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Passato e presente, tradizione e innovazione, tecnologie all’avanguardia inserite in uno spazio nel quale predomina il tufo in un mix suggestivo: è il locale dove dalla fine del 2025 si è trasferita la Farmacia Coniglio, una struttura moderna ed efficiente coordinata dalla dottoressa Renata Coniglio, nota per la professionalità e l’umanità.
Nel terzo volume della pubblicazione dell’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti Conservatori della Provincia di Matera Percorsi di Architettura, l’architetto Nicola Ambrosecchia che ha firmato il progetto e ha diretto i lavori della nuova farmacia, ha ripercorso le tappe di un’opera curata nei dettagli e che ha portato alla luce – senza snaturarlo come era accaduto con le precedenti attività commerciali che avevano addirittura cancellato gli elementi compositivi del sito originario – il “passato” del locale.
In quasi un secolo di vita – fu realizzato intorno ai primi anni Trenta – ha ospitato varie attività commerciali. Dopo essere rimasto inutilizzato per diversi anni, con il progetto dell’architetto Ambrosecchia, il locale ubicato in un edificio residenziale su più livelli in via Lucana a Matera è stato interessato da un intervento di recupero funzionale e risanamento conservativo.
Si sviluppa in un vano prospiciente via Lucana, nei due ambienti posteriori accessibili da vicolo Don Minzoni e in un piano ammezzato. Gli spazi posteriori erano stati nel tempo frazionati mediante la realizzazione di numerosi ambienti in cartongesso, materiale utilizzato in maniera estesa sia sulle pareti verticali sia sui soffitti.
“Una volta rimossa la stratificazione di opere in cartongesso sono emersi un atipico rivestimento di lastre in pietra serena risalente agli anni ’80 – la cui funzione probabilmente era quella di occultare fenomeni di umidità diffusa – e tutti gli interventi eseguiti sulle pareti verticali in muratura portante” spiega l’architetto Ambrosecchia. “Riportate le pareti in tufo allo stato originario sono ricomparse nicchie, passaggi ed anche l’originaria diramazione dei canali di evacuazione fumi di una cucina in muratura, rimossa chissà quando”.
La scoperta di questi elementi ha reso necessaria una ricerca storica sul locale e ha portato a una revisione del progetto iniziale: si è così scelto di valorizzare e rifunzionalizzare i caratteri originari ancora riconoscibili, ripristinando l’impianto planimetrico originario. Il vano anteriore, prospiciente via Lucana, destinato all’attività espositiva e commerciale, i due vani posteriori originariamente destinati alla residenza e il piano ammezzato utilizzato come deposito. Parallelamente sono state recuperate le nicchie, i varchi, i muri a faccia vista e le antiche canne fumarie ricavate nella parete della cucina in muratura: “Un segno del passato che torna a vivere – precisa l’architetto – e sta generando negli avventori nostalgia nelle persone anziane e curiosità nelle giovani generazioni. Una volta ridefinito l’involucro, la complessità dell’intervento progettuale ha riguardato la convivenza tra un locale “antico” ed un moderno presidio sanitario, qual è una farmacia del XXI sec. che, oltre a vendere medicinali e prodotti connessi, deve essere dotata di impianti e reti ad alto know how tecnologico in grado di interfacciarsi con i presidi ospedalieri locali per trasmettere esami clinici o prenotare visite intra o extramoenia. Tutto ciò ha obbligato l’utilizzo di impiantistica a vista, passaggi tecnici reversibili e schermature protettive per preservare l’integrità storico-architettonica nelle parti rimaste tali dell’immobile.”
La scelta dei materiali e dei colori e la progettazione degli arredi sono state finalizzate a non eclissare le pareti in tufo con un risultato finale gradevole: “Questi lavori – conclude l’architetto – ci pongono di fronte ad una significativa presa di coscienza da parte degli Architetti sul ruolo del Recupero o Risanamento Conservativo di immobili ricadenti in centro storico o in edifici significativi da un punto di vista realizzativo. Ogni intervento simile dovrebbe rappresentare un piccolo ma significativo Recupero identificativo di questi “vecchi” locali, nelle modalità di approccio e intervento su questi immobili storici o in aree sensibili della città attraverso il ripristino e la valorizzazione delle antiche tecniche costruttive, dei materiali utilizzati e dei particolari costruttivi utilizzati.
L’intervento, nella sua filosofia progettuale, non modifica la distribuzione e la destinazione dei locali del fabbricato, come non intende modificarne l’aspetto architettonico, ma tende essenzialmente al Recupero e alla valorizzazione di queste preesistenze spesso non adeguatamente attenzionate nelle varie tipologie di interventi previste dalle normative urbanistiche vigenti”.
Rossella Montemurro

