare qualcosa per noi. I nostri volti segnati, il nostro atteggiamento serioso, le nostre espressioni pensierose sono agli antipodi con la felicità e i sorrisi ostentati. Il nostro involontario “isolamento” è causato da un sistema che lascia qualsiasi cosa sulle nostre spalle. Fermo restando che per i nostri ragazzi siamo disposti a tutto, fino a che punto dobbiamo spostare più in là l’asticella del limite?
Se inclusione, accoglienza, servizi e attenzione (autentica) alla disabilità fossero concetti radicati davvero nella nostra società, non dovremmo più porre domande come questa.

