Ha rappresentato la Basilicata all’80esimo Congresso Nazionale della Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva, “ICARE 2026”, il dott. Francesco Massimo Romito, direttore della struttura complessa di Anestesia e rianimazione dell’Azienda...
La cerimonia di premiazione, promossa dall’Associazione Culturale Matera Poesia 1995, ha celebrato oltre a scrittori di fama i giovani talenti della poesia e reso omaggio alla figura artistica e letteraria di Antonella Pagano, cosiddetta «contadina della parola».
La poesia come espressione delle emozioni più profonde, come strumento di conoscenza e come testimonianza capace di attraversare il tempo. È stato questo il filo conduttore della cerimonia di premiazione del Premio Artistico Letterario «Una cartolina da Matera», giunto alla sua XII edizione, svoltasi nelle giornate del 24 e 25 ottobre 2026 e organizzata dall’Associazione Culturale Matera Poesia 1995.
Un appuntamento dedicato alla creatività, alla sensibilità e alla forza della parola, che ha visto tra i protagonisti numerosi giovani poeti premiati per aver saputo tradurre in versi le proprie emozioni, dando voce a quel mondo interiore che trova nella poesia una forma autentica di espressione e condivisione.
All’interno di una manifestazione dedicata alla cultura e alla valorizzazione della scrittura, un momento particolarmente intenso e partecipato è stato riservato al ricordo, in memoria e a suffragio, della poetessa e artista Antonella Pagano, recentemente scomparsa, la cui figura umana e intellettuale ha lasciato un segno profondo nel panorama culturale e in quanti hanno avuto modo di conoscerla, apprezzarne le opere e condividere con lei percorsi di ricerca e confronto.
A volere e realizzare questo spazio di memoria è stata la presidente dell’associazione, Maria Antonella D’Agostino, che ha ripercorso la vita e il cammino artistico e letterario di Antonella Pagano, richiamando le numerose pagine da lei scritte, le opere realizzate e la straordinaria poliedricità di una personalità capace di muoversi tra linguaggi, territori, immagini e parole, sempre guidata da una ricerca profonda della bellezza.
Nel suo ricordo è emersa la figura di un’artista illuminata, animata da una sensibilità fuori dal comune e da una visione culturale originale, capace di trasformare l’esperienza del mondo in materia poetica e di restituire, attraverso le proprie creazioni, la ricchezza delle persone, dei luoghi e delle identità.
Particolarmente accorato e commosso è stato l’intervento dello scrittore Giovanni Di Lena, che ha voluto sottolineare soprattutto il coraggio intellettuale e la forza innovativa del percorso di Antonella Pagano. «Voglio sottolineare e testimoniare il coraggio e la forza di Antonella. Ha avuto un coraggio intellettuale enorme, quello di portare avanti un progetto artistico innovativo e strabiliante, di notevole spessore», ha affermato Di Lena, ricordando quanto la sua ricerca abbia rappresentato un contributo significativo per il mondo della cultura e della poesia. Lo scrittore ha quindi rievocato l’affetto che lo legava all’artista, i numerosi aneddoti, i ricordi condivisi e le occasioni di confronto culturale, anche acceso, che avevano caratterizzato il loro rapporto. Un percorso costellato di incontri e di performance di Antonella capaci di sorprendere e lasciare il pubblico senza parole.
«Le sue bellissime performance ci hanno lasciato stupiti e a bocca aperta, al punto da farci sentire quasi da parte di fronte alla bellezza della parola e all’intelligenza intellettuale di Antonella», ha aggiunto, restituendo il ritratto di una donna che ha saputo fare della propria ricerca artistica un’esperienza di continua scoperta.
Il saluto del fratello Gianni: «Una cartolina per Matera Poesia da Antonella Pagano»
Un momento toccante della cerimonia è stato l’intervento del fratello Gianni Pagano, presente all’incontro e invitato a rivolgere ai partecipanti un saluto, che ha voluto intitolare «Una cartolina per Matera Poesia da Antonella Pagano».
Un testo intenso, pronunciato come un dialogo diretto con la sorella, quasi che Antonella fosse ancora lì, presente tra i suoi amici, i suoi estimatori e quanti continuano a sentirla viva attraverso le sue parole.
«Ci sono persone di cui non si riesce a parlare al passato, perché continuano a vivere nelle parole, nei ricordi e nell’amore che hanno lasciato», ha esordito Gianni, dando voce a un sentimento intimo e universale, quello di un legame che la morte non riesce a interrompere.
Nel suo messaggio, Antonella è stata evocata come «creatura della Parola e dell’ascolto», capace di raccogliere le storie, le lacrime delle donne, le voci dei popoli e le meraviglie del mondo, trasformandole in poesia. Una donna che ha attraversato territori geografici e dell’anima, insegnando che «ascoltare è un modo profondo di amare».
Il fratello ha quindi richiamato alcune delle immagini più care alla poetessa: lo scampanio infinito dei suoi campanelli, i chicchi preziosi della vita, il richiamo che faceva spesso alla «Vitaaa!!», la bellezza dei paesaggi, dei profumi e dei colori, fino a quel viaggio oltre l’orizzonte che oggi continua attraverso la sua eredità letteraria.
«Antonella, “percorrimi” ancora. Percorrici tutti e resta nella nostra memoria, nel nostro cuore, in ogni parola capace di farsi carezza. Perché non sarai mai soltanto un ricordo. Sarai sempre parte viva di noi».
Parole che hanno racchiuso il senso più profondo dell’omaggio: non una semplice commemorazione, ma il riconoscimento di una presenza che continua a vivere nelle opere, nelle relazioni e nella bellezza seminata lungo il cammino.
Nel suo saluto, Gianni ha inoltre ricordato Sultancece, l’ultimo libro della sorella, pubblicato nel marzo 2026 su iniziativa di Lara Di Carlo dell’editrice PandiLettere, e il progetto di ricerca e narrazione dei territori italiani al quale Antonella aveva dedicato energie, curiosità e passione. Un percorso che la sua scomparsa ha interrotto, ma non cancellato, perché affidato ormai alla voce e alle pagine che restano.
Il messaggio si è concluso con un’immagine particolarmente evocativa: «La tua voce non tace: sta cavalcando l’eternità, sta solcando l’eterno perché tu sei contadina della parola».
Una definizione che restituisce con straordinaria efficacia l’essenza della sua poetica: coltivare la parola come si coltiva la terra, con pazienza, cura, dedizione e amore.
La voce di Rosa Loponte restituisce l’essenza della poetessa
A completare il momento di raccoglimento è stata Rosa Loponte, la cui voce ispirata ha accompagnato i presenti in un ulteriore viaggio nell’universo poetico e artistico di Antonella Pagano, attraverso la lettura di due brani tratti dalle sue opere e dalle sue testimonianze pubbliche.
Il primo testo, tratto da un video del 2020 pubblicato sul canale YouTube dell’artista e dedicato al Cantiere della bellezza a Nepi, ha restituito con immediatezza la sua concezione dell’arte come esperienza capace di rivelare la dimensione più intima dell’essere umano.
«Vivo il mio sogno, sono imprenditore di sogni e materializzo le mie visioni; e amo ritrarre, penetrare gli sguardi e raccontare la storia di chi mi ha fatto partecipe della sua intima bellezza».
In queste parole si riconosce il nucleo della sua ricerca: la capacità di andare oltre la superficie, di cogliere l’essenza delle persone e di trasformare uno sguardo, un incontro o un frammento di vita in una forma di conoscenza e bellezza.
«Nel lavoro mi perdo, mi identifico, trovo atmosfere sconosciute, ridisegno sguardi, ritraggo il loro spirito», prosegue il testo, fino alla dichiarazione che sembra racchiudere l’intera sua visione: «Nel lavoro mi perdo, mi identifico […] con gesti oramai meditativi in cui l’Amore è l’unico protagonista».
Il secondo brano ha condotto i presenti direttamente nelle pagine di Sultancece, l’opera pubblicata nel marzo 2026 su iniziativa di Lara Di Carlo dell’Editrice PandiLettere, attraverso il suo incipit dedicato alla straordinaria varietà dei territori italiani.
«Quante Italie! Quante Italie in una sola Italia!».
È da questa esclamazione che prende avvio un racconto fatto di colline, pianure, prati, montagne, laghi e mari, ma anche di identità, profumi, colori, sapori, suoni e architetture. Un’Italia osservata con lo sguardo curioso di chi sa riconoscere la bellezza tanto nei grandi paesaggi quanto nei dettagli più piccoli e apparentemente insignificanti.
Antonella scrive:
«Territori dell’anima o fisici che siano, io li coltivo tutti alacremente, mai mi dirò stanca poiché quella è la gioia per la mia mente».
E poi la sua definizione, destinata a rimanere come una dichiarazione d’identità e di poetica:
«Son contadina, contadina della parola, bando, pertanto, sia ad ogni altra elucubrazione. Contadina con la roncola, l’accetta e la matita, lieta così cammino per la vita».
Versi che racchiudono il senso di un’esistenza dedicata alla ricerca, alla narrazione e alla valorizzazione della bellezza, intesa non come elemento distante dalla vita quotidiana, ma come presenza da riconoscere, coltivare e condividere.
La lettura di Rosa Loponte ha così restituito ai presenti non soltanto la memoria di un’artista scomparsa, ma la sua voce, il suo modo di osservare il mondo e quella curiosità inesauribile che l’ha spinta a esplorare territori, raccogliere storie e trasformare ogni esperienza in occasione di conoscenza.
Un’eredità culturale che continua a parlare
Il ricordo di Antonella Pagano si è inserito nel cuore di una manifestazione che, attraverso il Premio «Una cartolina da Matera», continua a promuovere la poesia come spazio di incontro tra generazioni, sensibilità e visioni del mondo.
La presenza di numerosi giovani premiati ha reso ancora più significativo questo momento: da una parte, nuove voci che si affacciano al mondo della scrittura e affidano ai versi le proprie emozioni; dall’altra, la testimonianza di una donna che ha fatto della parola uno strumento di esplorazione, espressione e libertà intellettuale.
Due dimensioni che si sono idealmente incontrate nel segno della continuità della cultura e della memoria.
Per quanti desiderino approfondire l’opera di Antonella Pagano, Sultancece è disponibile in versione cartacea attraverso il sito dell’editrice PandiLettere, dove è possibile reperire anche le indicazioni per accedere all’audiolibro, letto dalla voce dell’autrice attraverso il QR code disponibile in rete.
Il volume è consultabile e acquistabile online sul sito ufficiale: www.pandilettere.com/inostrilibri .
La cerimonia si è conclusa idealmente con l’immagine evocata dal fratello Gianni: quella delle rondini di pane e di pace, simbolo di un viaggio che prosegue oltre il tempo e lo spazio.
Perché alcune voci non si spengono con l’assenza. Continuano a risuonare nelle pagine, nei luoghi raccontati, negli incontri che hanno saputo generare e nelle persone che hanno imparato a guardare il mondo attraverso la loro sensibilità.
Antonella Pagano resta così, nella memoria di chi l’ha conosciuta e nella sua eredità artistica, una «contadina della parola»: una donna che ha seminato bellezza e che, attraverso la poesia, continua ancora a coltivarla.

