mercoledì, 11 Febbraio 2026

È raccapricciante leggere Nobody’s Girl. La mia storia di sopravvivenza in nome della giustizia  (Bompiani, traduzione di Studio editoriale Littera – Elena Cantoni, Rachele Salerno, Lucia Visonà, Roberta Zuppet) l’autobiografia di Virginia Roberts Giuffre, la donna nota come la vittima di Jeffrey Epstein e Ghislaine Maxwell: ce la ricordiamo tutti, la sua foto – era appena diciassettenne, un sorriso smagliante a mascherare l’orrore che subiva – con il principe Andrea ha fatto il giro del mondo. Nell’aprile di quest’anno Virginia, attivista in difesa delle vittime di traffico sessuale, si è tolta la vita a soli 41 anni, lasciando tre figli.

“Il peso degli abusi è così pesante che per Virginia è diventato insopportabile gestirlo”, aveva dichiarato la sua famiglia. Perché se è vero che per l’opinione pubblica internazionale il nome di Virginia si associa a quello di Epstein e Maxwell, solo leggendo Nobody’s Girl ci si accorge che lei, fin da piccola, aveva vissuto un inferno già tra le mura domestiche, subendo abusi e violenze dal padre e da amici della famiglia d’origine. La madre alcolizzata e anaffettiva non la protegge come avrebbe dovuto ma la definisce ingestibile rinchiudendola in un centro di riabilitazione. Da un inferno a un altro, per la piccola Virginia, che quando riesce a fuggire cade nelle mani di nuovi sfruttatori, subendo altri abusi. La passione per i cavalli è l’unica cosa che la rasserena.

È davvero difficile andare avanti nella lettura del memoir che non contiene solo le accuse contro Epstein e il principe Andrea – che ha negato di averla abusata quando era minorenne e ha evitato il processo pagando un cospicuo risarcimento. Ceduta da Epstein e Maxwell ad altri uomini potenti, Virginia, oltre alle violenze, ha spesso sfiorato la morte. Accadeva negli incontri con un “primo ministro”, del quale non svela il nome – “mi strangolò ripetutamente fino a farmi perdere i sensi (…)” –, tanto che scongiurò, invano, Epstein di non mandarla più da lui.

“Il resoconto personale di Virginia del suo periodo nell’or­bita di Epstein e Maxwell è suffragato da migliaia di pagine di documenti processuali, comprese le deposizioni giurate e i registri di volo di Epstein. Questi contenevano nomi e cognomi di molti degli uomini con i quali Virginia è stata costretta ad avere rapporti”, scrive la coautrice Amy Wallace.

A diciannove anni, la fuga dal controllo del magnate americano e una nuova vita. A lungo indifesa e sostanzialmente sola, Virginia ha dimostrato un coraggio incredibile nel voler metter nero su bianco il suo vissuto. Lo ha fatto per aiutare altre donne, e lottare per un mondo più giusto e più sicuro.

Rossella Montemurro

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