I finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Matera hanno concluso una complessa operazione finalizzata al contrasto della diffusione di materiale pedopornografico, reati sessuali e spaccio di sostanze stupefacenti che ha portato all’esecuzione di tre...

“La malattia è un faro. Si accende e illumina la scena. I dettagli, gli angoli, le ombre. Non puoi piú fingere di essere chi vorresti sembrare. Nessuno può piú: tutta quella luce non dà scampo.
Il personale medico e infermieristico, le persone – i familiari, gli altri pazienti –, l’importanza delle relazioni e dell’amore in un percorso di cura: è intenso e toccante La cura (Einaudi) di Concita De Gregorio, un libro autobiografico nel quale la malattia dell’Autrice – un tumore al seno – diventa il pretesto per parlare di vita, malgrado la situazione difficile. Con uno stile semplice, diretto e con una delicatezza estrema, La cura è un flusso di coscienza che racchiude riflessioni, ricordi, esperienze, incontri in un momento in cui fragilità, attesa, incognite e speranza sono la costante.
“Nel tempo di dopo ho imparato che non è una guerra, la malattia. Non si combatte, si affronta, ci si affida a chi sa: è quel che succede, è quel che è, come tutto nella vita. È scritta nel corpo e l’esito non dipende da noi. Non è vero che vincono i coraggiosi e perdono i pavidi. (…)”.
Il “tempo di dopo” è quello che fa capire che “(…) serve bellezza, per affrontare tutto questo dolore. Servono leggerezza, un poco di allegria. Il carburante per viaggiare nel buio”. È quello che porta a sorta di selezione naturale di chi ci è accanto: “È stato come se si fossero formate due file separate e distinte: quelli che mi vogliono bene, quelli che si vogliono bene. Sarebbe meglio che non fosse necessario ammalarsi per capirlo, ma va cosí. (…).
È quello in cui emerge come la cura sia una prerogativa femminile – “(…) ti insegnano e ti convincono che la cura è delle donne, che le donne sono piú brave, che lo fanno meglio, sono piú pazienti e resistenti. E infatti: chi insegna la cura? Chi mostra con l’esempio, chi educa alla dedizione alla pazienza che servono quando la persona che fino a ieri era lí accanto a te, indipendente, adesso dipende. Ha sbalzi d’umore, non parla, se parla dice cose nuove, non belle, a volte rabbiose. Le madri. Le madri alle figlie, lo insegnano. (…)”.
Tra le pagine ci sono tante voci – su tutte quella di Angelina, per un periodo compagna di stanza d’ospedale e presenza preziosa –, unite alla propria storia che la De Gregorio racconta con grande umanità. Giorni difficili, passati quasi in apnea, il coraggio che non le è mancato nel prendere decisioni che avrebbero potuto nuocerla, visto il suo stato: tipo impuntarsi per andare da uno dei suoi figli, in Australia, per dirgli di persona della malattia.
Concita De Gregorio, giornalista e scrittrice, firma storica de «la Repubblica» dove attualmente lavora, è stata per tre anni direttore de «l’Unità». Ha quattro figli. Nel 2001 ha pubblicato Non lavate questo sangue (Laterza). Per Mondadori sono usciti Una madre lo sa. Tutte le ombre dell’amore perfetto (2006) e Malamore. Esercizi di resistenza al dolore (2008). Nel 2010 è uscito Un paese senza tempo. Fatti e figure in vent’anni di cronache italiane (il Saggiatore). Per Einaudi ha pubblicato Così è la vita (2011 e 2016), Io vi maledico (2013 e 2017), Un giorno sull’isola, scritto con il figlio Lorenzo, (2014 e 2017), Cosa pensano le ragazze (2016 e 2017), In tempo di guerra (2019 e 2021) e La cura (2026). Einaudi ha ripubblicato nel 2016 Non lavate questo sangue e Una madre lo sa e, nel 2017, Malamore.
Rossella Montemurro

