venerdì, 20 Febbraio 2026

“Lasciate che vi descriva: la solitudine è la tua compagna più fedele. Passi notti intere appostato in un’auto che odora di caffè freddo e sigarette spente – o anche solo di caffè freddo, se non fumi – osservando vite che scorrono dietro finestre illuminate. Il mondo va avanti senza di te, mentre tu resti fermo, invisibile, a cogliere dettagli che a nessuno importano finché non diventano cruciali.”

Benvenuti in una specie di universo parallelo dal quale tanti sono affascinati altri un po’ intimoriti: quello dei detective, gli investigatori privati che abbiamo imparato a conoscere dal cinema e dalla letteratura.

Better call Klara (Baldini+Castoldi) della numero uno di Europol – l’agenzia investigativa più importante d’Italia che opera a livello internazionale –, Klara Murnau, è una lettura coinvolgente e avvincente. A metà tra manuale e autobiografia, con uno stile diretto ed empatico che cattura fin dalle primissime pagine, ci accompagna “dietro le quinte” dell’attività investigativa. Se nell’immaginario collettivo risalta la vita avventurosa alla James Bond o le intuizioni alla Sherlock Holmes, le descrizioni di Klara ci riportano con i piedi per terra, sottolineando più volte l’indispensabilità di non andare mai oltre il limite sottile del rispetto della legge – l’onnipresente “pivacy” è un mantra da non travalicare – e delle sfumature dell’etica. Poi, ovvio, bisogna essere portati, proprio come lei, detective undercover per eccellenza: “Chi lavora in questo campo non è solo un professionista indipendente, il suo compito è vedere ciò che gli altri non vedono, o vedere ciò che vedono, ma da un’angolazione diversa. Esamina gli spazi più intimi delle persone, quelli non sottoposti all’attenzione delle autorità.”

Casi reali nazionali e internazionali, fra tradimenti e spionaggi aziendali – il pane quotidiano di Klara – sono riportati nel libro con un’avvertenza: le indagini sono vere ma “filtrate dalla memoria, dalla creatività e da quel pizzico di teatralità che serve a proteggere le persone coinvolte”. Detto in altri termini: “La verità è sempre lì, ma non aspettatevi di trovarla esattamente dove ve la aspettereste”.

Dalla parole, sempre obiettive, dell’autrice, emerge che il detective non è un eroe, ma una persona con dubbi e fragilità, così come la verità non è mai assoluta, ma un enigma, spesso sfuggente… che forse, in fondo, temiamo di scoprire.

È presente una vastissima bibliografia, un ulteriore valore aggiunto.

L’autrice non avrebbe mai immaginato di diventare una detective: eppure la sua carriera dimostra che gli imprevisti possono funzionare alla perfezione. Cresciuta in un ambiente militare e abituata fin da giovane a confrontarsi con culture diverse, dopo gli studi in ambito chimico guardava al mondo del cinema, non alle indagini. È proprio questa combinazione di rigore scientifico e natura istrionica ad averla guidata verso una professione iniziata quasi per caso e rapidamente consolidata. Oggi, dopo vent’anni di esperienza, è considerata una delle investigatrici undercover più versatili in attività: opera ogni settimana in un Paese diverso, muovendosi con competenza e riservatezza dove la verità tende a sfuggire.

Rossella Montemurro

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