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Nunzia non ha neanche vent’anni né un partner fisso ma un mucchio di sogni da realizzare; Maddalena, quasi quarant’anni, donna sposata, rincorre quello che sembra ormai un miraggio. Entrambe hanno in comune il concetto di maternità: per Nunzia si tratta di un incidente, qualcosa di cui sbarazzarsi al più presto perché le va a sovvertire il futuro brillante da professoressa di Greco – un riscatto che deve al padre che non c’è più e ha lasciato lei e la mamma con una pescheria da portare avanti –; per Maddalena è, invece, la fine di tentativi andati a vuoto, attese disilluse, lo zero virgola poco di possibilità di rimanere incinta – uno zero virgola poco cui Maddalena si aggrappa come a un salvagente lanciato quando stai annegando, o come la possibilità di ricevere un figlio in adozione.
Proseguono appaiati i nove mesi confusi e pesanti di Maddalena e quelli bui e angoscianti di Nunzia in Amata (HarperCollins) di Ilaria Bernardini, uno spaccato ricco di interrogativi sulle molteplici sfumature che assume la maternità. Croce e condanna per Nunzia, salvezza e unico scopo per Maddalena.
Nell’alternanza delle due storie, impercettibilmente e indissolubilmente legate, si viene travolti dalle loro emozioni, due contrasti marcati dai quali traspare tanta introspezione.
“Al primo impianto di embrione fallito hai capito che comprare in anticipo qualsiasi oggetto che ricordi la maternità è un errore. Come dagli altri dolori, ti è toccato imparare anche da questo. Te lo saresti risparmiata come ti saresti risparmiata anni a controllare il ciclo, a buttare via test di gravidanza. Ma anche i test, visto che portavano con loro la parola gravidanza, ti attiravano. Ti saresti risparmiata le punture nella pancia, tutti i controlli, le gambe aperte. Le parole, le analisi, le teorie. Sei stata visitata così tanto, hai aperto il tuo corpo agli altri così tanto che ti sei riempita di vergogna.
Hai imparato che se la prima volta che ti impiantano un embrione ti senti incinta e a Milano, in circonvallazione, entri in un negozio di duemila metri quadri dedicato ai bambini, potrà, quel posto, rivelarsi per sempre il simbolo della fine. La prima fine di tutte le altre che verranno. La fine della prima speranza. Della prima gravidanza che pensavi ci fosse e non c’era. Ti sentivi incinta perchè ti eri occupata di diventarlo, avevi scelto e seguito i movimenti e le tappe che dovevano portare a quel risultato. Ti sentivi incinta perchè eri stata ore e giorni nei reparti in cui si resta incinta.”
Abbandonata, per forza di cose, la trafila dell’inseminazione artificiale, quando finalmente arriva la chiamata per l’adozione, sui giornali e in televisione Maddalena legge di appelli a una giovane madre che ha lasciato una neonata in una Culla per la Vita. Sua figlia forse? O figlia di chi?
L’Autrice – che ha scritto anche la sceneggiatura del film omonimo diretto da Elisa Amoruso e interpretato da Miriam Leone, Tecla Insolia e Stefano Accorsi – si è accorta di aver affrontato un tema che in un certo senso le appartiene: solo a libro concluso a libro concluso si è ricordata che i suoi bisnonni erano entrambi figli di nn. Denci era un bisnonno meraviglioso che aveva insegnato a sua madre “a camminare in montagna, a raccogliere funghi e mirtilli e a stare attenta alle vipere. Quando lei piangeva perchè le mancava sua mamma – il suo più grande terrore era che i suoi genitori non fossero quelli veri e che l’abbandonassero – Denci e Pierina sapevano farla sorridere di nuovo.
Le ho chiesto se si fosse mai domandata come potesse sentirsi Denci, a sentirla piangere e invocare mamma, lui che una madre non l’aveva mai avuta. Se il suo terrore di bambina per l’abbandono non fosse l’eco lontana di quella Ruota degli esposti che aveva accolto Denci il 21 gennaio del 1894 a Novara”.
Con delicatezza e sensibilità, Amata mette il lettore di fronte a dilemmi, speranze, rimpianti e scelte difficilissime.
Ilaria Bernardini scrive per il cinema, la televisione e i giornali. Ha scritto romanzi (Non è niente, I supereroi, Corpo libero, Domenica), graphic novel e raccolte di racconti (La fine dell’amore, L’inizio di tutte le cose). I suoi ultimi libri, usciti per Mondadori e pubblicati in diversi paesi, sono Faremo foresta (2018), Il ritratto (2020) e Il dolore non esiste (2024).
Rossella Montemurro

