sabato, 17 Ottobre 2026

Allarme carburanti, vertice in Prefettura a Matera

Si è tenuta questo pomeriggio presso il Palazzo del Governo una riunione del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica presieduta dal Prefetto, Maria Carolina Ippolito, al fine di esaminare la situazione legata all’emergenza carburanti. All’incontro...

Bardi “spiega” i 25 milioni per l’agricoltura

Il Presidente Vito Bardi precisa che un pacchetto complessivo di 25 milioni di euro è destinato a sostenere le imprese agricole lucane tra risposte immediate all’emergenza e interventi a medio termine. È il quadro finanziario complessivo delineato dalla Regione...

Un uomo si sveglia convinto di aver perso una parola nel sonno, incapace di ricordarsi quale. Progressivamente, un’ossessione s’impadronisce di lui: che una alla volta tutte le parole lo abbandoneranno e che, perdendo il linguaggio, la sua vita si svuoterà. Rifugiatosi su un’isola al largo del continente, l’uomo si ostina a cercare questa parola mancante. La cerca nel vento, la cerca nella solitudine, sonda le nuvole, ascolta i silenzi. La sua caccia alla parola perduta lo incita a lasciar passare i giorni, esponendosi incessantemente agli effetti della luce sull’oceano, riflessa anche dallo specchio della sua camera d’albergo. Presto, anche il quadro attaccato al muro, dipinto dal precedente e misterioso inquilino della stanza, sembra animarsi di vita propria, mutando in funzione dell’atmosfera, riempiendosi di nuovi tratti man mano che la mente del narratore si svuota di parole. Il protagonista decide allora, invano, di catturarne giorno dopo giorno le metamorfosi con una vecchia macchina fotografica. Sarà dall’oceano o dal quadro, o da entrambi, che infine emergerà una donna in carne e ossa per restituirgli la voglia di abbandonarsi al piacere e svelargli il senso dell’oblio?

Nel libro di Philippe Forest L’oblio (Fandango) la strana esperienza di perdita che vive il narratore ne riproduce un’altra precedente, la evoca e la ripete – perdita in quel caso di una persona invece che di una parola -, fino a quando tutti gli elementi sparsi della storia in trompe l’oeil non cominciano a ricomporsi e s’incanalano verso un ritorno. Non ci sono più parole per dire, ma solo per stare.

Philippe Forest (Parigi 1962) è scrittore, critico letterario e cinematografico, autore di saggi sulla letteratura contemporanea (Storia di Tel Quel, Histoire de Tel Quel) e di romanzi: Tutti i bambini tranne uno (Fandango); Per tutta la notte, Sarinagara, L’amore nuovo, Il secolo delle nuvole, concepiti come strumenti di analisi autobiografica e di indagine di contesti culturali complessi. Nelle opere critiche più recenti ha indagato la relazione tra genere romanzesco e realtà: Il romanzo, il reale. Un romanzo è ancora possibile? (1999), Il romanzo, l’io, Il gatto di Schrödinger, Piena (Fandango).

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