martedì, 29 Settembre 2026

Riceviamo e pubblichiamo da Michela Laguardia e Giovanni Viggiani:

Spesso le pagine di cronaca ci restituiscono un’immagine parziale e frammentata del fenomeno migratorio, concentrandosi quasi esclusivamente sulle emergenze e sulle criticità. Con questa lettera, vorrei invitare i Suoi lettori ad alzare lo sguardo e a posarlo su una realtà diversa, luminosa e profondamente radicata nel nostro territorio, che merita di essere raccontata ad alta voce. È la storia di Souleymane Bah, un cittadino originario della Guinea. Il suo percorso non è iniziato nei salotti, ma nella fatica di un viaggio di inaudita durezza, iniziato a febbraio del 2018. Dopo due mesi di cammino è giunto in Libia dove, dopo altri due mesi, ha tentato la prima traversata verso l’Italia. La polizia libica però bloccò il viaggio e condusse Souleymane in un carcere libico, dove ha toccato con mano e conosciuto le brutalità che spesso vediamo solo nei film. È rimasto in quel carcere fino a dicembre e, una volta riuscito ad uscire, ha tentato un secondo viaggio nel 2019: dopo due giorni in mare, a causa di un’avaria al motore, un pescatore tunisino si offrì di portarli nella sua terra. È rimasto in Tunisia fino alla fine di agosto del 2022, perché la pandemia mondiale non permetteva di rischiare un ulteriore tentativo, sapendo, come la cronaca ci ha drammaticamente fatto osservare, che chi ci provava spesso non toccava terra vivo. Finalmente, nel settembre del 2022, ha affrontato il terzo viaggio ed è approdato in Sicilia, arrivando l’11 settembre nel nostro territorio. Mentre i suoi amici sognavano le grandi città o la Francia, tanto che, su un gruppo di quindici persone, ben dieci sono andate via e oggi solo lui e un altro sono restati, Souleymane ha capito subito dove doveva stare. La prima cosa più bella che ha trovato qui sono stati gli occhi e il cuore di due persone speciali, che lo hanno fatto sentire a casa e gli hanno dato la certezza che questo sarebbe stato il posto che non avrebbe più lasciato. Oggi, Souleymane lavora presso il centro di accoglienza Straordinaria Casa Marconia gestito dalla Soc. Coop. Filef Basilicata. Qui non si limita a svolgere le sue mansioni, ma incarna un vero e proprio ponte umano. La sua dedizione, tuttavia, non timbra il cartellino: al di fuori dell’orario di lavoro, offre gratuitamente e instancabilmente la sua competenza di mediazione linguistica e culturale a tutti coloro che hanno bisogno di lui. Il suo intervento di facilitazione è diventato uno strumento prezioso per creare un matching positivo e virtuoso tra i cittadini e le diverse comunità straniere insediate nei territori pisticcesi e nei comuni limitrofi. Grazie a lui, si superano le barriere della diffidenza e si costruiscono reti di vera e propria convivenza attiva. La grandezza dell’operato di Souleymane risiede nella sua capacità di fungere da vera e propria “antenna sociale”. Grazie alla profonda fiducia che ripongono in lui sia i cittadini italiani che le comunità straniere, riesce a intercettare bisogni, fragilità e tensioni silenziose prima che si trasformino in emergenze. Ascolta, orienta e consiglia, diventando un punto di riferimento per chiunque si trovi in un momento di difficoltà, dimostrando che una comunità sicura è, prima di tutto, una comunità che non lascia indietro nessuno. C’è un ulteriore aspetto del suo operato che ritengo cruciale e che impatta direttamente sull’economia e sulla sicurezza del nostro territorio: il sostegno nei luoghi di lavoro. Con pazienza e grande professionalità, Souleymane facilita quotidianamente l’incontro tra la domanda delle aziende locali e l’offerta dei lavoratori stranieri. Aiuta a superare le incomprensioni culturali, garantendo che le aspettative di entrambe le parti vengano rispettate. Questo lavoro di “cucitura” sociale ha un valore inestimabile. Inserendo le persone in circuiti lavorativi regolari e trasparenti, si crea il più forte degli anticorpi contro lo sfruttamento e l’illegalità. Quello che Souleymane trasmette instancabilmente ai suoi connazionali, e a chiunque incroci il suo cammino, è il valore della cittadinanza attiva. Insegna che il riscatto sociale passa attraverso l’onestà e il rispetto delle regole, sottraendo di fatto manovalanza alla criminalità. Non si limita a trovare soluzioni immediate, ma stimola le persone a prendersi cura del territorio che abitano, trasformando i “nuovi arrivati” in cittadini consapevoli e responsabili. Storie come quella di Souleymane Bah ci ricordano che l’integrazione non è un concetto astratto o un problema da arginare, ma un processo bidirezionale fatto di persone, competenze e volontà. Persone che, dopo aver ricevuto accoglienza, restituiscono alla comunità molto più di quanto abbiano ricevuto, diventando risorse insostituibili per il nostro tessuto produttivo e sociale. Spero che questa testimonianza possa trovare spazio sulle Vostre pagine, per dare voce a quell’Italia silenziosa che lavora, che accoglie e che, insieme, costruisce un futuro migliore.

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