Giovedì 4 giugno 2026 alle ore 18 nella Cattedrale di Matera si svolgerà la solenne celebrazione del Corpus Domini presieduta da mons. Benoni Ambarus con la partecipazione di tutto il clero diocesano e delle comunità della Diocesi. Seguirà, al termine della Messa,...

“(…) Mi rendo conto che non so esattamente come parlare con mia madre, né di cosa, e mi rattrista sapere che non dipende dalla nostra incapacità di fare conversazione, ma dal fatto che non ho davvero niente da raccontarle su di me. Mi angoscia tantissimo che mia madre possa dispiacersi per me e pensare che, con tutto quello che lei e mio padre hanno fatto perché la mia vita fosse migliore della loro (più intensa, più interessante, più appassionata), io sia diventata una persona con un’esistenza banale e insignificante. Ricordo vagamente tutte le volte in cui mi ha detto: “Figlia mia, voglio solo che tu sia felice”. Chissà cosa significa, poi, felicità.”
In queste parole è racchiuso il senso de Lo scontento (Einaudi, traduzione di Federica Niola), l’esordio-caso editoriale – è stato tradotto in oltre 15 Paesi – di Beatriz Serrano. La “voce”, graffiante, è quella della 32enne Marisa. Lavora in un’agenzia pubblicitaria, è una middle manager con un assurdo titolo in inglese che serve per darle “arie su LinkedIn e gestire i convenevoli su Tinder”. Il suo lavoro consiste sostanzialmente “nel fare la simpatica e nel vendere fumo” – “(…) Di fatto non so fare niente e non so come sono arrivata qui. Credo a furia di affinare il gioco dell’ufficio, finché tutti si sono convinti che sono una grande professionista” – , ha un vicino sexy che quando serve diventa il suo amante, di Madrid adora il Museo del Prado e il Carrefour Quevedo aperto h24…
Lo scontento del titolo è quell’impasse esistenziale vissuto dalla ragazza: l’insoddisfazione diffusa e strisciante di una quotidianità che non è quella sperata, la disillusione costante, il Lorazepam che non manca mai. Il lavoro, in realtà, Marisa lo odia, e le ore d’ufficio le trascorre guardando video di gatti su YouTube: “(…) Giocare all’ufficio è facile, se sai come farlo. Il lavoro è solo una parte da recitare. Ho imparato a gestire tutto alla perfezione: so quali sono gli aneddoti infallibili per rompere il ghiaccio. So cosa devo chiedere per sembrare attenta e interessata. E so cosa devo dire perché il tempo passi più in fretta senza fare niente fino alle sei di pomeriggio”.
Ad un tratto, per Marisa cambia tutto…
Per El País “è da tempo che non si leggeva un esordio così divertente, amaro e corrosivo”.
Rossella Montemurro

