martedì, 29 Settembre 2026

Nella mattinata odierna, personale delle Sezioni di polizia giudiziaria della Procura della Repubblica di Matera. aliquote Polizia di Stato e Carabinieri, ha dato esecuzione a due distinte ordinanze emesse dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Matera, su richiesta della Procura, nei confronti di due uomini indagati per due ipotesi di estorsione aggravata e continuata, contestate in concorso.

Nei confronti di un indagato, di 40 anni, il GIP ha disposto la misura cautelare degli arresti domiciliari, accompagnata dal divieto di comunicare, attraverso il telefono, la rete internet o per interposta persona con soggetti diversi dai conviventi o da coloro che lo assistono.

Nei confronti del secondo indagato, di 42 anni, la Procura, alla luce della documentazione medica e specialistica acquisita, ha invece richiesto, ai sensi degli artt. 312 e 313 c.p.p., l’applicazione di una misura di sicurezza provvisoria. Accogliendo la richiesta, il GIP ha ritenuto sussistenti, allo stato degli atti, elementi indicativi di un possibile vizio totale o parziale di niente e della pericolosità sociale dell’indagato e ha disposto la misura di sicurezza provvisoria della libertà vigilata.

La misura di sicurezza provvisoria è stata ritenuta dal giudice idonea a coniugare le esigenze di tutela della collettività con quelle di cura dell’indagato.

Il procedimento trae origine dalle denunce di due persone che hanno riferito di essere state sottoposte, in tempi e con modalità diverse, a ripetute richieste di denaro accompagnate da minacce. Secondo l’ipotesi accusatoria, valutata dal GIP ai soli fini dell’applicazione delle rispettive misure, gli indagati avrebbero agito talvolta insieme e talvolta separatamente, imponendo alle persone offese la consegna di somme di denaro e, talvolta, anche l’acquisto e la cessione di beni.

La prima vicenda riguarda un uomo ultrasessantacinquenne e la sua famiglia. Le condotte contestate si collocherebbero a Matera tra il settembre 2024 e l’agosto 2025. In base alla ricostruzione contenuta nei provvedimenti. i due indagati avrebbero avanzato reiterate pretese economiche evocando ritorsioni fisiche contro la persona offesa e i suoi familiari. Nel corso di alcuni episodi sarebbero stati mostrati un coltellino e una pistola; quest’ultima, secondo la contestazione, sarebbe stata utilizzata anche per esplodere un colpo in aria a scopo intimidatorio. Per rafforzare la pressione, sarebbe stato inoltre richiamato il nome di un sedicente «don Vittorio», presentato come figura in grado di intervenire contro la vittima.

Le richieste avrebbero indotto l’uomo a consegnare contanti. a effettuare bonifici bancari, a emettere un assegno di 4.600 euro e ad acquistare gioielli, attrezzi da lavoro e altri beni poi consegnati agli

indagati. Nel capo d’incolpazione provvisoria il profitto complessivo riferito a questa vicenda è quantificato in circa 200.000 euro: si tratta di una stima oggetto di accertamento, che non coincide con la somma dei soli trasferimenti bancari indicati negli atti. Alcuni versamenti risultano accompagnati da causali formalmente riconducibili a prestiti o pagamenti; secondo l’ipotesi investigativa sarebbero invece collegati alle richieste estorsive.

La seconda vicenda riguarda un altro uomo, che ha riferito di richieste di denaro e di minacce risalenti, per alcuni episodi, agli anni precedenti e riprese con il coinvolgimento di entrambi gli indagati dal settembre 2024. Secondo la contestazione, in occasione di incontri presso il suo studio, i due avrebbero insistito per ottenere denaro, prospettando conseguenze in caso di rifiuto. La persona offesa avrebbe consegnato, tra l’altro, 1.000 euro nel settembre 2024 e, alcune settimane dopo, un’ulteriore somma di 290 euro. Le successive interlocuzioni, protrattesi sino al marzo 2025 secondo il capo d’incolpazione, avrebbero incluso nuove pretese economiche e iniziative volte a verificare se l’uomo si fosse rivolto alle forze dell’ordine.

Le indagini, condotte dalla polizia giudiziaria sotto il coordinamento della Procura, si sono avvalse delle dichiarazioni delle persone offese e di familiari, dell’esame di messaggi e conversazioni, di registrazioni e intercettazioni, nonché di accertamenti bancari. Secondo il GIP, tali elementi delineano, allo stato, un quadro di gravità indiziaria in ordine alle ipotesi di estorsione aggravata contestate a entrambi gli indagati. Quanto al destinatario degli arresti domiciliari, il giudice ha ravvisato esigenze cautelari connesse al rischio di reiterazione delle condotte e di interferenza con le fonti di piova. Quanto al secondo indagato, il GI P ha ritenuto che le sue condizioni psichiche e il connesso giudizio di pericolosità sociale rendessero necessario il diverso presidio terapeutico e giuridico costituito dalla misura di sicurezza provvisoria.

Si precisa che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. Le contestazioni, la ricostruzione dei fatti e le valutazioni sulle condizioni psichiche e sulla pericolosità sociale hanno carattere provvisorio e saranno sottoposte al contraddittorio e alle verifiche previste dalla legge. L’applicazione di una misura cautelare o di una misura di sicurezza provvisoria non costituisce accertamento definitivo di responsabilità: entrambi gli indagati sono presunti innocenti sino a eventuale sentenza irrevocabile di condanna.

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